DOSSIER GONFIENTI


DOSSIER GONFIENTI

La strada che unisce Gonfienti a Marzabotto e Bologna, passando per la Futa e il Passeggere è sicuramente Etrusca.

 Versante Alto Mugello Rid

Ora  SPERO non ci siano più dubbi la strada che unisce Gonfienti a Marzabotto e Bologna (Felsina etr.) può essere a buon motivo considerata Etrusca, non con approssimazione come avevo scritto in un precedente articolo, ma con una certa sicurezza. La scoperta quindi fatta da alcuni appassionati archeologi, che ritrovarono sul Monte Bastione un selciato di strada antichissimo, è stata senza dubbio una scoperta importantissima. Si tratta di una strada che sicuramente univa la città recentemente ritrovata nell’hinterland pratese: Gonfienti (o Confienti) con Marzabotto, da una parte e Bologna dall’altra; ed esisteva, senza ombra di dubbio, almeno a partire dal V secolo a.C. Solo con la eccezionale scoperta di Gonfienti-Pizzodimonte (o Confienti) ho potuto fare questa valutazione relativa alla viabilità, altrimenti impossibile. Questo perché l’altra città etrusca Fiesole e il nucleo etrusco fiorentino di origine villanoviano, usavano altre strade per collegarsi con il nord dell’Italia, che atraversavano il Mugello nella parte centrale ed orientale. Quindi solo dalla ricerca del trait-d’uonion di queste tre importanti città etrusche: Gonfienti, Marzabotto e Felsina ho potuto ricostruire il tracciato viario sicuro che univa le suddette città. Ora cercherò di dimostrarvi come e perché.

Da ricerche da me effettuate all’Archivio di Stato di Firenze, ho ritrovato nella Segnatura “Direzione Generale acque e strade 1564, n.9” delle carte geografiche molto grandi, che per visualizzarle e per non danneggiarle gli addetti ASF le distendono su grandi tavoloni, appositamente usati per la consultazione. Una di queste riguarda la Pianta del Vicariato di Scarperia, in Scala di miglia 10 Toscane e l’altra la Pianta del Vicariato di Firenzuola in Scala di miglia sei toscane. Entrambe ci interessano per questa ricerca e di entrambe mi feci fare dall’ASF due foto a colori di una certa grandezza per meglio distinguere i particolari e le scritte delle località.
Abbiamo detto che Gonfienti (questo nome si ritrova in località etrusche per almeno tre volte) si trova nell’hinterland pratese ed essendo una città etrusca costruita e situata nel centro Italia, essa doveva, per comunicare con le popolazioni etrusche e per lo svolgimento dei commerci con il Nord Nord seguire una via di terra che fosse più rapida possibile. Altrimenti essi avrebbero dovuto cicomnavigare le coste dell’Italia, passare lo Stretto di Messina, rilalire lo Jonio per arrivare all’Adriatico, al porto di Spina, che era il porto etrusco più importante. C’è da considerare poi che gli Etruschi dopo la guerra con i greci-siracusani, ne uscirono sconfitti e la loro influenza di potenza marinara fu di molto ridotta. Gli storici, e tra questi uno storico greco, dicono che gli Ertruschi potevano percorrere il tragitto via terra dal Mar Tirreno al Mare Adriatico in soli tre giorni. Questa strada che partiva da Pisa, passava per Volterra, e da qui a Gonfienti, la città carovaniera etrusca recentemente tornata alla luce. Qui la strada, attaverso la Val di Marina, cominciava a salire fino al oltrepassare il Poggio di Cupo, Montebuiano (una località col nome simile esiste presso Fiesole), Cavallina, Barberino. Da qui la strada ricominciava a salire verso Cirignano, Casaglia (San Martino) per arrivare allo Stale (contea). La strada proseguiva poi per Osteria dello Stale, Il Passeggere. Qui la strada aveva una biforcazione. Sulla sinistra la strada scendeva e dopo appena cento metri si trovava la località detta Incisa (toponimo di probabile origine etrusca), dove esiste una antichissima costruzione, altomedievale, forse un Convento, che è stato recentemente ristrutturato e destinato ad agriturismo e l’antica chiesa (sconsacrata) con il campanile ancora intatto, il tutto inglobato e circondato da edifici di epoca posteriore. Scendendo ancora si trova la località Tabita, anche questo toponimo è di origine aramaica che significa “cerbiatto-a”. Poi la strada passava dove in epoca altomedievale sorgeva la chiesa di san Martino a Bruscoli, la quale era stata costruita accanto al potente e temuto castello dei Conti Alberti (oggi esistono le rovine dello stesso in cima al poggio). La strada proseguiva con varie diramazioni verso Baragazza o verso Pian del Voglio, fino ad arrivare a Marzabotto (Misa?), l’altra città carovaniera etrusca gemella di Gonfienti. La strada da qui attaverso la Valle del Reno arrivava a Bologna (Felsina (etr.)

Ma torniamo al bivio del Passeggere dove abbiamo già analizzato il percorso della strada del versante occidentale per Marzabotto. Prodeguendo verso nord invece la strada proseguiva verso la città di Claterna (toponimo etrusco) e quindi Bologna (Felsina).

Ripeto la scoperta fatta da alcuni giovani appassionati archeologi, alcuni anni fa, di un’antica strada lastricata è una scoperta importantissima, scoperta della quale però non si sono tenuti in considerazione alcuni elementi importanti, causando equivoci nella valutazione.

Per prima si è tenuto conto che questa strada doveva unire almeno due città (una del centro e una del nord), di questo è stato tenuto conto, ma non si è tenuto conto della città di Gonfienti (Prato), città etrusca scoperta recentemente, o per lomeno, le notizie non erano state ancora diffuse sufficientemente. A Gonfienti in località Pizzodimonte verso la metà del Settecento vennero alla luce alcuni reperti etruschi di notevole importanza, quali un bronzetto votivo, ora all’estero. Ma lo sbaglio di fondo è docuto al fatto che questo antichissimo percorso non poteva unire Fiesole a Bologna, per il quale venivano usati altri itinerari), bensì Gonfienti (e tutta la zona circostante) con Marzabotto e Bologna. Non era quindi originariamente un itinerario sud-nord, bensì un percorso inizialente W-E per poi diventare S-N.

I soldati Romani, in un momento di ozio, come raconta Tito Livio, come ho detto in un’altra ricerca, possono verosimilmente aver riparato la strada, averla lastricata in certi punti, possono averla resa libera da alberi e arbusti, per rendere la stessa scoperta in entrambe i lati (essendo strada di crinale) ed essere quindi più sicura per le truppe che possono averla usata in certe occasioni.

Però la stessa non è romana, vale a dire i Romani non hanno costruito questa strada di sana pianta, essa esisteva già molto tempo prima ed è senz’altro di origine villanoviano-etrusca.

Ringrazio l’Archivio di Stato di Firenze, per avermi fornito le fotografie (pagando ovviamente) che mi hanno agevolato molto in questa ricerca, che devo dire la verità, non riuscivo a trovare la soluzione del problema.

Ora un’altra importante ‘tessera’ del mosaico, spero e credo sia stata ritrovata e posta nel luogo mancante.

Paolo Campidori

Fiesole, 19 luglio 2010

© Paolo Campidori

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...