MONGHIDORO (BOLOGNA): LE ORIGINI ETRUSCO-CELTICHE DEL PAESE. DURANTE IL MEDIOEVO IL LUOGO, SEDE DI CASTELLO E BORGO FORTIFICATO, ERA DETTO “SCARICALASINO” (*).

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Era un bel pezzo che non salivo alle ‘altezze’ di questa bella cittadina che si trova a circa 900 di altitudine sull’Appennino Tosco-Emiliano, quasi al confine fra Toscana ed Emilia Romagna. Questo bel paesetto, fu durante il medioevo un castello, il cui nome doveva essere “Scarica-l’asino”.

Un Nome un po’ insolito – voi direte – ma esso potrebbe indicare un luogo posto sulla strada principale Firenze-Bologna con compiti di ‘gabella’ (riscossione delle tasse). Più difficile mi sembra ricercare l’origine del nome “Monghi-doro”. Tuttavia il toponimo Monghidoro potrebbe essere un nome composto formato da tre parole Monghi-d’-oro” (1).

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A questo punto però bisognerebbe risalire all’origine della parola “mongo-monghi”, che altro non sarebbe che un’abbreviazione della parola “marengo”, una moneta d’oro emessa dalla monarchia sabauda (Umberto I) verso la fine del sec. XIX. In realtà, esiste nella tradizione popolare, dettata più dalla fantasia che dalla realtà, una ‘storia’ secondo la quale esisterebbe un luogo nel monghidorese dove fu nascosto un paiolo colmo di “marenghini” d’oro.

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In questo caso il toponimo Monghidoro avrebbe un’origine abbastanza moderna, risalente, tutt’al più ai secc. XVIII-XIX. “Scarica-l’asino” (in dialetto “schergal’esn” sarebbe invece un toponimo più antico da far risalire al medioevo, quando questa località era un castello fortificato, del quale si riconoscono tutt’ora le caratteristiche sui vecchi edifici del paese. Il castello occupava la parte sommitale della collina, che dominava la campagna a 360 gradi. Probabilmente era formato da una torre o castello , e, intorno a questa era il borgo medievale, case e torri, le cui caratteristiche architettoniche medievali sono ancora ben visibili sulle facciate di alcune case, sugli archi, sui pilastri delle porte e delle finestre. Le strade, piccole e strette, sulle quali si affacciano le case e case-torri, sono ancora lastricate, secondo l’uso medievale. Il castello di “Scarical’asino”, come sappiamo fu conteso a lungo da bolognesi e fiorentini che ne rivendicarono la proprietà e la conseguente giurisdizione. Sulle contese prevalse poi l’accordo e il castello passò definitivamente sotto la giurisdizione bolognese.

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Se, bene o male, abbiamo ricostruito la storia di questo castello dai tempi nostri fino al medioevo, ben più arduo sarà il compito di ricostruire la sua storia dal Medioevo fino al tempo dei Romani o degli Etruschi o dei Celti. Qual’era il nome del luogo dove sorgeva il castello di Scaricalasino prima del medioevo? Oppure, il borgo fortificato che si trovava sulla vetta del colle, esisteva anche prima del Medioevo e Alto Medioevo? Difficile dare delle risposte a queste domande.

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La località fu un avamposto dei Romani allo scopo di dominare visivamente tutta la valle del bolognese? Questo è probabile, visto che tutto il territorio della Valle dell’Idice era fortemente antropizzata da etruschi e celti che vivevano quasi “in simbiosi” sulle colline di Monte Bibele, Monterenzio, etc.

Balli, canti e musiche di origine celtica a Monghidoro (Bo)
Balli, canti e musiche di origine celtica a Monghidoro (Bo)

Ne consegue, data la vicinanza di “Scaricalasino” con questi posti, che la civiltà etrusco-celtica fosse arrivata fino quassù, ne danno testimonianza ancor oggi le tradizioni, i canti, i balli, le musiche che rivelano un forte aggancio con la civiltà celtica. Quindi io opterei per un’origine celtica, più che etrusca, del paese ora chiamato Monghidoro, ma già nominato, nei documenti antichi come Scarical’asino.
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Attenzione: Bozze da rileggere e da correggere

Foto da me scattate il 25 agosto 2015
(*) Scaricalasino, era il nome del castello medievale che fu poi conteso aspramente da Fiorentinio e Bolognesi, insieme alla Rocca di Cavrenno, dove esisteva una torre, di epoca longobarda, distrutta durante le contese.


COMMENTO SULL’ARTE E SUGLI ARTISTI (AL RIENTRO DALLE FERIE)

Autoritratto di Leonardo da Vinci
Autoritratto di Leonardo da Vinci

Anch’io sono qui….”senza arte e né parte” (un modo di dire); Leonardo (1) si definiva “omo sanza lettere” poiché non aveva fatto gli studi classici, pur essendo figlio di un notaio, quindi di famiglia benestante (fiorentina); eppure, chi è stato più grande di lui?. Allora mi verrebbe da dire come in uno spot pubblicitario: “Meditate gente, meditate……”. Nel senso che: (qui faccio un’altra citazione): “Se l’albero è buono i frutti saranno anch’essi buoni; cioè l’albero – come riportato sul Vangelo – viene giudicato esclusivamente dai suoi frutti”.

Piero della Francesca - Sansepolcro - La Resurrezione di Cristo
Piero della Francesca – Sansepolcro – La Resurrezione di Cristo

Ecco bisogna non essere ‘ciechi’ come i farisei: prima di giudicare qualcuno, esaminiamo con attenzione, senza preconcetti, quelli che sono i “frutti del suo lavoro” perché solo di questo di questo ci vogliamo interessare in questa sede (Blog). Se avremo giudicato bene, sinceramente, onestamente (e anche, con una certa competenza) un quadro o una scultura, etc., a quel punto, se proprio non ne possiamo fare a meno, potremo andare a curiosare sulla “vita privata” dell’artista. Ma questo è proprio necessario? Siamo sicuri che spetta a noi?……….

MASACCIO Adamo ed Eva cacciati dall'Angelo dal Paradiso terrestre
MASACCIO Adamo ed Eva cacciati dall’Angelo dal Paradiso terrestre

Però una cosa, questa sì, la vorrei dire: teniamoci lontani da coloro che si definiscono “Maestri”, (o si fanno chiamare “Maestri”), o, peggio ancora: “Creatori” e, non ultimi, coloro che ‘idolatrizzano’ l’Arte e le opere d’arte (in modo particolare le proprie). Purtroppo, molte volte, non sappiamo se siamo davanti a degli artisti o davanti a dei “venditori di fumo”, talvolta, ‘imbonitori’ senza scrupoli. “La ‘classe’ non è acqua”, e questo è vero. Se uno ha talento lo si vede subito, non importa, che abbia un curriculum ‘ricchissimo’, con commenti e recensioni fatte da critici importanti (i quali, come spesso avviene usano parole e aggettivi ‘roboanti’), incomprensibili, e talvolta inadeguate. L’opera d’arte, “si spiega da sola”.

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A me capita, sui siti internet, di vedere bei lavori, lavori meno belli ma interessanti, e lavori veramente mediocri (2). Mi è sembrata cosa intelligentissima, ‘postare’ un pensiero di Nietzsche da parte di un artista (3): Guido Nardo. Ve la ripropongo, per esaltare ancora di più questo concetto (lo potete leggere nella foto allegata).

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L’Arte, proprio perché tale, è ‘umiltà’, è essere coscienti delle proprie possibilità in campo artistico, è autocritica, è voglia di migliorare, è ricerca, è originalità, è ‘novità’; insomma è proprio l’opposto di ciò che, talvolta, si vede ‘sfogliando’ i ‘post’ inseriti nei Profili Facebook o altri siti.

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NOTE:
1) Leonardo da Vinci, Artista universale, se non il maggiore, uno dei più grandi Artisti in assoluto;
2) ‘Mediocri’ ho qui usato una ‘gentilezza’
3) Artista che non conoscevo


GIANFRANCO RAVASI – LE MERAVIGLIE DEI MUSEI ITALIANI

GIANFRANCO RAVASI – LE MERAVIGLIE DEI MUSEI VATICANI

RAFFAELLO - LA TRASFIGURAZIONE - MUSEI VATICANI
RAFFAELLO – LA TRASFIGURAZIONE – MUSEI VATICANI

Un libro che mi sento fortemente di suggerire è quello di Gianfranco Ravasi, Cardinale di santa Romana Chiesa, che si intitola: “Le meraviglie dei Vaticani”. Non vi nascondo di avere molta ammirazione per Gianfranco Ravasi, uno dei maggiori storici-esegeti della Bibbia. Così io lo conoscevo: biblico, musicologo, archeologo (dei luoghi Santi e non solo), esegeta, conoscitore delle civiltà orientali, insomma una grande ‘intelligenza’ al servizio della Religione e della Storia dell’Umanità. Però mi sono alquanto sorpreso, recandomi, come spesso faccio, alla libreria Mondadori di San Vincenzo, ed ho visto la copertina del suo ‘nuovo’ libro (è stato pubblicato nell’ottobre 2014), un libro senz’altro di grande prestigio, edito per la Mondadori , Milano. Per chi non conoscesse Mons. (Cardinale) Gianfranco Ravasi, vi dirò che ogni mercoledì sera, dalle 23 alle 24 , su una radio cattolica, vanno in onda le trasmissioni, che sono delle Lezioni bibliche che egli ha tenuto a Milano, (al San Fedele) diversi anni fa, ma che hanno tutta la freschezza, l’attualità, e soprattutto la chiarezza dell’esposizione. Tanto per citare un brevissimo curriculum Gianfranco Ravasi, oltre ad essere Cardinale, è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di archeologia Sacra. Esperto biblista ed ebraista è stato Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano e Docente di esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. E’ giornalista, scrive su “L’Osservatore Romano” e il “Sole 24 Ore2. Cura una trasmissione televisiva su Mediaset “Le frontiere dello spirito”. Ha scritto qualcosa come 150 libri, tutti specializzatissimi, ma scritti con la chiarezza che lo contraddistingue. Ovviamente del suo ultimo (?) libro da me acquistato ieri sera, non posso certo anticiparvi molto, poiché ancora non ho avuto il tempo di leggerlo……..se non alcune cose e guardare le illustrazioni.

S.E. CARDINALE GIANFRANCO RAVASI STORICO BIBLICO. ETC.
S.E. CARDINALE GIANFRANCO RAVASI STORICO BIBLICO. ETC.

Per essere coerente con la sincerità che mi contraddistingue, posso dirvi che mi sono meravigliato che un tale libro venisse scritto da un biblista e non, tanto per fare un esempio, dal Direttore Generale dei Musei Vaticani, il Prof. Dr. Antonio Paolucci, romano-riminese, di adozione, e già personalità e critico d’arte nei maggiori musei fiorentini. Certo il ‘taglio’ con il quale il libro di Ravasi è stato scritto, è nell’ordine di una ‘dissertazione’ religiosa e biblica, mentre dall’altro lato potremmo aspettarci un’analisi storico-artistica e critica dei grandi capolavori conservati nei Musei Vaticani. In questo libro di G. Ravasi, l’attuale Direttore Generale dei Musei Vaticani, viene citato da Ravasi per  tre volte: a pag 71, a pag 113, e a pag. 174. (Non ho trovato il suo riferimento a Paolucci a pag 113)

La prima citazione di Ravasi su Antonio Paolucci riguarda un mosaico, un tappeto musivo, che ha per oggetto un banchetto, una sorta di “grande abbuffata”, che ancora una volta ci ricorda  l’eccessivo piacere della tavola da parte degli antichi Romani, che si ‘ingozzavano’ fino alla sfinimento e alla prostrazione mortale. Questo ‘segno’ di una “opulenza ostentata e spesso degenerata viene ricordata da Cesare “con l’uso aberrante di vomitare il cibo assunto per riprendere da capo il banchetto”. Questo tappeto musivo -ci ricorda Ravasi – viene considerato da Paolucci come una sorta di “memento mori”, una riflessione sulla vanità dei piaceri di questo mondo.

A pag. 173 del libro in oggetto, troviamo anche un’espressione, tipica della ‘acutezza’ mentale di Ravasi, nella quale definisce il “visitatore coatto dei Musei Vaticani“, cioè quel tipo di visitatore “che ‘deve’ passare dai Musei Vaticani per raccontare agli altri semplicemente di ‘esserci stato'”.  Il capitolo riguarda una sala, uno scrigno delle gemme del Museo Vaticano, che ospita tre capolavori di Raffaello: “La Trasfigurazione”, “La Madonna di Foligno”, e “LIncoronazione della Vergine” (detta anche “Pala Oddi”). Qui Ravasi sceglie (si fa per dire) la Trasfigurazione, una tavola a olio di centimetri 410×279,  “considerata tradizionalmente come un concentrato della teoria pittorica di Raffello”, “la  più celebrata, la più bella e la più divina”. Ma a questo punto Ravasi, si fa un momento da parte per lasciare  ancora la parola ad Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani. Ascoltiamo, dunque – scrive Ravasi – la sua sintesi: “ Qui il visitatore capisce che Raffaello, è come uno specchio che riflette imperturbabile, olimpico, il mondo di Dio e il mondo degli uomini. C’è tutto nell’opera di Raffaello che la sala VIII raccoglie ed esemplifica al livello più alto”.

Per il momento, ovviamente, non posso dirvi molto di più. Sarà per me un grande piacere ‘centellinare’ le pagine ‘sapienti’ di questo libro, che parla di una delle più famose (se non addirittura “la più famosa”) raccolte artistiche dall’antichità fino ai nostri giorni. Il libro è corredato di bellissime tavole a colori che mostrano i capolavori in tutti i suoi particolari.

Il libro si conclude con un ‘appello’ tratto dalla “Diatriba d’amore contro un uomo seduto” (1988). “E’ una appello – conclude Ravasi – a riconoscere l’amore nella quotidianità, senza cercare grandi avventure, sognando atti eroici e amori esclusivi e ardenti. Perché sarà su questi gesti di semplice e concreta carità, donata o negata, che verterà il giudizio finale”

“Se c’è una cosa per cui nel giorno del Giudizio Universale

dovranno ‘condannarti’ è che hai avuto l’amore in casa

e non hai saputo riconoscerlo”

Molto bello, cercherò di impararlo a memoria!

Paolo Campidori, Copyright

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DOVETE BATTEZZARE LA VOSTRA BARCA? ECCOVI QUI ALCUNI NOMI….

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Sono andato in porto, appositamente per voi, e nel caso che aveste da ‘battezzare una barca, eccovi i nomi che mi sono rimasti più impressi:
– CIABATTA (non poteva chiamarsi altrimenti….)
– TARTARUGA ( in effetti quando stava rientrando in porto ho avuto la sensazione che fosse una tartaruga della Galapagos) – GUSCIO DI NOCE (nome più appropriato non glielo potevano dare)                                                                                                 – VASCA DA BAGNO (non importava che lo scrivesse)                                                                                                                 – BRACCIO DI FERRO (proprio identica alla barca di Braccio di Ferro…)                                                                                     – OLIVIA – (accanto a quella di Braccio di ferro)                                                                                                                                  – TRISTANO E ISOTTA (la musica che arrivava dall’interno era proprio ‘Tristana’                                                                              – PAZIENZA (barca a vela)                                                                                                                                                             – LA TENTENNONA (barca a vela)                                                                                                                                                       – X MAS (Non ho capito bene se intendesse il Natale (festa) in inglese oppure la Decima Mas (siluri tempo di guerra)                – LA MARCHESA (non c’era…)                                                                                                                                                        – CAMBIALINA (anche i ricchi piangono….)                                                                                                                                      – LA CARAVELLA (Ma Colombo non c’era…)                                                                                                                                  – L’OCEANICA (San Vincenzo-Isola d’Elba e ritorno)                                                                                                                      – SALOTTO SUL MARE                                                                                                                                                                          – GABRIELLONA                                                                                                                                                                             – CALMA E GESSO (Palazzinaro…..)                                                                                                                                                – SENZA BARCA SE PO’? (Dipende da quante mensilità uno percepisce…)                                                                             – LA MARGHERITA (Fatta come una pizza)                                                                                                                                      – SEGUGIO (Di fatti aveva ‘fiutato bene’)

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Ovviamente tutto quanto scritto qui sopra è pura fantasia. Tutti i ‘presunti’ nomi delle barche ferme nel porto, escono dalla mia voglia di fare umorismo. Inutile stare, come fanno tanti, a dire “guarda quello”, “guarda questo”, e voi non avete capito che gli fate un ‘piacerone’. Queste persone vanno trattate invece con ‘Umorismo’ (con la presa di ‘culo toscana), e, allora, davvero li stendete! Voi non conoscete la ‘potenza’ dell’Umorismo, per coloro che si danno un sacco di arie! Fatelo anche voi e vi divertirete (ovviamente con educazione e senza offendere né con  volgarità)

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Bozze da rileggere e correggere


LA SOCIETA’ DEI “MAGNACCIONI

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'A SOCIETà DEI "MAGNACCIONI" FONDATA SUL DOLLARO
‘A SOCIETà DEI “MAGNACCIONI” FONDATA SUL DOLLARO

Opinionismo

(L’opinione din Paolo Campidori, Direttore del Blog)
La “Società del Doillaro” mira a creare una Società ‘unificata e massificata’ fondata sul danaro: il Dollaro, l’Euro, etc. Per questa ragione essa (Società del Dollaro, etc.) ha come obbiettivo principale quello di formare, in un ristretto periodo di tempo,  una società ‘massificata’, ‘uniformizzata’, fortemente caratterizzata da dislivelli sociali: i “super-ricchi” e “super-poveri” (una specie di società, forse peggiore, di quella antica Romana e Medievale) e, allo stesso tempo, cerca di distruggere tutte le radici dei popoli. Per fare un esempio: ricordate “lo smemorato di Collegno?” Disastri simili sono  avvenuti con I Romani, i quali imponevano ai popoli vinti e  assoggettati la “damnatio memoriae” che consisteva nel distruggere TUTTO, e intendo TUTTO, perché di tale ‘cultura’ o ‘etnia’ non restasse neppure il nome. Anzi, coloro che avessero pronunciato quel nome sarebbero stati ‘passibili’ della pena di morte.  I Romani, lo abbiamo visto anche in molti films storici, non andavano troppo per il sottile. La loro ‘megalomania’ la loro voglia di conquista, è molto simile a quella di alcune grandi potenze mondiali di aggi.

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Questo per affermare la ‘cultura’ dell’Impero Romano, equivale, oggi, a quella della società dei “Magnaccioni”. Fortunatamente gli Etruschi sfuggirono a questa ‘pena’ che, mirava a distruggere tutte le loro radici.  costruendo delle tombe ipogee (cioè sotto-terra). La loro lungimiranza e la perfetta conoscenza dei Romani, li portò ad essere     lungimiranti, “salvando il salvabile”, come lo furono i popoli delle civiltà precolombiane i quali affidarono (forti delle loro esperienze di minatori e costruttori) le loro cose, la loro cultura alla “viscere della terra” che le ha conservate intatte fino a noi, intatte, dopo 2-3 millenni. Attenzione chi distrugge le tombe per ‘regalare’ le nostre ‘origini’ e la nostra cultura nella mani di persone perverse (non generalizziamo ovviamente) estranee alla nostra cultura, e,  parlo del commercio illecito dei reperti archeologici italiani, compie un reato gravissimo.
Le nostre ‘radici’ che per noi Toscani, sono quelle dei popoli “Rhasena” necessitano di essere tutelate, conservate. La “Società del Dollaro” mira a ‘distruggere’ tutto ciò che è la nostra religione, per farne una unica: cristiano-musulmana-ebraica-induista, etc.,”ad hoc”, basata sulla ‘tolleranza’ (ma che tolleranza!!….), sul  danaro, e quindi nella mani di coloro che mirano, ancora una volta a farci degli schiavi!  Facciamo molta attenzione a questo, stiamo con gli occhi aperti, questi sono personaggi che non scherzano e che  non hanno niente da invidiare agli antichi Romani!!!! Anzi, forse sono anche più bravi……Diffidiamo di coloro che alla televisione ci riempiono di bei sorrisi, per poi metterci in mano a tedeschi, inglesi, francesi, etc. (cioè coloro che in nome della democrazia vogliono ‘svendere’ il nostro Bel Paese!!!!

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PERCHE’ LASCIAI LA SOPRINTENDENDENZA BENI ARTISTICI DI FIRENZE?

Da Archivista e Documentalista (*) (vincitore di concorso pubblico statale) a ‘Ragioniere’ responsabile “ipso-facto” con decreto MBCA: “Qui comando io  e basta!(Roma)”.

FORTEZZA UNO

Entrai alle dipendenze della Soprintendenza Beni Artistici di Firenze, diversi anni fa, e dopo aver fatto dieci anni di tirocinio nei musei fiorentini (addetto di segreteria). Il Bargello (Museo Nazionale), fu la mia prima sede, all’epoca in cui il Prof. Luciano Berti, Direttore del Museo, aveva la direzione, dopo aver ‘militato’ ad Arezzo presso il Museo Mecenate. Poi lo stesso Luciano Berti divenne Direttore della Galleria degli Uffizi, e, volle che io lo seguissi, in quella che, allora, era la più prestigiosa Galleria d’arte pubblica del mondo. Fu un periodo molto fecondo, in quanto conobbi i maggiori “critici d’arte”  e le maggiori personalità del mondo culturale dell’epoca. Il rapporto con il Prof. Luciano Berti, fu schiettamente amichevole, e la cosa andò bene per un certo periodo di tempo. Poi io decisi di voler fare il “passo avanti” e cioè, quello, di diventare “Segretario e documentalista” effettivo e non più “addetto alla segretaria”.

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C’era però un ostacolo: il mio diploma conseguito presso l’Istituto Alberghiero DI STATO “Aurelio Saffi” di Firenze, che era un corso di quattro anni, che comprendeva, fra l’altro, anche quattro lingue straniere (inglese, francese, tedesco e spagnolo, oltre l’italiano) non era riconosciuto (dallo Stato Italiano!!!!), come diploma di maturità. Per poter partecipare ad un eventuale “futuro” concorso, quindi avrei dovuto conseguire un diploma riconosciuto, come “diploma di maturità”. C’era un problema però, io lavoravo e quindi l’unica possibilità era quella di frequentare una “scuola serale”. L’unica scuola (pubblica e riconosciuta dallo Stato) a Firenze era quella di Ragioneria, corso regolare di cinque anni. Fui molto titubante poiché, da sempre ho avuto una specie di ‘idiosincrasia’ verso i numeri e la matematica, e, qui, si ‘trattava’ esclusivamente con i numeri e con altre materie, per me, ‘pallosissime’. Decisi di frequentare tale scuola, e “mi salvai” con le materie letterali: due lingue straniere, l’italiano, la storia, etc. Per me le materie come ‘ragioneria’, tecnica bancaria, matematica attuariale, etc. erano niente di più che “m……”! Anzi, se devo dire proprio tutta la verità, io non ho mai capito come si chiude una “contabilità” con la famosa “partita doppia”. E’ il colmo….sono diventato ragioniere senza sapere come si fa a chiudere una contabilità alla fine dell’anno! (Forse caso unico? O forse caso raro?) e con un punteggio ottimo!! Furono cinque anni difficilissimi: lavoro, scuola, e, vuole il caso, proprio mentre stavo facendo i colloqui per gli esami di maturità, mi comunicarono che mia madre (affetta da tumore) era morta! Venne poi il momento che fu indetto dal Ministero BC un concorso per (NB) “Segretario-documetalista” (Vedi nota) (questa era la dizione esatta) che sarebbe equivalso ad “Archivista”, quindi, in caso di superamento del concorso avrei continuato a fare le stesse cose (Archiviazione, inventariazione, etc.)

FORTEZZA DUE

Scelsi di prepararmi per fare a Roma (caput mundi) tale concorso che equivaleva, senza mezzi termini ad una dozzina di esami universitari; esso consisteva principalmente nella conoscenza della legislazione e del diritto  relativo ai  Beni Culturali, diritto civile, diritto penale, e tante altre materie. Superai tale concorso, anzi arrivai terzo nella graduatoria. La gioia fu molta, ma dietro l’angolo si annidava la sorpresa. A Bologna (Soprintendenza Beni Artistici), da poco, era morto il Segretario amministrativo ed io, “ipso facto”, dovetti prendere il suo posto nell’amministrazione della Soprintendenza e del personale. Siccome quella non era la mia carriera e neppure il posto per il quale avevo concorso decisi di fare “dietro front” e tornarmene a Firenze (dopo molti ostacoli e difficoltà). Nel frattempo, a Roma avevano deciso sempre “ipso facto, qui comando io” che il posto di Archivista doveva essere occupato da laureati. Quindi, quando tornai a Firenze la legislazione che ci riguardava era cambiata, retroattivamente, (cosa anti-costituzionale), io non ero più segretario con mansioni archivistiche, ma segretario con mansioni (nb) AMMINISTRATIVE., il mkio posto l’aveva occupata una documentalista, però laureata. La cosa per me cambiava totalmente. Fui mandato al Gabinetto Restauri della Fortezza da Basso che dipendeva sempre dall’Opificio delle Pietre Dure  (sede in Via Giusti) diretti dal Prof. Umberto Baldini, forse ve lo ricordate, fu il Soprintendente dell’alluvione fiorentina. Lì, in quell’ambiente malsano, io mi ammalai, a causa dei ‘miasmi’ di tutte le  sostanze chimiche usate per il ‘restauro’ delle opere d’arte (molte di esse erano cancerogene). Inoltre, c’erano dei macchinari, non idonei, come apparecchi a Raggi X, del tutto fuori norma e sicurezza e, al piano superiore, dove erano depositati i quadri , meno (su questo taccio…è meglio!), circolavano delle ‘pantaneghe’ (dei topacci) grossi come gatti, ed ecco perché ogni tanto veniva praticata la ‘derattizzazione’, ma non so con quale risultato.

Da qui in poi la mia vita è stata un cerio Calvario: “sbatacchiato di qua e di là”, finché non decisi di lasciare i Beni Culturali, per fare qualcosa in proprio. La pensione che avrei dovuto percepire (avevo due figli a carico) era proporzionale agli anni lavorati, per cui se il massimo pensionabile, 40 anni, ti dava diritto a X di pensione, 20 anni ti avrebbero dato diritto alla metà di X (cioè se 100 era il massimo, avresti percepito, 50). Mentre l’indennità integrativa,  ti spettava intera comunque e ‘serviva’  per la ‘sopravvivenza’ di tutti (pensionati e lavoratori) sarebbe stata al 100%. Ma anche qui ci fu l’amara sorpresa. Era al Governo il ‘buon’ Amintore  Fanfani, aretino, il quale decise pochissimi giorni prima che me ne andassi via dai BC di ricalcolare l’indennità integrativa, per cui anziché al 100%, veniva tagliata del  50%. Terminai la mia ‘carriera’, sotto l’illuminata (questo è giusto che lo dica) direzione del Prof. Antonio Paolucci, attuale Direttore Generale dei Musei Vaticani, il quale, bontà sua, mi fece proposte interessanti ed insistette, non poco, affinché io rivedessi quella mia posizione, ma ormai però alle Soprintendenze non ci sarei o stato un giorno in più, e quella fu la decisione finale. Il resto è vista di ogni giorno, che voi già conoscete.
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Attenzione: bozze da rileggere e correggere.

Il documentarista (con  la erre) si occupa di documentari, mentre il documentalista di documenti


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SCUSI LEI SI OFFENDE SE IO LA CORTEGGIO?

Dal “gender”, alle toccatine di culo….,.alle ‘croccole’ grosse così…alle ‘avances’ rifiutate con malizia… (in realtà desiderate); il tutto in una “baraonda” legislativa ipocrita che offende il pubblico pudore…

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Certo questa della relazione fra uomo e donna è a dir poco imbarazzante. Da una parte assistiamo ad un tipo di donna reproba, castigata, ‘meridionalizzata’, timida, scontrosa, etc. etc,; dall’altra una donna spigliata, estroversa, battagliera, una donna insomma “con le palle”. Che stranezza è questa. Eppure la donna fa di tutto per attrrarti, per sedurti, perché tu la osservi, perché tu guardi come gli dona il vestitino nuovo, la nuova acconciatura o il nuovo trucco. Se non lo fai, allota la stessa si sente trascurata, si sente avvilita, brutta, non interessante, e si deprime. Allora,per ovviare a queste “paturnie femminili”l’uomo fa di tutto per valorizzarla, per renderla importante, per mostrarle una certa simpatia. A quel punto però, nella donna di oggi, la donna reproba, castigata e allo stesso tempo la donna “con le palle”, tira fuori le unghie e i denti perché non vuole essere, a suo dire essere presa troppo “in considerazione”. Ora poi non ci mancava che lo stalking. Bisogna nfare molta attenzione a questo nuovo aspetto creato dal “mondo femminile”. Attenzione a come parli, attenzione a come ti muovi, attenzione ai passaggi stretti quando ti capita di incrociarla. Se passi di striscio e non la noti neppure , allora significa che sei un …….se invece ti capita di soffermarti per non investire il suo c….. allora sei un bruto, hai aggredito e violentato una donna, e sei passibile delle pene più severe. Attenzione una carezza sulle parti basse può costare molto in denaro, e, anche penalmente. Insomma questo dell’uomo con la donna è un rapporto difficilissimo da gestire. Non parliamo di altre situazione molto più serie. Parlo dei divorziati, dei separati. Se uno di questi, fa dei leciti tentativi per ricucire il rapporto, (ovviamente dipende dalle situazioni) subito scatta il cosiddetto ‘stalking’. Certo la violenza è violenza non parlo di questa, ma cin sono casi dove la violenza non esiste neppure in forma lieve. Mi dispiace dire questo, mi sembra che certe donne si incamminino verso un modus vivendi molto discutibile con l’altra parte. Speriamo che tutto si chiarisca al più presto e che certe leggi, davvero stupide e subdole siano al più presto cancellate con la buona volontà e il raziocinio di tutti
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Bozze da rileggere e correggere
San Vincenzo 15 agosto 2015


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MONTESENARIO: UN IMPORTANTE TEMPIO ETRUSCO SORGEVA SULLA SOMMITA’ DEL MONTE?

L'epigrafe etrusca su un masso di Montesenario (Firenze) L’epigrafe etrusca su un masso di Montesenario (Firenze)

Ieri è stata un giornata importantissima per le ricerche sugli Etruschi che, conduco in Mugello, a livello storico (1)  Dopo aver rintracciato, tempo fa, sul loco, la strada etrusca, che da Fiesole ‘menava’ (fa chic) in Mugello, dopo aver ritrovato, solo alcuni giorni fa, delle muraglie ciclopiche nei pressi del Convento (Servi di Maria), ho finalmente trovato la “prova regina” che conferma le miei ipotesi, sostenute ormai da tanto tempo, della presenza in epoca etrusca di un ‘santuario’ etrusco che doveva essere molto importante La scritta, in caratteri etruschi, del IV-III sec. a.C, ‘sinistrorsa’, ad un primo esame sarebbe composta da due paroline “MI CANA”. In lingua etrusca esiste la parola ‘CANA’ che significa : “immagine scolpita”, “simulacro”… Ma questa parola non significa solo: “immagine scolpita”, “simulacro” essa ha altri significati…

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LA SCRITTA  ETRUSCA (?) SCOPERTA DA PAOLO CAMPIDORI A MONTESENARIO

Il Castello di Montesenario verso l'XI-XII secolo doveva assomigliare molto a questo
Il Castello di Montesenario verso l’XI-XII secolo doveva assomigliare molto a questo

La piccola scritta etrusca, forse appartenente ad un piccolo villaggio,  scoperta da Paolo Campidori (sottoscritto) sulla Collina di Montesenario, doveva appartenere ad un tempio, e, secondo stime approssimate, il sito doveva avere dimensioni ben più grandi di un’area occupata da un tempio (seppur grande), come è possibile ipotizzare.Questo villaggio-fortezza, per la sua posizione in diretto contatto visivo con la città Etrusca di Fiesole e, lo stesso, con la città di Firenze, nonché dominando a 360° (sui quattro punti cardinali NWES) doveva essere più propriamente un villaggio abitato fino dall’epoca ‘villanoviana’, , un avamposto amico o nemico della città etrusca Fiesolana (?). Ce lo fanno pensare le mura ciclopiche, fatte di grossi macigni che recingevano il villaggio, la quale era ubicata sulla ‘spianata’ del monte a 817 metri sul l.m.

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Essa, forse, occupava non solo l’area dove si trova l’attuale Convento dei Servi di Maria (Frati dell’Ordine Agostiniano), ma l’arce, propriamente detta’ doveva trovarsi sulla punta tronco-conica del monte contiguo, detto Monte Ronzoli. La strada etrusca che passava dalle pendici del Senario, e che era  uno snodo di strade che provenivano da Nord Sud ed Est, proseguiva, passando per la località, detta la Tassaia e da qui scendeva in Mugello ( Tuttavia, questa, non era l’unica strada che portava in Mugello). Anche le mura residue del castello altomedievale (già  romano, già etrusco) ci attestano la presenza di una fortificazione, ubicata sul pianoro e ‘isolata’ da quattro impervi declivi che ne impedivano qualsiasi forma di aggressione. La storia di Montesenario (sarebbe più giusto definirla con “le storie di Montesenario”, cominciano da molto lontano. Prima con i Villanoviani a partire dal sec. IX-VIII a.C., poi prosegue con i Villanoviani-Etruschi dal VII al V sec. a.C., poi con i Romani a cominciare dal III sec. a.C. Ripeto questo sito che poteva comprendere un villaggio etrusco, un tempio, e alcuni edifici pubblici,  probabilmente, era  già ‘antropizzato’  da epoche anteriori il X secolo a.C. che vivevano di pastorizia, di allevamento, di agricoltura in genere.

Muraglie ciclopiche,realizzate con grandi macignii, che circondano il Sito di Montesenario
Muraglie ciclopiche,realizzate con grandi macignii, che circondano il Sito di Montesenario

Probabilmente, verso la fine dell’IVI secolo  a.C. tale villaggio-fortezza è stata conquistata ed assoggettata dai Fiesolani, o da qualche altra città potente dell’Etruria. L’origine del toponimo ‘senario’, semitica, aramaica, significa  “sorgente”  e quindi “monte della sorgente”. In effetti, la sorgente esiste (da sempre) a Montesenario, e, recentemente,  uno dei Padri Priori, succedutisi alla Prioria del Convento mi diceva che i vecchi sigilli del Convento avevano come insegna una sorgente e sotto di essa l’acrostico OSM (Ordine dei Servi di Maria). Ho parlato diffusamente di questa etimologia in articoli precedenti, sempre su questo mio Blog “Cultura Mugellana”. Il sito, dicevamo è strategico, sia dal punto di vista strategico-militare, che da quello abitativo. Non è escluso che i primi abitatori, in epoche remote, vivessero nelle numerosissime grotte (alcune di esse molto ampie), vivendo di caccia e di allevamento; in epoche più vicine a noi esse, in caso di guerra,  potevano ospitare centinaia di uomini armati di lance, frecce  e pugnali, etc. Alcune delle grotte furono abitate, molto più tardi, da eremiti occasionali, e poi, in via stabile, dai Sette Santi Fondatori, nobili fiorentini, che disgustati dall’egoismo e dalle ricchezze della società in cui vivevano, decisero di andare a vivere, come bestie, nelle grotte naturali, sulle pendici del monte, pregando e digiunando, e facendo voto alla Madonna, di condurre vita di castità e di santità.  Una di queste grotte, la più antica, molto interessante, la Grotta di San Manetto, mi sembra che abbia dei caratteri molto interessanti. molto più antichi di quelli attribuiti. Verso la    metà del 1200, come abbiamo detto,  i Sette Santi Fondatori salirono il Monte, trovandovi sul posto un ‘castellare’, vale a dire un castello distrutto, quasi fino alle fondamenta, ma nella storia non c’è accenno  minimo di coloro che riuscirono in questa impresa quasi impossibile di demolizione dello stesso (“damnatio memoriae”?). Ma l’oblio della storia su certi fatti, non è una eccezione, ma, semmai,  normale amministrazione. Dunque Montesenario, ben visibile da Firenze, da Fiesole, dal Mugello, dalla Futa, dal Monte Giovi (monte dedicato a Giove), dal Monte Falterona (sgabello degli dei), dalla Valle di Carza, ecc., possiamo dire, senza esagerare,  che “domina il mondo” (un altro modo di dire è “l’ombelico del mondo”). Infatti, nelle giornate chiarissime, oltre a veder bene l’Abetone innevato e il Corno alle Scale, si vedono le coste dei Mari Tirreno e Adriatico. Cosa vogliamo di più? E cosa volevano di più i nostri antenati Etruschi?

Tratti dell'antica strada etrusco, e poi romana, ritrovati poco distanti dalla cima di Montesenario
Tratti dell’antica strada etrusco, e poi romana, ritrovati poco distanti dalla cima di Montesenario

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Commenti:

Di Nicola Paolo

scusi ma con “importante tempio” intende anche forse il massimo santuario etrusco,il Fanum Voltumnae o no?Complimenti per la scoperta e per la tenacia di “appassionato”…purtroppo a differenza di altri paesi(tipo la Germania) senza titoli accademici non si può contrubuire alla ricerca archeologica con ipotesi o ricerche personali.
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Paolo Campidori

E’ vero, consoliamoci….. L’importante però è acquisire una fiducia da parte di coloro che ci seguono e che sanno di potersi affidare ai nostrii studi e allenostre ricerche. PURTOPPO CI SONO TANTI LAUREATI BRAVI E TANTI LAUREATI CERVELLONI, Preferisco essere un autodidatta che un laureato appartenente alla seconda categoria. Ciò non significa che io non sbagli. Magari! Sbaglio anch’io, eccome! Però, vede, se io sbaglio posso avere delle attenuanti essendo un ‘autodidatta’, ma se sbagliano quelli con la laurea (con i Dott. davanti o dietro al nome e cognome) la cosa è molto più seria. Inoltre Le dirò io godo di una libertà di pensiero, di scrittura, non sono obbligato ad adeguarmi al pensiero degli studiosi “dai nobili lombi” (Semeraro),insomma una libertà svincolata dagli studi imposti delle Università Italiana e dai grandi ‘luminari in materia; io, per fortuna,  ho avuto la fortuna di non essere stato ‘legato’ a nessun capo-scuola a nessun Prof. che mi nha seguito (ed anche ‘influenzato in alcun modo) Il mio pensiero, il  mio modo di vedere le cose E’, E’ SEMPRE STATO ,E , E SEMPRE SARA:’ LIBERO!!! Ciò non toglie che il mio rispetto verso alcuni di questi studiosi “di fama” sia sincero e che verso di loro nutra anche simpatia personale. Faccio qualche esempio: Pallottino, Semeraro, Pittau, Torelli, Staccioli e tanti altri.

Quindi vede tutto il male non vien per nuocere. Mi segua comunque, se la cosa è di suoi gradimento, sui miei Blogs: http://www.culturamugellane.com e su  http://www.paolocampidori,eu. Cordiali saluti Paolo Campidori paolocampidori@yahoo.it

Dimenticavo,  con il ritrovamento della scritta che pare (è giusto che sia analizzata dagli esperti)  essere di carattere etrusco’ ha solo aperto una strada, o meglio un tunnel che andrà scavato fino in fondo per sapere tutta la verità. Le premesse ci sono, gli INDIZI tantissimi, che io, da tantissimo tempo, stavo cercando: le cosiddette ” tracce”, ovvero le “risultanze” come le definiscono gli “addetti ai lavori”. Io credo, se la mia ‘IPOTESI” si dimostrerà veritiera essa potrebbe confermare  che a Montesenario doveva esserci un tempio importante, sul tipo di quelli che si trovano sul Monte Giovi, oppure  sul Monte Falterona. Capisce?

Doveva pure esserci in questo luogo una sorgente ritenuta miracolosa o comunque dagli effetti benefici, in altre parole “una sorgente con acque curative”, come ce ne sono tante anche oggi in Toscana. Credo però, che il “tempio dei templi”, quello che dice Lei, fosse, magari a Tarquinia, Veio,  oppure ,in  una di quelle località importantissime dell’Etruria meridionale. Aspettiamo, comunque con fiducia gli sviluppi; io ho aspettato trenta anni, sempre   a giro nei boschi di Montesenario, (divertendomi, e prendendo la cosa come un hobby, non un lavoro)  o presso il Convento, per trovare una “prova” dell’esistenza degli Etruschi in questo luogo, e dopo ‘innumerevoli indizi , finalmente una “prova evidente”(una scritta in caratteri etruschi)  che confermava, quanto da tempo io stavo dicendo agli increduli, cioè la presenza etrusca sul Monte Senario.

Paolo Campidori