DOSSIER POESIE


DOSSIER POESIE (di Paolo Campidori)

PREMESSA

La poesia, talvolta è come una fotografia, o come un dipinto impressionista: il poeta “coglie l’attimo fuggente”, l’emozione (talvolta passeggera), la sensazione di un sentimento e la trasforma in una ‘poesia’, bianco su nero, in qualcosa di duraturo, o perenne che può sfidare il tempo, i secoli, oppure può essere suscettibile di diventare, anche da subito,  ‘carta straccia’ e gettata nel cestino.
La poesia quindi non è sempre reale, come può essere un ritratto fotografico, ma spesso è una ‘sensazione’ passeggera che può essere anche non riconducibile ad un solo personaggio, ma ad un insieme di persone e  ‘ricordi’, rivissuti dal poeta e fissati sul foglio in un solo istante.
Per cui queste mie poesie non sono rivolte a qualcosa o a qualcuna in particolare, ma sono spesso il prodotto, ovvero il frutto di tante ‘sensazioni’ che si ‘concretizzano’ in un componimento poetico, in un solo momento, quando meno te lo aspetti, Spero siano di vostro gradimento.

TI HO CERCATA

Ti ho cercata fra le stelle del firmamento,
nell’Olimpo, nell’Eden, nel Parnaso.
Ti ho cercata a Parigi nelle sfilate di alta moda,
nei ristoranti più esclusivi di Montmartre, all’Olympia,
al Quai d’Orsée, sulla Senna, al musée Grevin,
alla Sorbona, au Quartier Latin, al Trocadero.
Ti ho cercata negli alberghi di lusso della Costa Azzurra,
nei pubs alla moda, nei circoli letterari più raffinati.
Ti ho cercata nelle bianche ville di Cannes e Montecarlo,
tra i VIP di Portofino, di Porti Cervo, di gallipoli.
E NON TI HO TROVATA.
Ti ho cercata nei green dei campi da golf di mezza Europa,
a Cinecittà a Hollywood, fra le dive del cinema, ti ho cercata
fra le “leonesse” e le “sorelle ottimiste”.
Ti ho cercata nei pads dei grand prix di mezzo mondo,
nei templi del tennis a Wimbledon, al Roland Garros.
E NON TI HO TROVATA.
Ti ho cercata negli yachting club di Ibiza, alle Bahamas
e perfino al Club Velico di cala Galera.
Ti ho cercata nelle ville più sontuose, fra la gente aristocratica,
fra i “liberi muratori” e nei templi dell’alta finanza.
MA NON TI HO TROVATA.
Ti ho cercata fra la “bella gente”
degli ippodromi londinesi e parigini
nelle residenze reali e presidenziali
di Buckingham Palace e dell’eliseo,
a Montecitorio, ai Parioli.
E NON TI HO TROVATA
E NON TI HO TROVATA.

BARBI

Quella tua maglietta ardita
cui mancavan quattro dita
e mostrava un bel cosino
che assomiglia a un tortellino.
E quei tuoi pantaloncini
un po’ sotto la cintura
eran troppo rotondini
e…mostravan la figura.
Quel piacevole finestrino
che mostrava un fiorellino
l’ho pensato ier mattina
e lo vedo ancor vicino!
E’ stata quella la scintilla
a causar tanta meraviglia.

UN GRIDO NEL VUOTO

Due grandi occhi neri,
inorriditi,
si incrociano nel vuoto. Dolore,
innocenza calpestata,
narici aperte,
bocca spalancata,
un grido di dolore
che nessuno vuol sentire.
Una lingua impastata di fame
attende invano acqua e pane.
L’uomo razzista
discrimina il colore,
non si cura di te,
non vede il dolore
che solca il tuo visino nero,
senza un po’ d’amore.

LA FISARMONICA
La fisarmonica è un’orchestra
di quanti elementi? Tanti.
Ci sono i violini, le trombe,
i clarinetti, i bassi,
il pianoforte, i fagotti,
i controfagotti, la batteria
Tutti questi strumenti
in uno solo? Miracolo!
Ma com’ è il suono della fisa?
Allegro, triste, malinconico,
preoccupato, lamentoso?
La fisarmonica è tutto questo.
E’ allegra, quando sei allegro,
piange, quando sei triste,
sprizza gioia, quando vuoi ballare,
è rilassante quando vuoi riposare.
Un tasto per ogni stato d’animo,
e gli stati d’animo sono tanti.
La fisarmonica, respira,
come una bella donna,
e, come una bella donna,
è tutta da suonare.
Devi però trovare i tasti giusti.
Quanti motivi escono dalla fisa:
i tanghi, le polke, le mazurke,
i valzer, le rumbe, i fox- troot.
Questo strumento è troppo bello,
non passerà mai di moda.

IL CIMITERO DEI VIVI
(Monotonia prima della nevicata)

Una strada in salita
e la gente che passa infreddolita
una gru con la benna alzata
un rumore uggioso e monotono.
I palazzi di cemento si ergono
con i loro colori ossidati
finestre chiuse, balconi deserti,
dietro le tendine ombre di morte.
Un auto blu in sosta,
un cartello segnaletico,
un omino che spala,
un compressore che va
avanti e indietro.
Il cielo è plumbeo, sa di neve,
l’asfalto è grigio-nero, gli alberi
sonnacchiosi odorano di mistero.
Da lontano, si ode un ritmico
e vitale martellare di un artigiano.
Presto le vie, i tetti sbiaditi delle case
i marciapiedi, i tetti delle automobili,
i pochi alberi, i balconi e i davanzali
verranno coperti da un bianco manto di neve.
Un vecchio passa tentennando,
le mani in tasca, il collo piegato,
le gambe tremolanti, il piede incerto,
il capo imbacuccato, un ombrello in mano
di incerato.
Nessuno si cura di lui,
non c’è umanità in questa città,
il povero vecchio non sa più

IL CIPRESSO MUGELLANO

Cipresso alto, slanciato
dritto come un fuso
la tua chioma lunga
e appuntita assomiglia
al pennello dei pittori
che intinge i colori
infiniti della tavolozza.
Cipresso pittoresco,
icona del paesaggio mugellano,
segnacolo di riferimento
di chiese, strade antiche e ville.
Cipresso amato, presso i cimiteri
sarai l’ultimo testimone
del nostro girovagare terreno.
Fra i tuoi rami esili
spesso battuti dal vento
albergano uccelletti e scoiattoli
che in te trovano sicuro rifugio.
Il tuo tronco a chiazze
verderame scuro ricordano
i colori degli antichi bronzi etruschi,
nostri antenati mugellani e toscani.
Ma la tua bellezza si nota
particolarmente nei filari prospettici
decantati da celebri poeti e letterati.
Cipresso mugellano
non sei da meno dei filari
di pioppi o di betulle nordiche.
Sei autoritario, vigile, superbo
e allo stesso tempo dolce e rassicurante.
Sei sempre presente nella campagna mugellana
segnata dal contrasto del verde scuro
delle tue chiome e il marroncino
delle zolle appena arate.
La tua bellezza insuperabile
è stata immortalata dai
maggiori artisti: dal Rinascimento
ai Macchiaioli.
Ma di te amo soprattutto la tua ombra,
ombra di pace, serenità, rigenerazione.

IL MIO MONDO
(Romagna Toscana)

Questo è il mio mondo:
due colline verdi,
alcuni campi arati
quattro mucche al pascolo
e due sdraiate
un cielo limpido
due case diroccate
una voce lontana
un cane che abbaia
e un fiore che spunta
vicino a una concimaia

LA SCALA DELLA SANTITA’

Una lunga e larga scalinata
con i gradini martoriati
dalla neve e dal ghiaccio
porta dritta all’antica
chiesetta dei frati.
Scala bella e monumentale
testimone dei passi affrettati
r infreddoliti dei monaci
che una volta salivano scalzi
per raggiungere la chiesetta.
Quanta storia,
quante testimonianze
potrebbero raccontare questi scalini
dei santi monaci vissuti,
un tempo, nella più completa povertà.
Ma ecco, suona l’Ave Maria,
due sparuti e anziani frati salgono
affannati per la preghiera.
Una cosa è rimasta immutata:
il bel suono argentino delle campane.

LAURA

Aura celestiale
brezza del mattino
vento gagliardo
della sera
ebbrezza pazza
della notte mugellana.
Laura ti rivedo,
le tue immagini
come in un film,
i tuoi occhi come
sorgenti d’acqua pura,
i tuoi riccioli
come anelli preziosi,
la tua bocca sorridente,
il tuo seno caldo
come la terra mugellana
in una calda sera d’agosto.
Ti rivedo…ti rivedo e sorrido.

LE CLOCHARD

« Rappelle toi Barbara
Il pleuvait san cesse
Sur Brest ce jour-là »…

Rappelle toi Barbara
Qu’un orage s’est abbattu
Sur mor cœur.

Rappelle toi Barbara
Qu’ un clochard pleure
Sans connaître porquoi.

Rappelle toi Barbara
La pluie, l’orage, la foudre….

Maintenant….l’arc en ciel ?

MINA

Nel corto viale alberato
la nostra auto si ferma
nella notte scura.
Il profumo dei tigli
si mescola con il profumo eccitante
della tua pelle.
Le tue labbra vogliose,
i tuoi occhi blu,
due fari che scrutano
nel mare delle sensazioni.
I tuoi capelli
come fili di seta
il tuo corpo che vibra
e la mia mano
che ti passa leggera sul collo.
I nostri corpi si abbracciano stretti,
i tuoi seni dolci come arance…
Mi ami? Ti amo? Forse è presto?
Forse è tardi? Andiamo?
Voglio restare ancora,
è bello qui.

MONGHIDORO

Una casetta dai muri screpolati
una porticina e due finestrine
piccole, piccole,
un pavimento a lastre,
un tetto roseo,
un giardinetto sul davanti.
Quante di queste casette
c’erano in questa zona.
E c’erano anche le persone
che lavoravano nei campi
e che si chiamavano
da lontano e le loro voci
riempivano la vallata.
C’erano poi le mucche
che davano buon latte,
le pecore che davano buon formaggio
e soffice lana per i materassi
e per gli indumenti.
E c’erano tanti bambini,
tanti occhietti che
chiamavano “mamma”, “pane”.
Poi venne la guerra,
anzi le guerre,
tutto andò distrutto e
con esse tutto un mondo
che non tornerà mai più

MONTESENARIO

Un bel pozzo
con tanta neve intorno.
Alcune orme fresche
indicano il passo frettoloso
dei monaci opulenti
coperti dal nero saio.
La neve ha imbiancato tutto il piazzale
e una leggera luce arancione-giallastra
colpisce con violenza
la fresca neve,
creando giochi ed effetti di luce
che hanno dello straordinario.
Sullo sfondo la catena dei monti,
del Giovi, della Valcava, di san Godenzo.
Il pozzo è lì, fermo, ieratico,
con il secchio attaccato alla carrucola,
spetta l’uomo
per regalargli acqua pura,
acqua fresca, acqua di vita.

MONTI MUGELLANI

Una lunga teoria di monti
e colline si allunga da Fiesole
verso la vallata del Mugello
come un fiume che si getta
nel turchino-smeraldo del mare.
La vallata del Mugello
che si distende sorniona
sotto le rosee nebbioline primaverili
ci danno il benvenuto.
Benvenuti monti di Polcanto,
di Valcava, di Monte Giovi
ricchi di fresche e chiare acque
che alimentano il fiume Sieve.
Indifferenti, guardate
la catena degli Appennini che vi
sovrasta.
Non siete da meno di loro,
siete gemelle di bellezza.

MUGELLO E’…

Una donna gravida,
una sorgente arida,
un uomo panciuto,
un fiore perduto,
un giovane che parla, parla,
un monumento arrugginito,
un bimbo che succhia il dito,
un tiglio odoroso di miele,
due vecchietti
mano per la mano,
due carrelli per la spesa
sul marciapiede,
due casupole con il tetto rifatto,
mille porte sbattute dal vento,
mille attese davanti a un portone,
un rumore lontano di un amore perduto,
un matto che scrive “pace” sul muro,
una chiesetta deserta e austera
un urlo nella notte
desolata e nera,
un sorriso…
una chimera.

NON POSSO AMARTI

Non posso amarti
amica mia dolcissima
guardami
sono già vecchio
non lo vedi?
Appoggia solo per un attimo
i tuoi riccioli biondi
sulla mia spalla.
Solo per un attimo.
Tu ed io soli
in questa notte
sbarazzina.
Ti fai gioco di me?
Hai freddo?
Spegni la luce,
non parlare.
Per un attimo soltanto.
Tic..tac..tic..tac,
Tu ed io soli,
guarda è quasi mattino.

PELLE DI LUNA

Mi è caro il dolce ricordo
del profilo del tuo viso
contro il cristallo della finestra
del Municipio di montagna.
Ricordo i tuoi capelli riccioluti,
e la tua bocca sorridente che si schiude
davanti agli occhi indiscreti
del mondo amico e talvolta nemico.
Tutto in te è gioventù e bellezza inebriante.
Un fiore prezioso di montagna,
fa capolino fra la corta maglietta
attillata e i pantaloni
che scivolano piano piano sulle tue anche.
Ti siedi, guardi la gente,
e parli loro con semplicità, serenità,
impegno e tanto amore.
Ma per un attimo
la grandiosità e la bellezza mozzafiato
del paesaggio monghidorese
mi inducono alla riflessione.
Chi siamo noi, in realtà,
amica dolcissima?
Siamo prigionieri di questo mondo
o vi respiriamo liberi?
Io non lo so. Tu lo sai?
Intanto il sole fa capolino
sulle cime dei monti di Loiano
e illumina la bella vallata bolognese.
E’ un altro giorno da vivere prima che torni la luna
e faccia di nuovo risplendere la tua pelle
e i tuoi capelli come anelli di seta.
Un fiore ha sostituito un altro fiore
e amori nuovi
fanno dimenticare vecchi amori?

PIETRAMALA

Ti chiamano Pietramala,
sei il più bel paese dell’Appennino.
I Romani passavano
per le Valli e il Peglio,
nelle gole delle tue montagne
con eserciti, cavalli e carri,
per conquistare nuove terre.
Arrivati presso il Peglio,
vulcano ancora fumante,
facevano gli scongiuri ai loro Dei
e per questo ti chiamarono
“la pietra cattiva”, la pietra mala.
Ma si sbagliavano,
in tutta la zona c’è
una “pietra buona”, detta
anche “pietra serena”,
apprezzata in Italia
e nel mondo.
Anche gli Etruschi a Pietramala
un bell’idolo in bronzo
lasciarono,
ma in Mugello l’han
quasi dimenticato
poiché nel museo di Cortona
l’han portato!

PIOVE

Le gocce ballano e rimbalzano
sul nero asfalto,
l’acqua dilava
creando veloci rigagnoli,
vortici e schiuma.
Il cielo da plumbeo
si fanero.
Ecco il lampo
venire da occidente
e subito il tuono
rotola e rimbomba.
Il vento lo accompagna
scuotendo i rami
e le foglie ingiallite
si fermano sulle tue mani.
Tic, tac, tic, tac,
le gocce cadono
sul verde ombrello,
musica celestiale,
armonia della natura.
i nostri spiriti
si appagano e si placano.
Ma ecco, già torna il sereno.

POLLAIO

Il pollaio è un luogo
puzzolente e stretto
e le galline vi fan l’uovo
dietro un siparietto.
Le galline fan coccodé e il gallo
arzillo fa chicchirichì.
La gallina felice alza un pié
e il gallo la corteggia notte e dì.
Tu quando entri nel pollaio
con riverenza saluta il galletto,
ricordati che lui è il proprietario
delle galline e dello stalletto.
Non ti fare gallo avanti il tempo,
nel pollaio avresti una tenzone,
di ciò che sei devi essere contento,
rispetta il gallo e non sarai cappone.
Fare il galletto a tutti non s’addice,
nel pollaio la scala
è corta e merdosa
ricordati ciò che il proverbio dice:
“non ti curar delle galline
e…goditi le uova”!

PONTE VECCHIO

Quanta acqua è passata
sotto i tuoi archi
tesi come corde di violino.
Le piene improvvise,
con la loro impetuosità,
ti hanno fatto tremare,
non soccombere.
Sei disteso, addormentato
nel fiume d’argento,
con i piedi immersi nell’acqua,
sempre pronto a nuove avventure.
Presso di te
allungano la loro ombre
torri e case d’alto lignaggio.
Ti chiamano Ponte Vecchio, poiché
hai i capelli bianchi e il volto canuto?
Resisti arriveranno tempi migliori.

Rappelle toi..

Rappelle toi Barbara
Il plevait san cesse
Sur Brest ce jour-là.

…maintenant il fait
de l’orage sur mon
coeur.

SAI CHE TIDICO

Sai che ti dico?
Ti amo ancora
e forse ti amo di più.
Ho passato notti insonni
a ricamare ricordi.
Ho intrecciato fili d’oro
e d’argento per tessere
i tuoi capelli.
Ho dipinto di color
turchese i tuoi occhi
bagnati da una goccia di rugiada.
Ho vagato nella notte solitaria
fra boschi silenziosi
ascoltando la tua voce
nel vento sferzante
salire i pendii della montagna.
Ho visto le tue mani
riflesse negli stagni
e nei ruscelli cristallini
appena increspati
dalla brezza che
accarezzavano un bambino.
Sai che ti dico….?

SARAI

Sarò la tua ombra
sarò il tuo caldo giaciglio
sarò il tuo oggi e il tuo domani
sarò il tuo “io sconosciuto”
sarò il tempo sereno e la tempesta
sarò la fiamma nel tuo cammino
sarò viandante al tuo fianco
sarò erba e fiori del tuo giardino
sarò ebbrezza e passione
sarò giocoliere e saltimbanco
sarò mago. sarò zingaro
sarò bonaccia e mare in tempesta

Sarai la mia barca
sarai la mia giumenta selvaggia
sarai il mio vaso di terracotta
sarai luce, sarai vento
sarai la pioggia che mi ristora
sarai la spiga che matura al sole
sarai il sole di luglio
sarai il profumo della marfina
sarai la bacca aulenta del ginepro
sarai il biancospino e la rosa canina
sarai la mia edera…
sarai, sarai.

SASSO DI SAN ZANOBI

Solitario, massiccio, aguzzo
la tua punta diamantina
tocca il blu infinito.
Prati e pascoli stanno ai tuoi piedi
e bianche vacche
pascolano tranquille
al tuo riparo.
Le verdi colline del fondovalle
solcate da strade sterrate
ti fanno da sfondo.
Sasso di San Zanobi,
gigante buono, con i tuoi
mille colori: verdini,
azzurrini, rossastri,
ci inviti alla modestia e alla bontà.

TORI, TORI, TORI (E VACCHE)

lasciamo i tori alla Spagna,
alle assolate arene di Siviglia,
alle grida impazzite: “Sangre, sangre!”
degli spettatori amanti
dei trajes de luz, delle banderillas,
dei lenzuoli rossi che coprono
il sangue dei tori morenti.
Lasciamo i tori a Garcia Lorca,
a Manolete, alla ipocrisia di
“A las cinco de la tarde”.
Lasciamo ti tori alla Grecia,
che trasuda di classicismo,
di miti, di donne danzanti,
coperte da lunghe vesti velate.
Lasciamo i tori a Mitra,
alla divinità indiana,
al mito e alla illusione,
per le sue battaglie mai vinte
per le sue “Guernica” che sanno
di ricordi e scene “déjà vues”.
Lasciamo l’illusione a tutti coloro
che si sentono grandi e forti.
Noi ci prendiamo le vacche, i buoi,
che sono pii per definizione,
i buoi e le vacche che pascolano
tranquille e liete sui monti della Futa,
alla Traversa, a Covigliaio a Monte Beni,
a Pietramala,che riempiono le valli con i suoni
dei loro campani:
dinn, donn, dann, dleng, dlong,
dlang, dinn….

UN PICCOLO CIMITERO

Un piccolo cimitero
in mezzo ai verdi abeti.
La candida neve
ammucchiata dal vento
disegna le bianche
sagome dei tetti.
E’ inverno,
il vento pungente
spinge i rovi
facendo cadere batuffoli di neve.
La bianca vallata si distende
con i suoi dolci declivi.
Bianche anime aleggiano
sul piccolo cimitero e
la neve cade sul bianco recinto.
Con la primavera spunteranno
i primi fiori profumati

UOMO DISTRATTO
Se non sollevi gli occhi
verso il cielo per ammirare
le bellezze del creato
sollevali almeno
per guardare che tempo fa
o prevedere il tempo che farà.
Se gli occhi tuoi
sono sempre rivolti verso la terra
non dimenticare
i superstiti uccelli del cielo
che volano liberi nell’aria
che tu inquini e respiri.
Se sei immerso nella fuliggine,
sempre più spessa, della tua città
ricordati che sopra la tua testa
esiste ancora il sereno
e la notte con il cielo stellato.
Tutte queste cose
osservale con il telescopio della vita
e, poco a poco,
scoprirai la tua anima.

VALLE SERENA

Come la chiocciola sulla ginestra,
come la lucertola al sole,
come la notte profumata,
come la brezza che accarezza i fiori,
come la lilla in primavera,
come la donna che ama,
come la luce debole della sera,
come la barca che scivola sul mare d’agosto,
come l’onda della battigia,
come la pioggerellina di marzo,
come la rugiada del mattino,
come la goccia d’acqua sullo stelo,
come la luna che ci spia,
come la tua mano che accarezza,
come la tua voce rotta dal pianto,
come la lacrima che scende dal tuo viso.

ZIO ALDO

E’ estate
i biondi fieni attendono
la falce.
Tu calpesti l’erba appena
tagliata,
il tuo volto è sereno,
il tuo sguardo si perde
nella vallata.
Tu, immobile,
guardi la vita,
scorrere alle tue
spalle,
la tua vita fatta di
piccole cose.
Accendi la tua pipa,
sorridi…sorridi.
La vita è passata

EPITAFFIO

Tutte le cose belle duran poco
stavo intere giornate intorno al fòco
Ora qui il caminetto non c’è più
quattro zolle di terra e nulla più

Non ho telefono, né radio, né televisione
isolati dal mondo ed in prigione
non vedo più i cari amici miei
contattami, se vuoi. con una e-mail

PRIMAVERA A FONTISTERNI

In quella valle
dove io sentii solo l’abbaiare di un cane
dove io interpretai i segni sui sassi
sassi squadrati dei muri a seco
dove io guardai la lucertola al sole
dove io sentii quei passi misteriosi
accompagnati da un canto arcano.
In quell’angolo di paradiso dove io vidi i giaggioli
spuntare gagliardi e agitarsi al vento
di una primavera ancora lontana.
Là, fra quelle viti, fra quei cespugli
di rosmarino, tu mi porgesti la tua mano
e subito il vortice del vento ci trasportò
sulle colline in fiore, dove si sentiva l’eco misterioso
provenire dall’infinito.
Tu ti mettesti a ballare al ritmo
di una musica ancestrale, una danza scatenata,
le tue guance e le tue labbra si erano fatte rosse
come i papaveri. Io ti guardavo e non credevo.
Poi piano piano sparisti in un grande vortice
come in un sogno…ed io restai là a guardare
mentre la tua gonna svolazzava al vento
e mostrava le tue bellezze più intime,
più delicate, più sensuali….
Non era un sogno, forse, in quella valle
io ti ritroverò!

FORTUNA

Fortuna è questo cielo
turchino sopra di noi
Fortuna è la brezza mattutina che
accarezza la pelle
Fortuna è vedere la notte
che diventa giorno
Fortuna sei tu
che ti siedi sulle mie ginocchia
Fortuna è il panorama di casa
occultato dalle nebbie mattutine
Fortuna sei tu
che mi getti le tue zampette al collo
Fortuna sono i tuoi occhietti
che mi scrutano incuriosita
Fortuna sei tu quando
ti lasci accarezzare il pelo morbido
Fortuna sono i colori
dei fiori sulla fioriera della terrazza
Fortuna è quel cactus piantato anni fa
e riesce a vivere nonostante
la nostra incuria e il nostro disamore
Fortuna è la pianta di rosmarino
che agita al vento i fiorellini azzurrognoli
Fortuna sei ancora tu che lecchi la mia mano
e mi dimostri così il tuo amore.

FIRENZUOLA

Non c’è paese al mondo che vanti una cosa sola
né uom né animale sia solo bene o male
né cronaca né storia sia solo fòla
né racconto o fiaba sia solo banale.
Il mondo è confuso in bene e male
così gli uomini hanno animo nobile e bestiale.
In quegli anni di guerra fu deciso
di spazzar via una città così bella: Firenzuola
che significato ha di “piccola Firenze”
ricca di storia, di costumi, di sorriso
deciso fu dai signori della guerra, allor potenze.
Ma non si trattò certamente di cosa saggia
rifarsela con una città inerme
tutto fu distrutto e diventò oscura piaggia
e la cittadinanza impoverita come un verme.
Dimentichiamo il passato, Firenzuola è rinata
dalle rovine ancor più bella e agiata
con belle piazze, strade, un museo, la pietra serena
un bel Municipio, le banche come una bella scena.
E poi la Pieve è anche rinata, con belle
opere da scultori e architetti adornata
con tante feste, ritrovi, sport e ciambelle
che puoi gustar nelle feste sotto le stelle.
La cittadina a Firenze vuol esser collegata,
e questo auspicio i fiorentini hanno sempre avuto,
per questa ragion una bella strada va pensata
che dal Santerno a Firenze vada.
Allora fiorentini e firenzuolini potranno dire con vanto:
“Firenzuola, bel paese che il Santerno bagna,
e parla tosco in terra di Romagna”.
E’ rinata la città di Zanobi il Santo.

CA’ DI LUCA

Una casina bianca
con il tetto a lastre
e Ca’ di Gnacco in lontananza
ti fa compagnia.
Una piccola strada
disegnata con l’aratro
contrasta
con il verde dei prati.
Alle tue spalle
bianche e verdi colline
ti sovrastano.
Non sei sola,
il silenzio ti fa compagnia.

Tutte le poesie sono di Paolo CampidoriPaese mugellano in estate.png

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