FIESOLE ETRUSCA


FIESOLE ETRUSCA

FIESOLE – CIPPO CONFINARIO DEL “CAMPO DEL PERINO”
“TULAR AU PAP(?) A CURSN” TRADUZ. “CONFINE DI AULO PAPSENNA (O PAPRSINA) (CON QUELLO DI) AULO CORSINIO”
Si tratta certamente di un confine territoriale fra due importanti proprietari (1) della nobiltà terriera fiesolana: la famiglia Papsenna  o (Papsina etr.) e la famiglia dei Corsinius (etr.Cursni, prov. dalla Corsica?). Quest’ultimo nome, in modo particolare ci rimanda a un gentilizio, una famiglia nobile, i Corsini, famiglia di antica nobiltà, (tuttora esistente) che estendeva i propri latifondi dal Mugello alla Maremma. Un Corsini, in  pieno periodo ottocentesco, è stato uno dei “tombaroli ante-litteram” (archeologo, di fatto, che svolgeva questa attività di ricerca di antichi reperti etruschi sui propri terreni), cosa possibile a quei tempi ma non più oggi, poiché, come tutti sappiamo, le Soprintendenze Archeologiche sono le uniche e dirette competenti degli scavi archeologici nel nostro Paese, per il periodo dell’antichità classica greco-romana ed etrusca. 
Dunque, se questa teoria che io ho ipotizzato venisse dimostrata con i fatti potremmo dire che riguardo alla posizione latifondista di antiche nobili famiglie, come, ad esempio, i Corsini i Cerretani, ecc., la situazione non sarebbe cambiata di molto da allora. Intendo dire che probabilmente i Corsini  (Cursni) etruschi, romani, medievali ecc. sarebbero gli avi della famiglia attuale dei Corsini, di nobile schiatta, che ha molti possedimenti anche nel territorio mugellano.
Il “tular” fiesolano, secondo quanto riporta la didascalia  nel Museo fiesolano, posizionata sotto il reperto, è stato ritrovato a Fiesole (epoca imprecisata), in luogo detto “Campo del Perino”, si tratta di un cippo frammentario (cioè più piccolo da come era in origine) con iscrizione confinaria di tarda epoca etrusca fine II sec. a.C., periodo in cui gli Etruschi erano già stati colonizzati dai Romani. Questa datazione alla fine del II sec. a.C. verrebbe anche confermata dalla scrittura, che sicuramente non si può far risalire al periodo arcaico (VII-V sec. A.C.) per certe caratteristiche relative alla tipologia della grafia (lettere dell’alfabeto).
Si tratta di un cippo di confine di straordinaria importanza per lo studio della storia degli etruschi, poiché ci permette di conoscere, con una certa sicurezza, un insieme di dati, come ad esempio il tipo di scrittura usato nella città-stato di Fiesole (la cui giurisdizione doveva essere – come ho già detto – molto estesa ancora nel periodo di cui ci stiamo interessando); inoltre ci permette di conoscere, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che certi nomi e cognomi etruschi, per praticità, venivano abbreviati: AV (AU) = Aule o Aulo (forse imparentato con Saul o Saulo?) e che PAP abbreviato corrispondeva alla potente e nobile famiglia fiesolana dei Papsenna (o Paprsini); che CURS abbr. corrispondeva alla potente famiglia etrusco-romana dei Cursni (etr.), Corsinii.(2)
 Ciò, in sostanza, ci permette di ricostruire il quadro storico-linguistico-economico (latifondismo) della Fiesole Etrusca del sec. II a. C., la quale benché assoggettata dai Romani, continuava a parlare e scrivere la propria lingua. Ecco perché molte caratteristiche della lingua etrusca, come ad esempio la caratteristica “gorgia” (“c” aspirata), le ritroviamo  ancora oggi nella lingua parlata dei toscani (N.B. soltanto dei Toscani). 
Questo “tular” – come dicevamo –  riporta sulla base superiore (non visibile al visitatore del museo poiché posto un po’ in alto) del cippo due lettere: TV (TU)=TULAR (3), o forse TVL (come affermano Pittau e De Palma), verosimilmente per  praticità, per essere individuato  anche da sopra. I confini come sappiamo erano sacri, e questa parola va intesa in senso letterale del termine, in quanto alla posa dei confini corrispondevano rituali sacri, fatti dai sacerdoti del tempo (cepen, etr. pron. kepen), i quali si avvalevano degli aruspici (esame delle viscere degli animali), dei fulgurali (coloro che traevano auspici dallo scoccare dei fulmini), ecc. In virtù di questa sacralità, di questa religiosità, che ovviamente non poteva non piacere ai ricchi latifondisti (forse l’avevano inventata proprio loro!) gli stessi dormivano sonni tranquilli. Così il mondo va ed è sempre andato!
Come possiamo vedere da questa breve epigrafe la lingua etrusca era molto diversa dal nostro italiano. “Tular” non ha nessuna connessione con la parola italiana “confine”, tuttavia essa è comparabile al nostro aggettivo “tellurico” che deriva dal latino. Questo cippo, che è stato scritto su una pietra molto dura e rossastra, forse porfido, non è caratteristica – credo – del territorio fiesolano. Una roccia tipica del territorio fiesolano è, invece, la pietra serena ricavata principalmente dalle famose Cave di Maiano. Su questo tipo di pietra, molto più tenera, del tipo delle  arenarie compatte, è  inciso a grandi lettere l’altro importantissimo “Tular”, che si trova murato sulla parete all’ingresso del museo fiesolano. Di questo  “tular”, io ho parlato diffusamente nel mio  nuovissimo libro “Capire gli Etruschi”  Toccafondi Editore – Borgo San Lorenzo (Fi), febbraio 2010, a pag. 69 (testo) e a pag. 161 (foto).
© Paolo Campidori, Fiesole 13 marzo 2010
NOTE
(1) Secondo i linguisti Pittau e De Palma questo cippo non delimiterebbe la proprietà fra due privati cittadini, come invece sostengo io, ma delimiterebbe il confine di Fiesole Città-Stato. Secondo il Pittau Aule Papsina e Aule Cursn sarebbero i Consoli preposti all’apposizione dei cippi confinari. Di ciò ho qualche dubbio. “TULAR RASNAL” corrisponde a “confine di stato”, e fin qui va bene. Bisogna tener conto però che nel II sec. a.C. Fiesole esiste solo come Colonia romana. Pertanto il cippo, non è casualmente frammentario ma è stato volutamente mutilato nella parte riguardante la scritta relativa alla cità-stato fiesolana, che non aveva più quella caratteristica giuridica. Pertanto alla scritta “TVLAR RASNAL” è stato tolto “rasnal” (che significa dello Stato fiesolano).  La radice “ras” è comparabile con il latino “res” (da cui deriva  res-publica e repubblica). Pertanto “rasnal” e “rasenna” (termine quest’ultimo usato dagli etruschi per definire se stessi)  potrebbero avere un’unica origine, e cioè, nel primo caso “proprietà dello stato o cose dello stato” e nel secondo caso quella di “cittadino della Repubblica”. E’ accertato storicamente che i Romani, hanno favorito, nelle varie Colonie, una politica di distensione, alleandosi, a seconda dei casi, con la nobiltà o con il popolo degli schiavi; nel primo caso permettendo loro di mantenere vaste proprietà terriere, nel secondo caso per assicurarsi l’appoggio dei poveri per rovesciare i ricchi riottosi, nemici di Roma. Tutto era studiato a puntino dagli strateghi politologi Romani per favorire la cosidetta PAX ROMANA, ovvero la riconciliazione fra Etruschi e Romani. Ritengo quindi che l’altro “TULAR” fiesolano, esposto nel Museo Fiesolano, murato su una parete all’ingresso del Museo, quello in pietra serena locale, definisca invece i confini “DEMANIO-PRIVATO”, e cioè, CONFINI fra il “pomerio” (striscia di terreno demaniale entro e fuori le mura sulla quale non poteva sorgere nessuna costruzione)  e il terreno PRIVATO dello stesso Aule Cursni (Aulo Corsinio).
(2) Massimo Pittau nel suo Dizionario della lingua Etrusca – Editrice Dessì, Sassari  e Claudio De Palma nel suo libro “Le origini degli Etruschi” Casa editrice Nuova S1 Bologna (probabilmente non avendo veduto “de visu” il cippo fiesolano) interpretano il cippo fiesolano nella maniera seguente: “TULAR AU PAP A CURSN TUL (Pittau); TULAR AU PAP AU CURSN TUL (De Palma). Entrambi non tengono conto che l’ultima parola TV o TVL è scritta nella spessore superiore (bordo) della pietra del cippo, separatamente, dalla scritta “TULAR AU PAP, ecc.” che è incisa invece sulla facciata anteriore della stessa.
(3) A me risulta che la scritta sul bordo sia composta da due lettere: TV e non TVL. Sono del parere  tuttavia che la sostanza non cambi. Infatti TVL e TV sono due abbreviazioni di TVLAR, come afferma Massimo Pittau (M. Pittau – Vocabolario della lingua Etrusca – Dessì Editore – Sassari 2005). Il De Palma, invece (riportando quanto afferma il Ribezzo),  sostiene “di aver riconosciuto nella voce “tular” il significato di “confini”, al plurale, mentre “tul”, pure presente in alcune iscrizioni etrusche, sarebbe il singolare di “tular”. Credo che Pittau abbia ragione nel ritenere che TVL sia solo una abbreviazione e non il singolare di TVLAR.
CHI E’ L’AUTORE DELLA RICERCA?
Paolo Campidori, l’autore di questa ricerca non è archeologo, avendo fatto altri studi di natura linguistica e giuridici. Paolo, come ha scritto Massimo Pittau (vedi http://www.pittau.it), è un appassionato cultore del meraviglioso popolo etrusco. Ha trascorso buona parte della sua vita nelle Segreterie dei Musei fiorentini collaborando con i Soprintendenti: il Prof. Luciano Berti, il Prof. Umberto Baldini e, per ultimo, con il Prof. Antonio Paolucci, che tutti sapranno è l’attuale Direttore dei Musei Vaticani. Da essi ha imparato molte cose. Principalmente l’amore per la storia e per l’arte. Invece il bagaglio culturale e  la predisposizione per l’apprendimento delle lingue moderne: inglese, francese, tedesco e spagnolo ha contribuito, hanno influito, in maniera determinante, a seguire gli studi di un grande maestro, un linguista d’eccezione: il Prof. Massimo Pittau, il primo ad aver realizzato un vero vocabolario euna grammatica della lingua etrusca. Il Campidori, che è pur sempre un eclettico, si riconosce principalmente come storico a livello locale. Ha scritto una  decina di libri sull’arte, storia e costume del Mugello ed ha contribuito allo studio della “lingua” degli stessi, scrivendo vari racconti in vernacolo mugellano: “Le storie di Gosto”, unico libro non ancora pubblicato. Altri suoi libri: Le Chiese del Mugello, Giorgi e Gambi Editori, Firenze 1980; Mugello, vita di paese, Toccafondi Editore, Borgo San Lorenzo (FI) 2004; I Monti della Pietra, Toccafondi Editore, Borgo san Lorenzo (Fi), 2004; Folli e sapienti, Giorgi e Gambi Editori, Firenze, 1998; Mugello, Romagna Toscana e Val di Sieve, Toccafondi Editore, Borgo San Lorenzo (FI) 2006 e l’ultimo, fresco di stampa, “CAPIRE GLI ETRUSCHI”, Toccafondi Editore. Borgo San Lorenzo (FI), febbraio 2010. Paolo Campidori, oltre ad essere scrittore è anche giornalista. Scrive per varie testate della carta stampata e per importanti portali culturali di Internet. Ha scritto per le Riviste Montagna Oggi, Microstoria, ha pubblicato circa trecento suoi fra articoli e ricerche su giornali locali. Ha l’hobby della poesia e della pittura. Vive a Fiesole e ha il proprio studio in Mugello. Il suo web-site è il seguente: http://www.paolocampidori.eu Info: paolo.campidori@tin.it

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