UN GIORNO QUALUNQUE

Anche Platero il mio fido ciuchino è rimasto contento e ride....ride...bravo Platero, quanto sei intelligente...!!!
Anche Platero il mio fido ciuchino è rimasto contento e ride….ride…bravo Platero, quanto sei intelligente…!!!

Ti lavi, ti vesti in fretta
in un minuto sei già fuori.
Al bar solito cappuccino e cornetto;
sfogli il giornale del bar,
solite cose: le borse, l’euro,
lo spread. Richiudi il giornale.
Paghi – Quanto? – Il solito.
Sali in auto e in dieci minuti
sei arrivato all’ufficio.
“Buongiorno”!: (Ma che ‘buongiorno’ è?)
Fuori piove e fa freddo!
Ti siedi alla scrivania, chiami
la segretaria: “Marcella”!
Si, signor Direttore!
Si siede sulle mie ginocchia
(come al solito) e mi ‘stampa’ un bacio
di rossetto sulla guancia…
A stasera, cara, solito risottino,
poi sotto le coperte….
…………………………
Proprio un giorno qualunque….

Paolo Campidori, Copyright


“EPITAFFIO” – POESIA DI PAOLO CAMPIDORI

"'E castigamatt"
“‘E castigamatt”

Quando saremo morti, niente avrà più valore, eccetto una cosa: Internet. Questo sarà l’unico modo per comunicare con i morti al seguente indirizzo: mortocheparla@gmail.com.Gesù passando davanti al tempio di Gerusalemme con i suoi discepoli fu ‘distratto’ da uno dei suoi apostoli: “Guarda, Maestro, come è bello e grandioso questo tempio”. Gesù rispose: “Un giorno di tutto questo non resterà che pietra su pietra”.

Un "matt"
Un “matt”

EGLI non si riferiva solo al tempio di Gerusalemme ma a tutto ciò che ‘inutilmente’ ha creato l’uomo. E allora vedi i templi megalitici,le piramidi precolombiane, le piramidi egizie (depredate, direi violentate), le grandi opere dei Romani (acquedotti, strade, teatri, ecc:), le grandi e bellissime statue in bronzo dei greci, i loro templi, i teatri), le grandi tombe e le grandi gesta etrusche: “sic transit gloria mundi”.

IL "MURO DEL PIANTO" OVVERO IL GRANDE TEMPIO DISTRUTTO SECONDO LA PROFEZIA DI GESU'
IL “MURO DEL PIANTO” OVVERO IL GRANDE TEMPIO DISTRUTTO SECONDO LA PROFEZIA DI GESU’

La gloria del mondo passerà come passerà il nostro orgoglio, la nostra superbia, il nostro egoismo. Tuttri siamo destinati a lasciare etttari e ettari di terreni, tenute con cavalli di razza, automobili da ‘capogiro’, le donne belle che inevitabilmente (se non muoiono prima) diventeranno brutte! Ci presenteremo davanti a Dio nudi, come egli ci ha creato, e, forse non avremo neppure il coraggio di guardarlo negli occhi….!!!!

EPITAFFIO POESIA DI PAOLO CAMPIDORI


0225592faa_7544748_med

LA DONNA IDEALE

SIMPATICA,
(MA NON “QUAQQUARAQQUA’)
SORRIDENTE,
(QUANTO BASTA…)
SPIGLIATA,
(O SPOGLIATA…E’ LA STESSA COSA!)
ESTROSA,
(SENZA ESSERE ESAGERATA…)
CHE TI SAPPIA SEDURRE
(NEL MODO GIUSTO),
CHE TI SAPPIA ‘SORPRENDERE’
(MA NON QUANDO SEI A LETTO CON L’AMANTE),
CHE NON SIA TROPPO BELLA
(MA NEANCHE TROPPO RACCHIA),
CHE NON ALZI TROPPO IL GOMITO E LE MANI,
(MA ALZI DI PIU’ LA SOTTANA)
CHE ABBIA DELLE BELLE ‘ZINNE’,
(DURE COME LE ‘CACIOTTE’ ROMANE)
UN BEL MANDOLINO DA SUONARE TUTTE LE SERE,
(FUNICULì, FUNICULA’…)
E UN BEL CESTO D’INSALATINA FRESCA
(NEL POSTO GIUSTO)!

Paolo Campidori, Copyright


IL ‘TARLO’ DELLA GELOSIA
depositphotos_2625275-Mad-Housewife-Holding-A-Rolling-Pin

E’ UN TARLO
CHE MANGIA,
CHE FRUGA,
CHE MORDE L’ANIMA
E NON VA VIA….
E’ VERA ‘MALATTIA’!

SCAVA NELL’OMBRA
LUNGHi CUNICOLI
VIVE NEL BUIO PROFONDO
SI CIBA DEL SUO STERCO:
TU CHIAMALO PER NOME: GELOSIA….

TI RODE DI DENTRO
E’ UNA VERA ‘PANDEMIA';
FAMIGLIE SI SFASCIANO
FIGLI CHE SE NE VANNO VIIA
NON C’E’ ALCUN RIMEDIO?
SI, FAI COME I RESTAURATORI
‘TRATTALO’ CON I FUMI DELL’ARSENICO! (*)

PAOLO CAMPIDORI
(*) Nel restauro dei mobili ERA l’unico rimedio veramente valido per uccidere i ‘tarli’ e le spore (Questo lo so perché ho passato ben sette anni al Gabinetto dei Restauri della Soprintendenza di Firenze).


LA MADONNA DI CERRETO MAGGIO A VAGLIA (FIRENZE)

MADONNA DI CERRETO MAGGIO A VAGLIA

Da Cerreto Maggio, un paesino che si trova su un poggio, presso la Pieve di Vaglia (Mugello Firenze) era territorio della nobile famiglia dei Ceretani (l’etimologia di questo toponimo potrebbe essere: “un popolo, una casta, etc. proveniente da Caere (Cerveteri)”, quindi di origini etrusche. La chiesa, Cerreto Maggio, sorgeva dove un tempo, nell’alto medioevo, esisteva un castello, l’avanposto del ‘feudo’ che dalla chiesa suddetta giungeva fino a Legri, in Val di Marina, e si chiamava Cerreto Maggio. All’interno della stessa chiesa si trovava questa bellissima tavola “fondo oro” (forse facente parte di un trittico?), catalogata dagli esperti come: “Scuola Senese – Sec. XIV”. Questa foto scattata da me, su autorizzazione dell’allora pievano Mario Martinelli, nel 1982, con la mia Yashica 6×6, ritrae la tavola come era “prima del restauro”. Essa presentava molte ‘ridipinture’, però la bellezza originaria era allora ancora evidente.

Anche Vaglia, fino da tempi immemorabili, doveva far parte del feudo dei Ceretani, famiglia che prestissimo “mise casa” nella Firenze medievale, dominata da alte torri, e dove le famiglie nobili gestivano vasti commerci: artigianato, arte, industria dei tessuti, delle pelli (via delle Conce),lavorazione dei metalli preziosi e, non ulttima, l’attività dei ‘banchieri’ che prestavano, spesso e volentieri, “a strozzo” (cioè con interessi altissimi).

Che Vaglia fosse zona etrusca ce lo dimnostrano (tra l’altro) alcuni toponimi come “Pietramensola”, situato su un colle che dominava la valle del Carza. Da questa località e da Vaglia doveva passare una strada etrusca, poi medievale, che univa la Val di Marina a quella di Vaglia.

Gli studi su questa parte del territorio sono in corso e spetterà agli esperti dare dei giudizi in merito.

Paolo Campidori, Copyright
paolocampidori@yahoo.it
http://www.culturamugellana.com
Bozze da correggere

Nella foto scattata da me nel 1982 è raffigurata la tavola “fondo oro” (prima del restauro) e che si trovava nella Chiesa di Cerreto Maggio


E’ STATO UN SOGNO BELLISSIMO

E’ stato un bellissimo sogno. Un sogno uscito dalla mia fantasia, come tanti altri racconti che ho scritto, di pura invenzione. Questa volta ho sognato di essermi recato presso un ufficio ‘pubblico’ dove una bellissima donna mi ha riempito di cortesie e di gentilezza. Mi sono detto perché proprio a me? E’ questo il bello! Nei sogni può accadere di tutto, anzi spesso sono la realizzazione di un desiderio come dice un notissimo psico-terapeuta del passato: Freud. Eppure a me quel sogno mi sembrava vero, mi sembrava davvero di essere in una stanza con una signora ‘angelica’, troppo, forse, per un ufficio publico.

anniversary-2x

Il racconto di questo sogno prosegue (davvero come sono strani i sogni!) e questa gentilissima ‘anima’, IMPROVVISAMENTE, mi lascia solo nella stanza. Io guardo in giro, vedo dei posters, una borsetta, ma non riesco a distinguere più nulla, sono nella penombra più completa. Nel sogno mi parve di rivedere ancora una donna, non più bellissima, ma dalle fattezze rozze, dal sorriso non più angelico ma diabolico.Certo, direte voi, i sogni ci trasportano in un’altra ‘realtà’, che è quella nella quale tutti, nessuno escluso, ci rifugiamo.

Bosso biancio e nero

Poi, il seguito. La donna si avvicina, di più, sempre di più…………Perdinci baccolina! A quel punto mi sono svegliato di soprassalto ero nella mia camera, incredulo di trovarmi a letto e, amareggiato, ho guardato verso la finestra dove c’era la mia gattina, la Lilly, che ‘ronfava’ come un treno. Mi sono alzato, ho disteso le braccia, sono andato da lei, l’ho accarezzata piano piano senza svegliarla, poi mi sono chiesto: “Ma i gatti sognano?” Lo spero per loro!

Racconto di Paolo Campidori
http://www.culturamugellana.com
paolocampidori@yahoo.it
Paolo Campidori, Copyright


LE DONNE ETRUSCHE MUGELLANE COME PARTORIVANO?

poggio-colla-donna-che-partorische-formella-in-bucchero

Se qualcuno mi chiedesse come gli Etruschi facessero l’amore, gli risponderei francamente che “non lo so”! Anzi, per me che lo facessero in un modo, oppure in un altro ha pochissima importanza, e, penso che avesse poca importanza anche per i Rhasena! Sappiamo benissimo che la società era divisa in tre classi (di tipo medievale): ad una spettava il compito della guerra: agli uomini; ad un’altra spettava i compiti propriamente della ‘casa’ (intesa come capanna, o come grotta), compresi quelli ‘pesanti’, come fare e accudire i bambini; ad una terza categoria apparteneva la schiavitù.

Cippo Poggio della Guardia

Lo schiavo-a era considerato “merce preziosa”, pertanto suscettibile di essere ‘barattata’ (scambio di beni), oppure data in ‘prestito'( a tempo), oppure (e soprattutto) per combattere come “carne da macello”. Gli Etruschi, basta vedere dai loro occhi, erano ‘un’ popolo guerriero: la vita e la morte per essi rappresentava lo stesso valore, quello che contava era: appartenere alla classe della nobiltà (come i cavalieri del Medioevo), non temere la morte in battaglia, comportarsi sempre come un ‘eroe’, essere abili ed impavidi cacciatori.

La "stele di Frascole" nel Museo Archeologico di Dicomano
La “stele di Frascole” nel Museo Archeologico di Dicomano

Le donne, avevano il compito di pensare alla ‘casa’ (soprattutto capanne), fare i lavori agricoli, mettere al mondo ed accudire ai figli. Gli schiavi poi erano tenuti allo stesso livello delle greggi di pecore, su di essi il ‘padrone’ aveva diritto di vita e di morte, come lo aveva per la moglie, le concubine, le schiave. Lo stesso diritto aveva verso i figli. Era una società ‘patriarcale’, ancestrale, basata su un rigore assoluto, riguardo alla diversità dei sessi.

Questo 'rustico' è emblematico di tutto il territorio della valle del Santerno. Si tratta di una testimonianza storica che purtroppo piano piano si sta 'autodistruggendo'. Non ci sono parole, ma lacrime...
Questo ‘rustico’ è emblematico di tutto il territorio della valle del Santerno. Si tratta di una testimonianza storica che purtroppo piano piano si sta ‘autodistruggendo’. Non ci sono parole, ma lacrime…

L’uomo Etrusco, primitivo, rozzo e anche ‘sanguinario’, aveva uno sguardo quasi immobile, perso nel vuoto, e, come ci fanno ben vedere le immagini (statue, bronzetti, affreschi, etc.), ma anche certi ‘etruschi’ di oggi, essi avevano gli occhi ‘arrossati’ (direi quasi ‘assassini’), pronti a tutto (imprevedibili). La loro crudeltà era paragonabile solo alle popolazioni pre-colombiane: ai Maya, agli Atzechi, agli Incas ed ai ‘pellerossa’ d’America. Quindi parlare di ‘sesso’ per queste ‘etnie’ etrusche è come parlare di “ostriche e champagne” per le popolazioni selvagge dell’Australia.

Un disco solare terusco, in terracotta, ritrovato negli svacvi del tempio presso la Pieve di Socana (Arezzo)

Le guerre ‘servivano’ agli Etruschi, anzi, erano necessarie per una serie di ragioni: a) conquistare nuovi territori; fare razzie di bestiame (abigeato); b) impossessarsi delle armi del nemico; c) depredarlo dei loro averi, come cereali, carni essiccate, olio, vino, etc; d) sequestrare uomini e donne per farne degli schiavi o schiave. L’uomo quindi ed i giovani in tenera età non avevano altra chance, se non quella di ‘organizzare’ e fare le guerre, le quali potevano avere anche altri scopi (meno pesanti), come ‘intimorire’, portare alla ‘sottomissione’ dei popoli che gravitavano nel loro raggio d’azione (Ancora nel Medioevo troviamo questa forma ‘aggressione light’ : bruciare i raccolti, rubare il bestiame (abigeato), rubare le donne, etc.

Guerriero stele min arenaria

Queste forme di violenza, erano dette “cavalcate”). Il sesso, probabilmente, per questi popoli era una cosa del tutto secondaria, eccezionale, fatta per lo più durante le feste, nelle quali essi ballavano, bevevano bevande fermentate, compivano sacrifici, anche umani (compresi i fanciulli). Le feste era dedicate al dio Sole, alla dea Luna e alla Stella del mattino (Venere), esse erano fatte secondo un calendario ‘liturgico, rigorosissimo, oppure in seguito ad una battaglia vinta, o in onore di un guerriero ucciso in battaglia. Ma le donne come partorivano in questo ambiente rozzo, selvaggio, impenetrabile ai forestieri?

Formalla di basso del cippo Travignoli

La donna incinta lavorava, raccoglieva i rami per riscaldare la capanna, magari portava un bimbo o due in sacche sul ‘groppone'; zappettavano qua e là per far crescere un po’ di frumento, di legumi, portavano acqua in anfore che tenevano sopra le testa e quando le venivano le cosiddette ‘doglie’, cioè quando il bambino stava per nascere, queste, nel bosco, nella vigna, insomma dove si trovavano, afferrando due alberelli con la mano destra e sinistra, si ‘accoccolavano’ sedute (come ci sediamo oggi su un WC) su un tronco d’albero e spingendo l’addome, espellevano il nascituro, il quale ‘cadendo’ poggiava la testa sull’erba del prato, proprio come su una ‘moquette’. La donna poi, raccoglieva il bimbo, tagliava il cordone ombelicale e dedicava lo stesso agli dei: Sole, Luna, Venere.

Ritratto funebre di donna etrusca

Abbiamo, per fortuna, un bellissimo documento che conferma tutto quanto ho detto; questo ‘documento “unico” di un valore archeologico grandissimo, è stato ritrovato proprio in Mugello, sulle colline di Poggio Colla, dove esisteva un villaggio etrusco arcaico, molto arcaico. L’oggetto, ritrovato da una équipe americana di Cristiani-Metodisti, dopo essere stato restaurato, credo che si trovi nel locale museo archeologico di Dicomano (Firenze). Io l’ho visto lì. Questa era la vita degli “uomini-guerrieri” Etruschi, e la vita delle “donne tuttofare” Etrusche.

Idoletto in bronzo rinvenuto al Peglio - Museo di Cortona

Quanta differenza da oggi ad allora! Un’altro bronzetto raffigura la testa di un Etrusco (molto bella) che si trova sempre in detto Museo. Per me questi due ‘reperti’ sono l’immagine reale di ciò che “erano” e “sono” gli Etruschi del Mugello. E ricordatevi che un piccolo villaggio (etrusco), benché formato da uomini forti, coraggiosi, che guardano la morte con disprezzo non possono competere con un esercito organizzato, formato da migliaia di uomini come era quello greco, romano, celtico, etc. Davide contro Golia? si ma questo solo nella ‘leggenda’.
Paolo Campidori, “autodidatta-etruscologo”, Copyright
Bozze da rileggere e correggere
http://www.culturamugellana.com
paolocampidori@yahoo.it


MA E’ NECESSARIO IL DNA PER RICONOSCERE UN ETRUSCO?

La "stele di Frascole" nel Museo Archeologico di Dicomano
La “stele di Frascole” nel Museo Archeologico di Dicomano

RSCN0086

Non c’è bisogno del DNA, un Etrusco lo si riconosce a vista, da come si muove (“petto in fuori e mele strette”) (1), da come parla (soprattutto), si riconosce dal suo carattere irascibile, mai contento, con un ‘suo’ humour (tutto particolare).

Un Etrusco lo riconosci quando ti saluta, anzi quando non ti saluta, perché ‘pretende’ di essere salutato per primo (ed ha ragione); e quando ti saluta alza appena la testa come per dire “Ma chi è quello lì? Dev’essere un Romano!” Un etrusco non fa ‘racca’ (2) (nota la parole tipicamente etrusca) con nessuno all’infuori dei suoi consanguinei. E’ furbo, finge bene in qualsiasi situazione. Se lo senti dire “ceppo” per dire Natale; la ‘tera’ (terra); ‘guera’ (guerra); ‘buro’ (burro); “le pappardelle sulla lepre” (sugo alla lepre); “biscottini uso Prato” (cantuccini di Prato); i “cenci” (che non sono gli ‘stracci di Prato) ma delle strisce di pasta lievitata e zuccherata fritta nell’olio o nello strutto, che per le loro forme assomigliano tanto a degli stracci’.

RSCN0091

La cagna di un etrusco sarà sempre “la mi ‘cagna”. Questa aspirazione (gorgia toscana) della ‘c’ sarà più o meno accentuata a seconda delle città etrusche: una “c aspirata media” a Firenze; una “c aspirata ‘forte a Pisa e dintorni; ad esempio, “Santa Roce sull’Arno” (Santa Croce sull’Arno), in questa località nel pisano la ‘c’ è proprio scomparsa, etc.

Un disco solare terusco, in terracotta, ritrovato negli svacvi del tempio presso la Pieve di Socana (Arezzo)

L’etrusco lo riconosci quando bestemmia: le sue non sono delle vere e proprie bestemmie, sono ‘resie’ (eresie), che schioccano all’improvviso, secche, come dei fulmini. LEtrusco lo senti quando ride “quando fa i cosiddetti ‘cachinni” che sarebbe poi un riso volgare, smodato. L’Etrusco lo riconosci quando va alla Messa, a un funerale, ed è quello che occupa le ultimissime posizioni (presso l’ingresso della chiesa), altrimenti aspetta fuori (gli Etruschi avevano davanti alla ‘cella’ del Tempio, quasi sempre un porticato dove assistevano alle funzioni liturgiche parlottando del più e del meno, e suppongo che tirassero un bel sospiro di sollievo alla fine delle stesse.

Gli Etruschi non sono cambiati mai nel tempo, sono rimasti sempre gli stessi: ‘rozzi’, campanilisti, ma attaccati al loro, paese, al loro villaggio, al loro Tempio o Chiesa. Gli Etruschi hanno SEMPRE parlato fra di loro, sempre con il loro dialetto, nonostante fossero stati colonizzati dai Romani ed a seguire da tante orde selvagge: celti, goti, longobardi, etc. In realtà il ‘volgare’ di Dante (De vulgari eloquentia) era la lingua degli Etruschi, che essi ancora parlavano verso il Mille e oltre e che parlano anche adesso!

Altro guerriero o il solito

Gli Etruschi odiavano i Romani, se ne ‘impipavano’ delle loro opere idrauliche, dei loro teatri (ma ve li immaginate gli etruschi sulle gradinate del teatro di Fiesole?), delle loro ‘autostrade’. Gli E. amavano il ‘piccolo’, il ‘semplice’, il ‘modesto’, pur essendo tuttavia un grande popolo. Se volevi ‘entrare’ nella loro ‘cerchia’ dovevi fare ‘racca’ con loro, condividere le loro regole, la loro ‘parlata’, la loro non-religione, le loro superstizioni.

Gli Etruschi se ne fottevano altamente degli Dei degli altri. Semplicemente li ‘sopportavano’. Essi si facevano chiamare ‘Rasena’ ed adoravano solo tre cose: il Sole (Usil?), la Luna (Thanxvil – Tamnaquilla) e Turan (Venere). Di tutto il resto non gliene fregava un fico secco. Gli Etruschi erano coloro che vivevano sulle colline, nei posti più belli di Firenze e la Toscana, perché da lassù, dalle cime dei colli, vedevano, osservavano la natura, gli astri, e e le greggi che pascolavano.

Catino di terracotta

Essi erano estremamente “con i piedi per terra”: adoravano ciò che vedevano materialmente (Sole, Luna, Astri) non erano capaci nella loro mente primitiva di credere a ciò che essi non riuscivano a vedere. Gli Etruschi, dicevamo, hanno sempre parlato la loro lingua, hanno creato delle specie di ‘isole’ (linguistiche, religiose, etc.) e, dopo tutto ciò che avevano subito, erano diventati estremamente guardinghi, e diffidenti. Ecco perché quando li incontri e, dopo che li hai salutati, sollevano appena la testa e dicono fra sè e sè: “Ma chi si crede d’essere quel Romanaccio?”. Infatti chi non è Etrusco, per essi è un antico Romano.

Ritratto funebre di donna etrusca

Gli Etruschi li riconosci perché hanno lo sguardo fisso, e i loro occhi incutono timore. Essi sono capaci – e lo si capisce dal loro sguardo – di vivere o morire nello stesso attimo (allo stesso tempo). Essi non temono la morte, perché per loro vita e morte sono la stessa cosa, identica. Gli Etruschi li riconosci dalla loro ‘parsimonia’ , mai si sono fidati dei ricchi ebrei, che praticavano lo strozzinaggio ( Vedi: Strozzi: Un cognome-soprannone che deriva da ‘strozzino’, Medici, ecc. pare fossero di origine ebraica) e la città di Firenze ne era piena!

L’Etrusco vero metteva i propri risparmi ottenuti dalla vendita dell’olio d’oliva ‘eleiva’ e dalla vendita del vino ‘vinum’ sotto una ‘lastra’ di pietra, di cui erano fatti i loro pavimenti (epoche più arcaiche). Camminavano molto, perché erano abituati a farlo, con un mulo (parola orgine etrusca), con una ciuca o un ciuco in strade spesso ciottolose.

Augure sacerdote su cippo

Erano abili nel fare le terrecotte (fra queste il ‘bucchero’), erano abilissimi ‘fabbri’, abilissimi ‘legnaioli, tessitori, pellai, conciatori ed erano estremamente bravi nel fondere i minerali di ferro e di lavorarli a suon di mazzate. La donna pare fosse libera, ma in età arcaica, e l’etrusco amava talmente l’amicizia da concedere all’amico, o al forestiero di passare una notte con lei. Alla stesso tempo, l’etrusco era capace di uccidere per un tradimento, per un amico falso e ipocrita.

Gli Etruschi dovevano essere piccoletti, ma con una forza e un grado di sopportazione alla fatica, davvero incredibile. Poi verso il V secolo a. C. , non si può più parlare di Etruschi, ma di Etruschi colonizzati dai Greci, dai Celti, dai Romani, tuttavia, restando sempre gli stessi. Gli etruschi li riconoscevi dai loro giochi ‘sfrenati’, dalle loro danze fatte di giravolte e piroette, con le donne che indossavano veli e gli uomini nudi o seminudi. Gli Etruschi li riconoscevi perché amavano e amano il vino, quello buono, rosso, toscano di Greve, di Montalcino, della Rufina. ecc.

UN TRATTO DELL'ANTICA STRADA CHE CONGIUNGEVA IL PASSEGERE (FLAMINGA) CON LA STRADA CHE DA MONTEPIANO PORTAVA IN EMILIA ROMAGNA
UN TRATTO DELL’ANTICA STRADA CHE CONGIUNGEVA IL PASSEGERE (FLAMINGA) CON LA STRADA CHE DA MONTEPIANO PORTAVA IN EMILIA ROMAGNA

Gli Etruschi non ci sono più (per modo di dire). Gli Etruschi esistono ancora e sono sempre esistiti, se sali la collina di Montebonello, se vai sul Monte Giovi, sulle colline di Rufina (Firenze) ‘senti’ ancora il loro ‘profumo'(3). A me basta ‘annusare’ l’aria per riconoscere subito la ‘presenza’ etrusca. Eppure non sono un sensitivo!

cropped-coniugi-etruschi-volterra.jpg

Questi sono gli Etruschi, una razza a sé, che non fa ‘racca con nessuno. Gli Etruschi che considerano la vita e la morte “allo stesso livello”. Difatti i Romani li hanno potuti assoggettare, conoscendo il loro carattere riottoso, ribelle, CAMPANILISTICO fino all’inverosimile! (Vedi Guelfi e GHibellini), etc.

E voi mi venite a parlare di DNA? (4)

Paolo Campidori, Copyright
http://www.culturamugellana.com
culturamugellana1@ygmail.com
Note:
(1) La frase non è mia, ma è stata ‘mutuata’ dal libro “Maledetti Toscani” di Curzio Malaparte
(2) il termine forse è di origine semita ‘raca’è un termine che si trova anche nel Vangelo
(3) I contadini quando aravano i campi uscivano dal terreno, teschi, braccia, metalli, placche, e insieme a questi oggetti, essi sentivano gli “ohi, ohi!” degli etruschi defunti
(4) Non voglio certo escludere la tecnologia archeologica che ha fatto, in questi ultimi tempi, passi da giganti!