REGESTO DEI DOCUMENTI E DEI FATTI RELATIVI A MONTESENARIO MONTERONZOLI, E ALTRI CASTELLI DEL TERRITORIO (N.B. RICERCA NON DEFINITIVA, DA COMPLETARE)


REGESTO DEI DOCUMENTI E DEI FATTI RELATIVI A MONTESENARIO MONTERONZOLI, E ALTRI CASTELLI DEL TERRITORIO (N.B. RICERCA NON DEFINITIVA, DA COMPLETARE)

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PIETRAMENSOLA (per gentile concessione dei Proprietari) – Cisterna quadrata con ‘annesso’ (23 settembre 2016)

926 è ricordata la Pieve di san Cresci in un documento

1018 la corte di Festiglioni, dominio regio, , viene donata ai vescovi di Fiesole

1050 e 1060si fa menzione di una Curtem et Castellum San Crisci sit. Carza . Anticamente la troviamo denominata anche San Crisci in Albino

1060 viene nominato San Piero Calicarza (etim. callis Cardiae), presso al castello di Capo Carza

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Pietramensola – Un curioso ‘annesso’, presso una cisterna che somiglia molto ad una nostra ‘toilette’

1066 viene citata la chiesa di S. Piero Calicarza nell’atto di donazione di Donna Gisla, il cui popolo fu poi aggregato alla Pieve matrice, oltre al castello e corte della Pila, insieme con quelli di Capo Carza, di Pietra Mensola ed altri del Mugello appartenevano almeno in parte alla nobile Donna Gisla figlia di Rodolfo e Vedova di Azzo Pagano, la quale assegnò in dote al suo Monastero di San Pier Maggiore , fra le altre sostanze, la sua quarta parte del Castello della Pila

Dal. Sec XI la Corte di Festiglioni, attorno alla chiesa di San Jacopo a Festiglioni diventa proprietà dei Vescovi di Fiesole

Dal sec. XI Corte Chiarese, dove esistono resti di una antica costruzione con avanzi di torre, appartenne fin dal sec. XI alla più antica Famiglia del luogo: i Marchesi Della Stufa, proprietaria dei dintorni sin dal sec. XI. Tuttavia sul castello avevano già

Sec.XI-XII signori di Bivigliano erano però i Cattani di Cercina, proprietari della Villa di Bivigliano (sui ruderi della quale i Ginori vi costruirono nel Cinquecento la propria Villa

1103 la Corte di Festiglioni (e anche Bivigliano) viene confermata al vescovo di Fiesole in una   in una Bolla di Pasquale II

1134 La Corte di Festiglioni viene confermata ai Vescovi di Fiesole (insieme a Bivigliano)

1141 la memoria più antica è una carta in cui Giuliano da Bivigliano (della famiglia Ubaldini?) dona al Vescovo Ardingo una delle tre parti del bosco e della selva di sua pertinenza posta in Monte ASINARIO.

1141 (circa, ma stesso anno) Giuliano rinunciava, sempre a favore del Vescovo Fiorentino, all’ottava parte del SUO castellare, cioè castello già diroccato, di Monte Asinaio. Doveva questo trovarsi sulla vetta del monte. Poiché altro è quello di cui restano tracce su l’altura di Monteronzoli, ricordato in un atto di donazione del 27 febbraio 1066, di donna Gisla, fondatrice del Convento di san Pier Maggiore di Firenze

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Muro di contenimento della piattaforma sulla quale si elevava il castello e la torre di Monteronzoli

1220 Il castello della Pila (Mugello) viene confermato a Ugolino d’Albione e ai di lui nipoti dall’Imp. Federigo II con diploma del 25 luglio 1220

1241 il Vescovo ArdingoII cedeva ai Sette frati Fondatori del novello Ordine dei Servi di Maria il Castrum Montis Asinarii cun podio et cum appenditiis

1076 28 Febbraio Donazione fatta al Monastero di San Piero di Firenze da Gisla di Ridolfo, vedova di Azione Pagano, e madre di Rolando, di molti beni ubicati a Firenze e dintorni e fra questi figurano le seguenti proprietà di detta zona: “ integram quartam portionem de curte Capo de Carza, seu integram quartam portionem de curte et castello de loco Monteronzoli , seunintegram quartam portionem de curte et castello et turre cum ecclesia S. Andree de loco Petramascula, seu integram quartam portionem de curte etv castello et ecclesia Santa Maria de Montealto, seu integram quartam portionem de curte et castello et turre et ecclesia S. Maria et San Bartolomaei, et S. Nicolai de loco Spugnole…….”

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Monteronzoli, manufatto in pietra, scavato al centro, con segni di dubbia interpretazione, forse una macina primitiva?

1735 viene ritrovato sulle rovine della Rocca di Montaccianico, un sigillo in cui è rappresentato un cavaliere armaton col nome di Ubaldino della Pila.

La parrocchia di San Niccolò della Pila (NOTA BENE) nel 1551 contava 159 abitanti (Reopetti Dizionario Geografico Fisico, etc. della Toscana Vol. IV

(Segue)

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Nota Bene –  Sono d’accordo con altri studiosi di questi  territori che affermano la necessità che la zona venga tutelata, e riconosciuta come siti archeologici protetti da parte della Soprintendenza Beni Archeologici di Firenze, i quali nonostante varie segnalazioni, fatte da più persone, non hanno ancora posto un vincolo alla zona.

LA MOSTRA ‘ETRUSCA’ DI FONTEBUONA, UNA MOSTRA “IN DIVENIRE”, NON UNA MOSTRA STATICA, CHE VERRA’ ACCRESCIUTA IN CONTINUAZIONE


LA MOSTRA ‘ETRUSCA’ DI FONTEBUONA, UNA MOSTRA “IN DIVENIRE”, NON UNA MOSTRA STATICA, CHE VERRA’ ACCRESCIUTA IN CONTINUAZIONE
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Imghirami – Il prospetto facciale di un tempio etrusco, simile a quello che poteva trovarsi sul cocuzzolo del poggetto di Ferraglia
La mostra prevede: una parte storica etruscologica sull’origine etrusca del nome Ferraglia, derivante dalla dea Feronia e dalle feste che si facevano in suo onore. “Feralia”, antica dea italica, venerata soprattutto a Capenae, come dea della liberazione degli schiavi (Dizion. Mitolog. Zingarelli). Feronia (vedi Pittau DLE, pag 447) era “dea delle acque e delle messi e forse anche degli inferi” (già propsettata come di origine etrusca).
Foto epigrafe magnate
Epigrafe etrusca
CONIUGI ETRUSCHI DI VOLTERRA
Oltre all’interesse etruscologico della mostra, una vera ‘scoperta’ per questo piccolo borgo, che si trova su una delle colline che dominano Fontebuona, proprio di fronte al Poggio chiamato ‘Conca’. La mostra prevede anche una piccola mostra di rocce e minerali da me raccolti nelle antiche miniere etrusche di Suvereto Campiglia, Populonia-Baratti, Argentario, etc. Anche qui la ‘raccolta’ è suscettibile di ‘accrescimento’ con il tempo.
Infine, la terza parte della mostra è dedicata ad una piccola raccolta di miei disegni, ovvero dei miei ritratti (si tratta di una piccola selezione dei miei lavoro) .
La Mostra di Fontebuona non ha per obbiettivo quella ‘staticità’ che è caratteristica delle mostre comuni, essa, per gli scopi culturali che essa vuol raggiungere, verrà ‘accresciuta’ in continuazione, e, probabilmente anche ‘cambiata’ in alcune sue parti,  dando così la possibilità ai potenziali visitatori di vedere sempre cose nuove.
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IL MISTERO DI FERRAGLIA – GIA’ SEDE DI UN TEMPIO DELLA DEA ETRUSCA FERONIA?(*). QUESTO ‘MISTERO’, IPOTIZZATO DA PAOLO CAMPIDORI, VERRA’ SVELATO (?) NELLA MOSTRA PERMANENTE, PRIVATA: “FERRAGLIA, DALLE ORIGINI ‘ETRUSCHE’ AL SEC. XIX”? LA MOSTRA E’ ALLESTITA NELLA “NUOVA RIMESSA” DI FONTEBUONA (VAGLIA FIRENZE)


IL MISTERO DI FERRAGLIA – GIA’ SEDE DI UN TEMPIO DELLA DEA ETRUSCA FERONIA?(*). QUESTO ‘MISTERO’, IPOTIZZATO DA PAOLO CAMPIDORI, VERRA’ SVELATO (?) NELLA MOSTRA PERMANENTE, PRIVATA: “FERRAGLIA, DALLE ORIGINI ‘ETRUSCHE’  AL SEC. XIX”? LA MOSTRA E’ ALLESTITA NELLA “NUOVA RIMESSA” DI FONTEBUONA (VAGLIA FIRENZE)

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La Mostra (permanente-privata) realizzata da Paolo Campidori: “FERRAGLIA DALLE ORIGINI ‘ETRUSCHE’ AL SEC. XIX” sarà un percorso ideale storico-documentalistico dell’antichissimo borgo etrusco di Ferraglia e dell’altrettanto antichissima chiesa di Ferraglia dalle sue origini fino alla metà del sec. XIX. Completerà la mostra una esposizione di minerali ‘metalliferi’ ( raccolti dal sottoscritto nelle cave delle nostre “Colline metallifere” toscane), dai quali veniva estratto ferro, rame, argento, mercurio e molti altri metalli.

Ferraglia deve il proprio nome a Feronia “dea delle acque e delle messi e forse anche degli inferi” (già prospettata come di origine etrusca (vedi Pittau DLE pag 447) . In onore di questa dea si facevano grandi feste dette ‘Feralia’(lat.) , che consistevano nel portare doni, sia alla dea Feronia, protettrice del Tempio, della salute e dei campi,  sia ai defunti. Queste feste si celebravano a febbraio “dies feralis”, o “feralia ium”, festein   onore dei Mani, celebrate fra il 17 e il 21 febbraio. Il Tempio Etrusco di Ferraglia (ipotetico), poi Romano, si doveva ‘elevare’ sulla collinetta dove adesso esiste un piccolo cimitero.

La statua della dea Feronia  (dal latino ‘fero’ portare, ‘feriolo’ ciuchino “che porta”) doveva occupare la ‘cella’ del tempio e doveva avere le caratteristiche della statuetta ritrovata sotto la rupe Feronia a Sasso Marconi (Bologna).

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La dea Feronia ritrovata a Sasso Marconi (Bologna)

Nella cintura della figura vi erano delle lettere etrusche: Ixsei . E’ proprio tale  nome che ci fa supporre che la statua raffiguri Feronia (dagli Etruschi) e Iside dai Greci e popoli orientali,  i quali la definivano anche”dea delle messi” o “Cerere Cabirica.

“Feronia” fu dea universale a tutta l’Etruria: in altre parole,  fu per tutta la Toscana  celebre, per tutto ebbe are, templi e boschi a lei consacrati”  (L. Guazzesi). Da Feronia – come abbiamo detto -discende ‘Feralia’, odierno Ferraglia,  A questa ed altri dei erano dedicati (secondo Catone) le Feste dette ‘Feralia’, che avevano origini orientali. Le feste consistevano nel portare doni e primizie dei campi alla dea Feronia, ma anche “sacre libagioni” ai defunti. Si potrebbe ipotizzare che sulla vetta del poggetto oltre ad un Tenpio e ad una ara vi fosse pure una necropoli.

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Ferraglia, al tempo degli Etruschi, occupava una funzione logistica importante, infatti era incrocio di strade che portavano, a Nord, in Mugello ed Emilia Romagna, a Sud verso Fiesole, ad ovest verso  Volterra, e, infine ad Est verso Arezzo. Tale borgo etrusco-romano, doveva svolgere un ruolo importantissimo nella viabilità etrusco-romana.  Oltre al tempio dedicato alla dea Feronia, nel borgo dovevano esistere locande, stalle per il cambio dei cavalli, fabbri, maniscalchi, ma soprattutto doveva esistere un centro di ristoro per viandanti e per i loro cavalli, asini (‘ferioli’), etc.

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Questo ‘mistero’, che poi non è proprio un ‘mistero’, ma un problema da risolvere.

Vi ricordo che siete invitati a visitare questa interessante mostra sugli Etruschi:

“IL MISTERO DI FERRAGLIA” (Ferraglia:  dagli Etruschi al sec. XIX) – Con esposizione di rocce metallifere dalle antiche miniere etrusche di Suvereto-Campiglia” – presso “La Nuova Rimessa” di Paolo Campidori – Via Fontebuona, 517 – FONTEBUONA (Vaglia- Firenze)

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A FERRAGLIA UN TEMPIO ETRUSCO DELLA DEA FERONIA? E’ QUANTO CERCA DI DIMOSTRARE PAOLO CAMPIDORI NELLA SUA MOSTRA PERMANENTE NELLA “NUOVA RIMESSA” A FONTEBUONA


adotta-un-nonninoA FERRAGLIA UN TEMPIO ETRUSCO DELLA DEA FERONIA? E’ QUANTO CERCA DI DIMOSTRARE PAOLO CAMPIDORI NELLA SUA MOSTRA PERMANENTE NELLA “NUOVA RIMESSA” A FONTEBUONA

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Il borgo di Ferraglia il cui nome è di origine etrusca e deriva da “Feronia – Feralia” nomi rispettivamente della dea della salute e dei campi e nome delle feste che si facevano in suo onore

La Mostra (permanente-privata) realizzata da Paolo Campidori sarà un percorso ideale storico-documentalistico dell’antichissimo borgo etrusco di Ferraglia e dell’altrettanto antichissima chiesa di Ferraglia dalle sue origini fino alla metà del sec. XIX. Completerà la mostra una esposizione di ritratti (disegni) dello stesso Paolo Campidori.
E’ molto probabile che il nome Ferraglia derivi dal nome della dea ‘Feronia’ dea delle acque e delle messi, forse anche degli inferi (già prospettata come di origine etrusca). E’ ipotizzabile che a Ferraglia, sulla sommità del poggetto, dove ora si trova un piccolo cimiterino, vi fosse un tempio etrusco dedicato alla dea Feronia. Una statuetta raffigurante la dea Feronia, fu ritrovata sotto la rupe Feronia a Sasso Marconi, distante da Felsina (bologna) circa 15 chilometri.
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La stauetta etrusca della dea Feronia ritrovata a Sasso Marconi (Bologna)
Nella cintura della figura vi erano delle lettere etrusche: Ixsei . E’ proprio tale  nome che ci fa supporre che la statua raffiguri Iside, che veniva chiamata (era uso, presso gli antichi,  che gli dei venissero chiamati anche  con altri nomi o soprannomi) quindi anche Iside, dea delle messi veniva chiamata ‘Feronia’ ed  era adorata sotto il nome di Cerere Cabirica.
“Giuno-Feronia” fu dea universale a tutta l’Etruria: in altre parole,  fu per tutta la Toscana  celebre, per tutto ebbe are, templi e boschi a lei consacrati”  (L. Guazzesi). Da Feronia discende ‘Feralia’, odierno Ferraglia,  A questa ed altri dei erano dedicati (secondo Catone) le Feste dette ‘Feralia’, che avevano origini orientali. Le feste consistevano nel portare doni e primizie dei campi alla dea Feronia, ma anche ai defunti.
Quindi a Ferraglia (questo nome deriva anche dal lat. ‘fero’ (portare dei doni), che si trovava nell’antichissima strada che portava in Mugello, i viandanti etruschi (coloro che ‘portavano’ le merci) facevano una sosta presso il tempio di Feronia a Ferraglia, dove probabilmente esisteva anche una locanda, un ferraiolo, un fabbro, e probabilmente una sorgente per abbeverare i cavalli e i somari (‘ferioli’).
Riguardo alla Mostra:
Tutti possono visitarla, ma solo il Sabato dalle 10,30,
al seguente indirizzo
La “Nuova Rimessa” di Paolo Campidori
Via Fontebuona, 517 – Fontebuona (Firenze).
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IL BLOG CULTURALE DI PAOLO CAMPIDORI “CULTURA&CULTURA” RIPARTE DA ZERO


IL BLOG CULTURALE DI PAOLO CAMPIDORI “CULTURA&CULTURA” RIPARTE DA ZERO

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Tempio arcaico fiesolano. La cella

Come avrete avuto modo di osservare, il Blog Culturale “Cultura&Cultura” di Paolo Campidori che contava già oltre 320 articoli, riparte da zero. In altre parole, il Blog si rinnova completamente: quello che è il passato è passato e non torna più. Questa è la mia filosofia, il mio modo di pensare. Per questo ho pensato di cancellare, annullare i 32o e passa articoli e cominciare di nuovo: “punto e a capo”. Una nuova vita per il Blog, che si occuperà, principalmente di storia antica medievale ed Etrusca. Però, ci sarà spazio anche per l’Humorismo, per la Satira, e per tante altre discipline culturali, che spero, vorrete seguire, sempre al solito indirizzo: http://www.culturamugellana.com. Cambia invece l’e-mail del Blog Cultura&Cultura che diventa: culturamugellana1@gmail.com

Ho deciso di dare un bel colpo di ramazza anche ai miei profili Facebook. Terrò solo un profilo sotto il nome Paolo Campidori, che riconoscerete dalla ‘copertina’ seguente:il-mio-profilo-facebook

Questo sarà il mio Profilo Ufficiale: un bel tempio etrusco, con portico a sei colonne e frontone con scene mitologiche in rilievo in terracotta, raffiguranti una quadriga e animali mitologici  La foto piccola del profilo sarà una foto di qualche anno fa con cappellino giallo e occhiali scuri. Il Profilo Facebook, avrà le stesse caratteristiche di contenuto del Blog, quindi dedicherò una parte predominante agli Etruschi ed alla loro cultura, in genere. Spero, che molti di voi, e mi rivolgo particolarmente a coloro che hanno interessi culturali, storici medievali ed etruscologici decidano di diventare “Amici” del mio Profilo. Sinceramente, mi interesserebbe essere in contatto solo con questo tipo di Amici, per scambiarci esperienze etruscologice e culturali in genere. 

Grazie di cuore per la comprensione e vi aspetto sul mio Blog e sul mio Profilo.

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QUELLA ‘BESTIA’ CHIAMATA ‘UMORISMO’ – ARTICOLO DI PAOLO CAMPIDORI


QUELLA ‘BESTIA’ CHIAMATA ‘UMORISMO’ – ARTICOLO DI PAOLO CAMPIDORI

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Anche un “cappellino con ventilatore incorporato”, serve per r”ridersi un po’ addosso”, per non prendersi troppo sul serio. Io odio essere ‘adulato’ e detesto gli ‘adulatori’. “Attento a chi ti lecca tanto i piedi – dice un ‘apoftegma’ dei Padri del Deserto – poiché,  prima o poi,  te li morde!”. (Foto Paolo Campidori)

Non c’è niente al mondo che faccia più paura dell’Humorismo, quello Vero. L’umorismo ‘vero’, innanzitutto, è quello che si chiama “auto-ironia”, quello che in altre parole è definito “ridersi addosso“. Uno che vuole definirsi un comico, oppure un ‘umorista’ e non sa ridere di sé-stesso, non è né un comico, né ‘umorista’, ma è soltanto un ‘becero’ (1) (ovviamente, non tutti). Prima impara a ridere di te stesso, cioè , “a riderti addosso”, a saper vedere i tuoi difetti (a saper vedere quanto sei ‘imbranato’, a riconoscerti, come tutti “gli altri”,  una persona buffa, che ha mille difetti, che fa ridere anche senza aprire bocca), poi sarai in grado di ‘giudicare’, Humoristicamente, gli altri.

Paolo Campidori

Una vecchia fisarmonica (Foto tratta dal Web)
Io sono, di origine, un “montagnolo o montanaro” (nel senso migliore del termine), grazie a Dio! I miei genitori provenivano dalla Montagna Tosco-Romagnola dell’Appennino, fra le cime nevose e brulle del passo della Raticosa, di Bordignano (2), di Visignano, di Monti di Coniale. Sì, però, l’eredità dell’Humorismo, l’ho acquisita da parte della mamma, che si chiamava Emma Domenicali, ed era originaria di Burdignan (Bordignano), e, precisamente, di un gruppetto di case chiamato ” La Tòrta” (pronuncia: ‘o’ stretta), i quali, erano “poveri in canna”, ma avevano un gran dono ricevuto da Dio: quello dell’Humorismo e quello di sapersi “ridere addosso”, pur essendo, definiti ‘volgarmente’ dalla storia “servi della gleba”(3). In compenso erano bravi, generosi, onesti, lavoratori instancabili, etc…Mia mamma, aveva un umorismo fine, tagliente, che faceva paura a tutti i Toscani. Mio zio Aldo (Aldett), fratello di mia mamma, era agricoltore, sensale, falegname, e gli piaceva il vino e il “sigaro Toscano” fumato nella sua pipa. Ne tagliava un pezzetto, lo sbriciolava, lo pigiava dentro la pipa, e accendeva, uno dopo l’altro, gli “zolfini” (tosc. ‘zorfini’), ovvero fiammiferi di legno, che accendendosi emanavano quel tremendo odore di zolfo, che misto all’odore del  ‘grumo’ del tabacco, emanavano nell’aria una “mistura mefistofelica”, che tutti, un po’ conosciamo.

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Lo zio Aldo, nel campo della “Carlina” (mentre assiste alla mietitura del fieno) e. vedondomi, dopo avermi salutato: “Ehhhhiii! Mi Capidùr” (C’è il “mio Campidori), decide  di  concedersi una pausa, e accende la sua pipa (una sorta di Kalumet), in segno di amicizia e di pace e di buonumore.
Mio zio, era un vero comico, un “personaggio pubblico” (senza voler esagerare), e le sue battute erano micidiali. Quando non gli si accendeva il tabacco sbriciolato del “Mezzo Toscano”nella sua pipa, egli diceva : “sti ‘tuschen’! ‘on gnen’è, brisa,  on scett….” (trad. ” questi ‘toscani’! non  ce n’è uno ‘schietto’ (scètt, trad. sincero)….., ma dicendo questo, egli faceva riferimento non solo ai “mes-sigaren Tuschen” (mezzi-sigari Toscani), ma anche alle persone, ai Toscani stessi. Da queste parti si diffidava molto dei ‘toscani’ (detti “Tuschen”o “Toscanass”) e, a dire il vero,la gente di quei posti diffidava anche dei Meridionali che essi chiamavano “maruchèn” (marocchini). Tant’è vero che io avevo preso la cosa “alla lettera” e mi chiedevo come avessero fatto dei ‘Marocchini’ a trovare questi paesini dell’Appennino Tosco-Emiliano. 

Mio zio Aledett (detto anche ‘Montalban’), era anche un bravo falegname; quando moriva una persona “del posto”, egli andava a prendere le misure del ‘morto’ o della ‘morta’, e, se i ‘congiunti’ gli dicevano (a quei tempi “davano del “voi”): “Fatela bene Aldo, mi raccomando”. Egli li rassicurava dicendo (sempre in romagnolo): “State tranquilli, che non è mai tornato nessuno indietro a reclamare!”. E, con questa battuta, ‘chetava’ (4) tutti.

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Pipa Toscana Savinelli (Foto tratta dal Web)
Anche l’altro mio zio, Ansolèn (Angiolino), “gl’era un bel mat”, un “mat duro”, come si direbbe da quelle parti (espressione dialettale che aveva il significato di ‘comico’, ‘allegro’, ‘buontempone’).  Un giorno Ansolèn era venuto a Firenze, per necessità e per diletto, e, alla sera, andò alla stazione della SITA (‘acrostico’ per Società Italiana Trasporti Automobilistici), dove sulla banchina stava attendendo la ‘corriera’ (corira’, romagnul) che trasportava i passeggeri fino a Piancheld (Piancaldoli).

Mio zio scendeva al Paretaio (al bivio), e il tratto Paretaio-Belmonte lo faceva a piedi, oppure, se veniva la zia Anita a prenderlo alla fermata, lo faceva in groppa alla ‘brecca’ (5), vale a dire all’asina. A mio zio, dato che il viaggio  in  ‘corriera’ gli dava noia, a causa delle innumerevoli curve, buche, rumori, etc. si sedeva quasi sempre nei sedili ‘davanti’ (anteriori).. Quel giorno però una signora, oltre al sedile dove era seduta, occupò altri tre ‘seggiolini’ con valigie, borse, trecce di cipolle e di agli,  etc. etc. Mio zio chiese cortesemente di occupare il posto vicino a quella signora,  dove però c’era la sua borsa. La signora, garbatamente, rispose che i sedili erano occupati (“gl’iran tot occupé”) (6), e pertanto, a mio zio non sarebbe rimasto che sedersi in un sedile posteriore della ‘corira’ (corriera).  Mio zio Ansolèn (Angiolino), le fece cortesemente notare che i ‘seggiolini’ si potevano occupare “sol con ‘e cul” (solamente con il culo)….La signora capì e tutto si placò.. e fece sedere mio zio accanto a lei.

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Una  corriera dell’epoca  (Foto tratta dal Web)
Quante ne raccontavano alle veglie, alle feste, al mercato! A mio zio Aldett, piaceva soprattutto narrare delle gesta di quando “a veglia” di un amico, ed avendo alzato troppo volte il gomito, fu invitato a rimanere a dormire nella casa che lo opsitava. Questi contadini, ospitalissimi quanto poveri, non avevano letti per gli ospiti, e invitarono Aldo a pernottare da loro. Si coricarono tutti e tre nel letto matrimoniale: la moglie sul lato sinistro, il ‘capoccia’ al centro e mio zio Aldett sulla destra. A un certo piunto mio zio Aldett rimproverò l’amico, il quale per “dovere di ospitalità” avrebbe dovuto mettere la moglie al centro, cosa che (sicuramente?) avrebbe fatto lui (Aldett). Il contadino, acconsentì, ma disse a mio zio: “Aldo stiv’ bon, m’arc’mand”(7).

Dopo un po’ che il contadino, ‘strac mort’ (stanco morto), si era addormentato, mio zio cominciò a “suonare quei tasti della fisarmonichina” che solo lui (Dio l’ombon!) (8) sapeva ‘suonare’ (9). La donna cominciò a divincolarsi, e ad emettere dei ‘gemiti’ di piacere che il ‘capoccia’, nel ‘dormiveglia’, captò come se, nella sua camera, ci fosse stata una “gata in cheld” (tosc. “una gatta in amore”). Subito ” ‘e cuntadèn” (il contadino) si rese conto e  intimò alla moglie: “Pasa ‘d l’etra perta,  sciubètt!” (Passa subito dall’altra parte!). Costringendo così mio zio a passare la notte “in bianco”….
Fra tutti i miei zii, “Domenichel” (10) (della parte della mamma),  non ce n’era uno al quale non piacesse ridere e “mettere in berlina” la gente. Fra gli  ‘eredi’ di tali personaggi, mi ci metto anch’io, ma, sinceramente,  siamo rimasti in pochi (Un’altro di questi è Nedo Domenicali  (cugino): poeta giocoso e suonatore di organetto che abita a Pietramala, ma di origine Visignanese. Ma,  tanti anni fa, personaggi così ‘comici’ ce n’erano molti, fra questi, anche mia zia Lina che abitava a Firenze, mia mamma “Emmina”, anche mio zio  Gigiòn (Egidio), che, talvolta ne sparava grosse! Ecco questi eravamo e siamo noi: ‘clowns’, ‘buffoni’, ‘matti’ (nel senso romagnolo del termine), ‘poetastri’, “sunadur d’organett”, etc. etc. Questa è la mia ‘eredità’, un’eredità montagnola,romagnola, di persone semplici ed oneste.
Noi, lo dico senza “false ipocrisie”,  possiamo  fare dell’Humorismo, perché sappiamo, in primis, “riderci addosso”. I Toscani e gli Emiliani  (che sono “cugini stretti”) sono completamente diversi da noi, che siamo di origine Romagnola.

I Toscani, pur essendo persone intelligentissime, “non sanno, purtroppo,  ridersi addosso”, non sanno cos’è la ‘comicità’, l’Humorismo, etc. e, se cercano di farlo, diventano ‘ridicoli’, grotteschi, perché sono il popolo meno Humoristico del mondo (sempre facce lunghe e arrabbiate, permalose….!.ovviamente, senza generalizzare)

I Toscani, purtroppo, non capiscono l’Humorismo, anzi ne hanno paura! Una paura tremenda! E lo stesso sono gli Emiliani, che sono “cugini stretti” dei Toscani. Per il toscano ‘ridere’ equivale al gesto animalesco (vedi Jena Ridens) di “digrignare i denti” (11) ed infatti essi  temono, per questo,  i”montanari Tosco-Romagnolati” . Se cercano di fare dell’Humorismo, fanno veramente ‘ridere’, ma non perché sono comici, ma perché sono ‘buffi”, iompacciati, insomma,  non lo sanno fare.

E, ce lo ha spiegato bene Curzio Malaparte nel suo libro “Maledetti Toscani”! Quando i Toscani si mettono a fare dell’umorismo (questa volta senza l’H), inevitabilmente ‘sfociano’ nella politica, quella più retriva (sovente anche nell’anti clericalismo) come fa Benigni, il quale non è affatto un comico, ma un “politico prestato alla comicità”. E’ intelligente, come lo sono tutti i Toscani, ma la sua non è ‘comicità’, o meglio, è una “falsa comicità”, che sa di muffa: con le solite ‘barzellette’ stantìe su Berlusconi, e altri politici che “danno noia” al Potere. La comicità (e soprattutto la satira politica) non è “uni-direzionale”, ma si fa a 360 gradi: al prete, come al capo del partito, alla vecchietta, come alla “ragazzina imbranata”, etc. etc. Su questo Giovannino Guareschi ci da una lezione ‘magistrale’ nei suoi romanzi di Don Cammillo e Peppone

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Don Camillo e l’On. Peppone. In questi romanzi Giovannino Guareschi di Brescello (nella Padana), ha espresso il massimo della comicità e della satira. Nella foto i due bravissimi attori Fernandel e Gino Cervi che impersonarono, con enorme successo, i racconti dello scrittore “comico-caricaturale”: Giovannino Guareschi, romagnolo.

Noi “tosco-romagnolati” amiamo l’Humorismo, la Satira vera, non i “politici prestati alla comicità”. Siamo estrosi? Bene, noi “tosco-romagnolati” siamo liberi, non “schiavi di partito”, non dipendiamo da nessuno; siamo “matti q.b.”? Ebbene, questo fa parte del, nostro DNA e non ce lo toglie NESSUNO!……. Mi sento ‘apolide’, questo è vero. Non sono campanilista, non mi sento legato a nessuna realtà territoriale. Non mi sento Toscano? E perché mi dovrei sentire Toscano? Mi sento Italiano! Tuttavia amo la Toscana, il Mugello, e il paese dove sono nato (in provincia di Fiurenze).
Il “Codice della comicità o dell’Humorismo e della Satira” (se esistesse) sta tutto qui, non esistono differenze fra persone e persone: fa ridere Renzi, come fa ridere Berlusconi, fa ridere Brunetta, come fa ridere Baffino, fa ridere Pirulé, con faceva ridere il priore di Ferraglia sulla sua Lambretta, nessuno escluso, etc. etc. Certamente ci sono dei personaggi pubblici (o meno) che sono comici “di natura”, e che spesso tirano fuori delle buone ‘battute’. Prendiami Muss…..quello era un “comico nato” (senza voler offendere nessuno). Ma ce ne sono moltissi altri che gli fanno la concorrenza, sia in Italia che in Europa oppure Oltre-Atlantico. E qui ci sarebbe da stilare un elenco……

I politici, specialmente quelli “di sinistra” hanno paura, ma che dico? Hanno il terrore dell’Humorismo e della Satira. Infatti, non esiste una “Satira di sinistra”, o, ammesso che esista, non ha mai fatto ridere nessuno, anzi fa piangere! Benigni, non mi fa ridere, mi fa piangere! (con il massimo rispetto che ho per lui).  Ma la Satira  e la conseguente  ‘risatona’ (12)  fa tremare soprattutto i “dittatorini nostrani” sia di destra che  di sinistra. La ‘satira’! Certo è che la cosiddetta “presa per il c….”, non solo impensierisce i politici “Politically Correct” nostrani, Europei e d’oltre Oceano, ma”stende a terra” anche i tutti coloro che affermano di non  apparentenere (solo a parole!)  a nessuna ‘categoria’ politica (‘camaleonti’).  La barzelletta satirica, per essi, è peggio di una scarica di mitraglietta, ma non solo quella ‘satirica’!
Molti politici italiani ed europei sono ‘allergici’ a questa forma ‘deleterea’ del comportamento umano,  da essi ritenuta “Non poilitically correct” (a meno che non sia Benigni a farla……, o pochi altri – sempre incensati da Mollica –  che fanno piangere!). Insomma, per concludere l’Humorismo, la “Satira incontrollata”, (13), è  una “bestia nera”, peggiore del diavolo.
In sintesi è:

a) vietato ridere (a meno che  a far  ‘ridere’  siano ‘comici’ “Politically correct”);

b) vietato sorridere; c)

vietato raccontarsi barzellette (a meno che non siano le solite barzellette contro i ‘nemici’ del ‘regime’);

d) vietato essere ‘estrosi’, comici (a meno che……si faccia parte dei ‘graditi’…..).
Ricapitolando i sette ‘Comadamenti’ del “buon vivere” sono questi:

  1. TUTTI a parlare di politica (però…..Politically Correctly);
  2. TUTTI a “portare avanti il discorso”; (impegnarsi del diffondere le idee ‘sinistrorse’ a tutti i livelli)
  3. TUTTI con le “stesse idee”, con gli stessi ‘slogans’,  da Bolzano a Ragusa;
  4. TUTTI con i “musi lunghi” ingrugnati;
  5. TUTTI ‘impegnati’nel ‘sociale’;
  6. TUTTI  ad “affettare salamelle” alle varie feste dell’U.. (dello sport, del tartufo, del cinghiale, del pesce ‘fresco’, dei gamberoni alla griglia…etc.),
  7. TUTTI ‘viola’….(tifare per la ‘Fiorentina’, (ma non  la bistecca….anzi, meglio tutte e due!)

Che Fantasia!…….. Che Fantasia…….!!!!!!!!!!!!!!

Uffaaaaaaa!!!!!! E se io volessi essere “Bianco-Nero” (si fa der dire…)? (14)

Un “CIAONE” A TUTTI!
Paolo Campidori, Copyright ( convinto “Tosco-Romagnolato”)
Blog  “Cultura&Cultura” http://www.culturamugellana.com

E-mail: culturamugellana1@gmail.com
….E come disse LA FORMICA: “non ci piace il ca…..ma la fi…..!!!” Cosa avevate capito? (non ci piace il cacio ma la ‘fisa’) (*)

BOZZE DA RILEGGERE E CORREGGERE – COPYRIGHT PAOLO CAMPIDORI
Note:
(1) Maleducato, volgare, rozzo, villano
(2) Tutti luoghi che si trovano nella Romagna Toscana, detta correntemente Alto Mugello (ma di ‘mugellano’ non ha proprio niente…, o, perlomeno, non aveva niente in comune)
(3) Letteralmente “servi della zolla”, schiavi (Ancora quando ero bambino esisteva, in queste montagne della Romagna Toscana un regime Feudale  (medievale)
(4) Tranquillizzava
(5) la ‘brecca’ è l’asina, nome di origine Gallico-Longobardo (?)
(6) erano tutti occupati
(7) Mi raccomando Aldo, fai il bravo
(8) Un ‘intercalare’ usato spesso da mio zio Aldett
(9) “La donna è come una fisarmonica – diceva lo zio – bisogna saper ‘pigiare’ i tasti giusti” e poi aggiungeva: “Tu sei giovane…cosa ne vuoi sapere?…..”; ed aveva ragione di ‘musica’ e di note musicali non ne ho mai capito nulla!
(10) Domenicali, di parte di mamma
(11) Come fa la bestia (vedi “Jena ridens”, Scimpanzé, il cane,  etc.) che digrigna i denti, quando è molestata. Per certuni (specialmente negli anni bui del Medioevo) anche il riso umano è equiparato al “digrignare i denti” delle bestie,  e quindi, per essi,  ‘ridere’ equivale a mettersi sullo stesso piano delle ‘bestie’.

(12) Gli Etruschi  chiamavano “cachinni”, il loro “riso smodato”, ed ecco perché i fiorentini e i Toscani, ovviamente solo alcuni, non amano gli Etruschi (ma questa non è la sola ragione). Eppure,  la “risatona” secca, smodata, fragorosa, impietosa dei Toscani è una delle tante”eredità Etrusche”, che però, molti  disconoscono
(13) Non ‘gestita’ direttamente dalla ‘Nomenklatura’
14) Juventino, ovvero della Juve!

(*) la fisarmonica in dialetto romagnolo (ma anche emiliano) è chiamata con un abbreviativo: ‘fisa’