DOSSIER I MACCHIAIOLI


DOSSIER MACCHIAIOLI

Ai Sindaci e Assessori in Indirizzo
Alle Redazioni giornalistiche in Indirizzo
Agli Enti in Indirizzo
Ai Privati in Indirizzo

Gentilissimi,
Vorrei portare a Vostra conoscenza che la mia mostra “OMAGGIO AI MACCHIAIOLI” è visitabile a Borgo San Lorenzo (Firenze), presso la Libreria Mondadori, in Via del Corso, (almeno fino alla fine delle feste natalizie) ed è già stata visitata da numerose persone, semplici appassionati d’arte e addetti ai lavori.
I quadri, in maggioranza paesaggi, sono ambientati nei luoghi cari agli artisti macchiaioli, come Firenze, “culla” del movimento “macchiaiolo”, la Maremma toscana e i litorali della stessa (Castiglioncello, Argentario, ecc.).
Un illustre artista fiorentino, che ha visitato la mostra “Omaggio ai Macchiaioli” ha detto che: “…si tratta di una rivisitazione in chiave moderna e molto originale dei capolavori degli artisti della cosiddetta ‘macchia’”.
La mostra, infatti, è un evento pittorico-storico di carattere DOCUMENTARIO, ciò significa che il sottoscritto non si prefigge alcun scopo di lucro, ma solo la volontà di “donare” cultura, nei limiti del possibile, a tutti coloro che lo desiderano.
Una ‘edizione’ di pregio, sotto forma di libro artistico e un’opera grafica allo stesso tempo, rilegata artigianalmente e con carte di pregio della Mostra “Omaggio ai Macchiaioli” è già pronta e sarà presto a disposizione di tutti coloro che saranno interessati: Enti e privati. Il prezzo della stessa si aggirerà sui 90 Euro per gli Enti e 100 Euro per i privati. Per averlo basterà prenotarsi al n. 347-6530891 o scrivere a HYPERLINK “mailto:paolo.campidori@tin.it” paolo.campidori@tin.it.
Certi del Vostro interessamento in merito, saluto cordialmente.
Paolo Campidori
http://www.paolocampidori.com

“OMAGGIO AI MACCHIAIOLI”
Una mostra pittorica-documentaria di Paolo Campidori alla Libreria Mondadori di Borgo San Lorenzo

Una nuova mostra pittorica dal titolo “OMAGGIO AI MACCHIAIOLI” verrà presentata presso la Libreria Mondadori di Borgo San Lorenzo (Firenze), ormai divenuta uno dei maggiori poli culturali del Mugello, a partire da Sabato 29 Settembre 2007, dalle ore 18.
Autore delle pitture “ispirate” agli artisti Macchiaioli è Paolo Campidori, già dipendente delle Sovrintendenze Beni Artistici di Firenze, dove ha passato gran parte della propria vita. Il Campidori ha lavorato nei maggiori musei fiorentini, fra i quali: gli Uffizi, Palazzo Pitti, Il Bargello e Gabinetto dei Restauri. A Palazzo Pitti, tra l’altro, il Campidori ha lavorato per tre anni presso la Galleria d’Arte Moderna, sotto la Direzione della Dott.ssa Sandra Pinto (divenuta poi direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), collaborando alla segreteria del Museo e nell’allestimento di Mostre, fra le quali: “Le sfortune dell’Accademia”, “Adriano Cecioni scultore”, “Alberto Magnelli”, ecc. ecc. In questo periodo, Campidori, ha avuto modo di vedere e toccare con mano le opere, i disegni, i bozzetti e i documenti dei maggiori pittori “macchiaioli” come Telemaco Signori, Giovanni Fattori, Sernesi, Borrani, Banti, Boldini, ecc. ecc. E’ stata una esperienza indimenticabile che ha lasciato un’impronta indelebile nell’animo sensibile del Campidori.
Forte di questa esperienza, Paolo che oltre ad essere un pittore è un fotografo, un giornalista e uno scrittore, ha voluto rendere omaggio ad alcuni di quegli artisti della “macchia” che lo hanno fatto sognare per tanto tempo. Per questa ragione il Campidori, frequentatore assiduo della Maremma Toscana, da Livorno a Talamone, ha voluto toccare con mano i luoghi dove questi grandi artisti macchiaioli hanno “esperimentato la macchia”, dal vero, con la luce del sole maremmano e i colori delle case e dei paesaggi “addormentati” nella luce abbagliante dei “meriggi”. Per questo, Paolo, nelle vacanze estive di quest’anno 2007, passate sull’Argentario, ha lasciato a casa l’inseparabile foto-camera, portandosi invece come bagaglio i colori e i pennelli utilizzando la maggior parte del proprio tempo a dipingere sulla spiaggia dell’Argentario e nella pineta del Campeggio di Marina Chiara. Ha realizzato circa una ventina di quadri “ispirandosi” alle opere dei “macchiaioli” che frequentarono le campagne di Castiglioncello, della Piagentina, della Maremma dei butteri, delle vacche e dei pagliai dorati.
Il Campidori ha realizzato un bel lavoro e ha pensato di farne una mostra che presenterà a Borgo San Lorenzo (Firenze). Tutte le pitture del Campidori sono state fatte dal vero, in mezzo alla gente (e anche ai vu-cumprà) e pitturate con i colori “gouache” della casa tedesca Schmincke (senz’altro i migliori e i più cari sul mercato) su supporti un po’ improvvisati (cartoncini), come usavano i macchiaioli.
L’autore spera che molti visiteranno questa mostra. Per chi volesse ulteriori informazioni contattare il numero cell. dell’autore 347-6530891, oppure scrivere all’e-mail seguente: HYPERLINK “mailto:paolo.campidori@tin.it” paolo.campidori@tin.it, web-site http://www.paolocampidori.com.

MACCHIAIOLISMO ED IMPRESSIONISMO: DUE COSE DIVERSE?

<strong><em>I due movimenti artistici nascono in pieno ‘Ottocento’ ma distanti in ordine temporale di circa 10-20 anni. Ambedue si possono definire come autentiche ‘rivoluzioni’ dell’arte di quei tempi. Infatti se il “Macchiaiolismo”, teorizzato da Telemaco Signorini , Adriano Cecioni, e Giovanni Fattori vuole combattere l’Accademismo, una pittura ‘perfezionata’, ‘rifiniti’ ed ancorata alle regole del passato, per far posto alla ‘macchia’. Infatti nel ‘macchiaiolismo’ le pennellate di colore si fanno più larghe, ai “preziosismi pittorici” viene sostituita una vera e propria pittura indefinita, sotto forma di ‘macchia’ e i contrasti dei colori sono più forti, più accesi. Un discorso diverso bisogna farlo per l’Impressionismo, che è sì una “rivoluzione artistica”, ma essa ha come oggetto di comparazione, l’affermarsi, a passi di gigante, della nuova ‘arte’ scaturita dalla fotografia. E’ ovvio che, tale movimento, nascendo in contreapposizione alla fotografia sia, ovviamente, posteriore al ‘macchiaiolismo’. E’ vero però che i due movimenti diventeranno verso l’ultimo ventennio-trentennio del secolo come un’unico movimento artistico, e sarà specialmente la Francia la sede di tale ‘cambiamento’, dove invece era stata la Toscana la sede del ‘macchiaiolismo’.</em> </strong>

 

Come abbiamo già visto in una precedente mia ricerca (vedi) “macchiaiolismo” e “impressionismo” non vanno di pari passo, poiché mentre il primo si afferma all’incirca dal 1860 per tutto il decennio successivo, il secondo, a ben ragione, possiamo dire che nasce verso il 1870 e si afferma nel decennio o anche ventennio successivo. In un certo senso è proprio il “macchiaiolismo” a gettare le basi, di un nuovo tipo di pittura che si sgancia dall’accademismo, per tutta una serie di ragioni e imposta un tipo di pittura, caratterizata sì dalla “macchia”, ma soprattutto dall’immediatezza. Per dirla in parole comprensibili, se la pittura ottocentesca (prima metà) si perdeva nel dettaglio, nella rigorosa ‘descrizione’ dei soggetti, insistendo sui particolari, ecc. non altrettanto facevano pittori come Signorini, Lega, Cabianca, ecc. i quali si preoccupavano semmai di creare un’imamgine ‘fotografica’ nella quale ci fosse posto per tutti i colori, di esaltare i colori ‘colpiti’ dalla luce, di creare dei ‘contrasti’ luce-ombra, che solo la contemporanea nascita fotografia mette in evidenza sulle lastre argentate dei primi ‘dagherrotipi’. Un esempio tipico di questa ricerca coloristica, di questo drammatico contrasto luci-ombre, lo vediamo in tutta evidenza, ad esempio nell’opera di Telemaco Signorini “Il quercione delle Cascine”, opera di proprietà privata e datata 1862-1866.

Un’altra opera di ‘avanguardia’ è la pittura ad olio, sempre di Signorini “La luna di miele”, nella quale il colore dato a “macchia” fa scomparire quella voglia di ricerca del particolare, quella voglia di ‘rifinire’ l’opera d’arte, tipica della pittura pre-macchiaiola. Oltre al Signorini possiamo citare un’altra opera significativa, tipica della “macchia”; sto parlando della “Contadina di ‘fronte’ con un bambino, 1860, circa del pittore Cabianca, che verrà definito da Ariani Cecioni “il più dichiarato, il più violento, il più assoluto, macchiaiolo”. In questa pittura, dall’immediatezza soprprendente si possono letteralmente contare il numero delle pennellate di colore, di grigi, di scuri, con il quale l’artista ha mirabilmente ‘impressionato’ la sua tela. Non possiamo certo dimenticare altri pittori ‘innovativi’ come Abati, Sernesi. Di quest’ultimo possimo citare l’opera “La radura nel bosco”, dove l’effetto ‘macchia’ e l’effetto contrasto luci-ombre sono enfatizzati, ottenendo una immediatezza ed una ‘sintesi’ che è tipica solo della nascente arte fotografica. I pittori toscani, i macchiaioli, quindi pongono le basi, in altre parole gettano le fondamenta, di quello che nei decenni successivi, verrà chiamato “impressionismo”. Possiamo con tutta tranquillità e sicurezza affermare che un certo tipo di pittura nasce in Italia e si ‘completa’ in Francia. Queste ‘correnti’ pittoriche si chiamano rispettivamente ‘macchiaiolismo’ e ‘impressionismo’. Possiamo anche dire che l’una cosa non è avulsa dall’altra, poiché l’impressionismo non è più bello o meno bello del macchiaiolismo. E’ altra cosa, certo, ma fa parte di ‘cammino’ o di un ‘progresso’ nel quale, il macchiaiolismo italiano dà vita all’impressionismo francese. Possiamo anche dire l’impressionismo ‘sviluppa’ il ‘macchiaiolismo’ nel senso che non si trasforma, ma fa qualche passo in avanti. Un processo quindi evolutivo. Le due ‘correnti’ pittoriche italiana e francese sono unite da un ideale trait-d’union, che le distingue ma che allo stesso tempo le rende omogenee.

 

Detto questo non possiamo affermare che in Francia a partire dal 1860 e nel decennio successivo non esistessero pittori “propedeutici” all’Impressionismo, esistevano eccome! Non possiamo certo dimenticare grandi artisti come Corot, Millet, Pissarro, ecc. ma la loro pittura in questo decennio 1860-70 è ancora influenzata dai grandi pittori del settecento francese e italiano.

L’impressionismo, come dicevamo è un ‘passo avanti’ nell’evoluzione pittorica della seconda metà dell’Ottocento (1860 in poi) ed è caratterizzato o meglio fortemente ‘influenzato’ dal macchiaiolismo toscano e italiano. Possiamo tranquillamente affermare che l’Impressionismo nasce come corrente pittorica artistica ‘concorrente’ della fotografia. Non per niente il primo Salone impressionista si svolge nell’atelier del fotografo Nadar. Come ulteriore apporto al macchiaiolismo, i pittori francesi, introducono in maniera più decisa la ‘impression’, cioè il “click”, lo “scatto fotografico”, che ferma la luce, l’azione, in un preciso momento della giornata. E’ quindi la pittura del ‘momento’ inteso come attimo di vita che passa e non torna più. Ma non è tutto qui. Gli Impressionisti ‘esasperano’ ancora di più il distacco dalla pittura accademica, oltre che con l’immediatezza, anche l’essenzialità dei tratti, che come abbiamo visto troviamo già ben sviluppata nella pittura macchiaiola. Anche i colori differiscono nei paesaggi impressionisti, perché diversi sono i colori e i contrasti luce-ombra meno violenti che in Italia.

 

Concludendo l’Impressionismo è una prosecuzione del macchiaiolismo ed è quindi veramente inutile parlare di due correnti diverse, ma dobbiamo vederle come facenti parte di uno stesso processo artistico in due diversi momenti della storia: macchiaiolismo 1860-70 circa e impressionismo 1870-1880.

Paolo Campidori, Copyright

http://www.culturamugellana.com

 

 

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