DOSSIER ARCHITTETTURA


DOSSIER ARCHITETTURA

UNA CHIESA IN STILE “SOPRINTENDENZA AI MONUMENTI”

Storia delle Chiese e del Cristianesimo in Mugello e Alto Mugello

 

La storia del Mugello è strettamente legata alla storia di Firenze per diversi motivi di ordine storico, sociologico, culturale ed economico. Gli avvenimenti infatti che hanno caratterizzato la storia della città di Firenze hanno coinvolto il Mugello e la maggior parte del contado fiorentino. Ciò è dimostrato dal fatto che la Repubblica e il Capitolo fiorentino già dal XIII secolo avevano giurisdizione su buona parte del Mugello. A testimonianza di ciò possiamo citare due documenti importantissimi per la storia di questo periodo e cioè il Libro di Montaperti del 1260, che era un po’ l’Archivio dell’esercito fiorentino, e, in esso venivano registrate le parti di derrate e di uomini armati che ciascuna Lega avrebbe dovuto fornire per la battaglia contro Siena, nella quale i fiorentini subirono una sconfitta umiliante. L’altro, le Rationes Decimarum, non erano altro che le quote di beni in natura che i vari popoli, che formavano i Plebati (questi ultimi facevano capo ai Pivieri), dovevano pagare al Capitolo Fiorentino, essondovi soggette.

Si può dunque dire che la storia civile mugellana è strettamente legata a Firenze, anche perchè la Repubblica dal XIII secolo ha iniziato quella fase espansionistica verso il contado e per motivi di conquista di mercato e per motivi di difesa. Non meno si può dire della storia del Cristianesimo. Dunque se a Firenze è difficile stabilire se il Cristianesimo abbia messo radici nel II o III secolo, altrettanto si potrà dire per il Mugello. Tuttavia abbiamo un fatto importantissimo che ci testimonia in modo inequivocabile del momento in cui un seme del Cristianesimo può aver attecchito nella società pagana del Mugello di quei secoli. Si tratta del martirio tradizionalmente noto dei Santi Cresci, Enzo, Onnione e Panfila nel 250 sotto il governo dell’Imperatore Decio. Il Santi Cresci e Enzo dopo essere stati imprigionati nella città di “Florentia” ed essersi successivamente liberati, stavano raggiungendo per l’antica strada etrusca, poi romana che portava in Emilia la “Annejanum”, cioè la città di Borgo San Lorenzo romana. Senonchè furono raggiunti dai soldati romani, che li braccavano, e martirizzati con chi aveva dato loro rifugio, cioè i due neo battezzati Onnione e Panfila, che abitavano in quel di Valcava. Sul luogo del martirio cominciarono ad andare a pregare i primi cristiani convertiti, e da questo luogo probabilmente il Cristianesimo si diffuse nel Mugello. Inizialmente sul luogo sorse una piccola cappella, divenuta poi chiesa proto-cristiana ed infine verso l’anno Mille una chiesa molto importante e una delle più venerate, conservandosi in essa i corpi dei Santi Martiri del Mugello. Fra le altre chiese importantissime che sorsero in Mugello possiamo ricordare la chiesa di San Niccolò a Spugnole, San Bartolomeo a Ricavata (Gagliano) e Santo Stefano a Botèna (Vicchio) andate distrutte, e le tuttora esistenti chiese di Sant’Agata di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo, Santa Maria a Olmi, San Giovanni Maggiore, San Gavino Adimari, Santa Maria a Fagna, Santa Felicita a Faltona, San Pietro a Vaglia, ecc.Tuttavia l’epoca precisa della loro costruzione è difficile dirlo. I primi documenti risalgono per alcune chiese anteriormente al Mille (una di queste è la Pieve di San Pietro a Vaglia), per altre invece si deve attendere i secc. XI-XII e perfino XIII; anche se si sa per certo che esse esistevano in epoche anteriori. Scaduto il primo millennio ci fu un nuovo fervore religioso che invase il Mugello e portò alla costruzione di nuove chiese ed abbazie e il riadattamento di chiese già esistenti a nuovi stili. Infatti, si hanno diversi esempi di chiese romaniche che conservano la loro struttura originaria, altre che la conservano intatta sotto rifacimenti più tardi, rinascimentali o barocchi. E’ il caso ad esempio della Pieve di San Gavino Adimari, romanica, ma ricostruita nel 1500, e adattata in seguito allo stile Barocco nel 1700. Un altro periodo di fervore religioso i Mugello si realizza nel sec. XIII con la predicazione di San Francesco e l’arrivo dei grandi ordini Mendicanti (anche i Servi di Maria di Montesenario, per fare un’esempio). Ma quello dei francescani esplode come una bomba e si irradia in tutta Italia e in Europa. Sembra certo che anche a Borgo San Lorenzo abbia predicato San Francesco. A tale periodo risalgono le costruzioni di chiese e conventi francescani, come, appunto, l’antica chiesa di San Francesco a Borgo San Lorenzo, poi abbandonata dell’Ottocento, vittima della sconsiderata politica del governo francese napoleonico.

Con i Medici, ormai signori del Mugello, si ha forse il periodo di maggior floridezza delle chiese mugellane. Alcune di esse appartengono al patronato diretto di questa famiglia, che in virtù di questo fatto vengono abbellite o ricostruite secondo il gusto del Rinascimento. Ne è il caso del Convento di Bosco ai Frati, vicino a San Piero a Sieve, in cui viene dato ordine a Michelozzo di ristrutturare la chiesa e di dotarla di arredi ricchissimi. Tale è il caso anche della chiesa di Camoggiano (Barberino). il cui patronato apparteneva “ab immemorabili” ai Cattani, che viene abbellita nel 1470 di una loggetta elegantissima, che ricorda un po’ la Cappella Pazzi a Firenze.

I secoli XVI-XVII vedono il sorgere di nuove Badie e Conventi in Mugello, e le costruzioni pre-esistenti vengono ampliate secondo le esigenze e le regole dei Monasteri, tale è l’esempio della Badia di Visegimo (Barberino) nella quale dal 1591 vi si stabilì un monastero di Vallombrosani. Altro esempio è il Santuario della Madonna dei Tre Fiumi presso Ronta, costruito nel 1579.

Con la civiltà del Barocco, che è un po’ liberazione spaziale, liberazione dagli ordini precostituiti del Rinascimento, molte chiese vengono adattate a tale gusto artistico. Ne seguono l’esempio tra l’altro gli interni della Badia di Vigesimo (un barocco bellissimo, in attesa di restauro, che ci auguriamo sia all’altezza dell’importanza della chiesa), la Chiesa di Fagna, dove si scopre un barocco più ingentilito, il Convento di Montesenario dominato da un rococò elegante e non troppo pesante. Ma l’elenco potrebbe continuare per molto.

Sotto il governo napoleonico si ebbe la soppressione degli Istituti religiosi e l’incameramento dei loro beni da parte dello Stato. Questa sconsiderata operazione fece più danni dei terremoti, delle guerre, e di altri cataclismi, poiché vibrò un colpo mortale a tante istituzioni che si erano consolidate nei secoli. Fu quello, a partire dalla rivoluzione francese, uno dei periodi più bui e catastrofici per la storia delle nostre chiese e dei nostri ordini religiosi. A proposito di Napoleone il Manzoni disse: “Fu vera gloria la sua? Ai posteri l’ardua sentenza”. Ma noi che siamo i posteri diciamo che la sua non fu vera gloria ma vera vergogna.

Con il terremoto del 1919 molti edifici religiosi sono andati distrutti, altri danneggiati seriamente. Citiamo ad esempio la Pieve di san Cresci in Valcava che il terremoto ha distrutto completamente salvando solo il bel campanile romanico, a monofore. Un ulteriore danno incalcolabile è stato subìto dalle chiese mugellane con l’ultima guerra mondiale ad opera dei bombardamenti americani (un esempio su tutti: la bellissima chiesa rinascimentale di San Giovanni a Firenzuola).

Con gli anni ’50 è seguita la sistematica ricostruzione e il restauro delle chiese. Molte chiese hanno subito interventi determinanti, altre sono state riportate alle loro strutture originarie, altre hanno subito interventi discutibili e non sappiamo più a quale stile appartengano (Alcuni “maligni” le definiscono in stile “Soprintendenza ai Monumenti”, cioè né romaniche, né rinascimentali, né barocche, ma uno stile ibrido che compendia tutti e tre gli stili e nessuno di essi) Speriamo che gli intervanti siano più mirati e più qualificati altrimenti chissà quale stile creeremo per il futuro delle nostre chiese del Mugello e dell’Alto Mugello.

Paolo Campidori

4 febbraio 2002

LE VALOROSE CHIESE DEL MUGELLO E DELL’ALTO MUGELLO

 

In un mondo sempre più condizionato dalla tecnologia e dal cosiddetto progresso, in cui l’uomo è ridotto niente più che ad un oggetto, costretto a vivere in una società moderna dominata dal caos, dalle macchine, dalla speculazione industriale, costretto cioè a vivere in una dimensione non sua, l’uomo a poco a poco perde quegli attributi spirituali e pratici che gli derivano da una corretta vita a contatto con le cose semplici e con la natura. Ecco dunque che l’uomo avverte il bisogno di ritornare alle cose di sempre, di ritrovare la spiritualità, la natura, la pace, la tranquillità dei campi e dei boschi lontano dal caos cittadino. In questo contesto ben si inseriscono le chiese del Mugello e dell’Alto Mugello, per il fascino che esse emanano, per la loro pittoricità, per la loro misticità, per la loro magnifica posizione, quasi tutte su colli ameni circondate di cipressi, olivi e vigneti (querce e castagni nell’Alto Mugello), ma anche per la loro architettura ben misurata che si fonde e si esalta con il paesaggio che le circonda. Le chiese, in particolar modo quelle più rurali, erano il nucleo essenziale della società rurale passata. In esse, infatti, si realizzavano – e si realizzano tutt’ora – le tappe fondamentali della vita di quelle genti: battesimi, matrimoni, ecc. Ma oltre a questo la chiesa è stata anche punto di incontro fra la gente di quei luoghi; non solo ci si riuniva per la messa, ma prima e dopo le funzioni i paesani e i contadini parlavano del proprio lavoro, della semina, del raccolto e così si scambiavano esperienze di lavoro e di vita. Un problema, uno stato di necessità di una famiglia, diventava problema di tutti, della comunità. Oggi a malapena si conosce la famiglia che abita dirimpetto a noi. Davanti a queste chiese, adesso, spesse con le porte sbarrate (“chiusa come le chiese quando ti vuoi confessare”, dice una canzone di Venditti), in parte abbandonate per l’esodo cittadino delle popolazioni, in parte distrutte, grazie anche alla incuria e la insensibilità delle persone, si avverte ancora l’eco, il brulichio di una moltitudine di popolo che sostava davanti alla chiesa in attesa delle funzioni. Sembra ancora di vedere in queste chiesette rurali i contadini bonaccioni mugellani e alto mugellani, con il loro cappello in mano, con il loro vestito di festa, quasi sempre con il corpetto e l’orologio con la catena d’argento (o d’oro per i più abbienti) e con i loro visi coloriti dal buon vino e dall’aria salubre, parlottare del più e del meno con quei loro accenti mugellani o con quella parlata romagnola o “balzarott”, che dir si voglia. Le chiese per questa gente umile e semplice erano – e continuano ad essere – una cosa importante, in quanto espressione della loro spiritualità e in quanto le hanno costruite ed abbellite con le loro stesse mani e con i loro sacrifici. ( “Questa chiesa – era scritto in una lapide di una di queste chiesine – è stata fatta con le promesse dei ricchi e con i soldi della povera gente”). Le chiese (queste valorose chiese mugellane e alto mugellane!) hanno sopportato durante i secoli le più grandi disavventure quali terremoti, guerre e saccheggi e nonostante tutto hanno resistito ai tempi, sono giunte fino a noi con il loro bagaglio artistico, culturale e spirituale. Ma esse hanno subito, nel recente passato, pericoli altrettanto gravi, quali l’esodo dalle campagne, la carenza dei parroci, l’incuria e il disinteresse di alcuni verso questi valori. Si assiste, dunque, giorno dopo giorno, a continui saccheggi da parte di ignoti per realizzare illeciti guadagni, e giorno dopo giorno, le chiese abbandonate cadono sempre più in rovina. L’ultimo atto di questa tragedia sarà la progressiva scomparsa delle stesse? Si può fare ancora molto per salvare questi valori e questo può avvenire attraverso una campagna di sensibilizzazione e di informazione capillare da parte degli enti maggiormente interessati, ma un contributo importante può essere portato anche dal privato cittadino. A questo fenomeno davvero allarmante che minaccia seriamente il patrimonio artistico mugellano e alto mugellano, si è cercato di fare molto in questi ultimi anni, creando musei, restaurando chiese romaniche, rinascimentali e barocche; restaurando arredi e pitture, e molte di queste opere sono state mirabilmente restituite alla pubblica fruizione. Ma quanto resta da fare? Molto. La strada da percorrere è in salita, tortuosa e piena di buche. A queste ultime si potrebbero paragonare gli ostacoli di ogni genere che si frappongono fra i cittadini desiderosi di realizzare e le chiese o le opere stesse. Troppe pastoie burocratiche! Talvolta c’è perfino difficoltà a spendere i soldi che sono stati stanziati. Già, il ritornello è lo stesso: carenza di personale specializzato, difficoltà a reperire ditte e maestranze affidabili e competenti, ecc. ecc., e i soldi rimangono lì, e magari tornano al ministero che li aveva, dopo tanta fatica, assegnati. Ma non dobbiamo disperare. Il popolo mugellano e alto mugellano, che non si è abbattuto a seguito di cataclismi tellurici, pestilenze, guerre di ogni genere, non si lascerà prendere dalla disperazione. Giotto, Beato Angelico, Andrea del Castagno, tanto per citare alcuni grandi artisti mugellani, con le loro opere, con il loro ingegno, saranno testimoni di una rinascita culturale, spirituale nei confronti di questi grandi valori rappresentati dalle chiese del nostro territorio.

Paolo Campidori

3 febbraio 2002

OK

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...