DOSSIER MAGHINARDO SA MAGHINARDO DA SUSINANA (PALAZZUOLO)


DOSSIER MAGHINARDO DA SUSINANA (PALAZZUOLO)

ALLA RICERCA DELLA TOMBA DI MAGHINARDO A SUSINANA

Una leggenda vuole che Maghinardo Pagano sia sepolto con la sua spada d’oro e in abiti vallombrosani nel monastero di Susinana. Ma è davvero una leggenda e chi era questo

personaggio che a distanza di 700 anni fa ancora parlare si sé?

Per inquadrare la figura storica di questo grande condottiero bisogna rifarsi alla storia di quel periodo. Siamo in pieno periodo delle lotte fra guelfi e ghibellini. A Faenza, le lotte delle fazioni interne si polarizzano intorno alle famiglie degli Accarisi ghibellini e dei Manfredi guelfi. Si

giunge in epoca dantesca e si alternano al potere in qualità di Capitani del Popolo Maghinardo Pagano e Francesco Manfredi, quest’ultimo riuscirà a farsi riconoscere Signore di Faenza dopo

la morte di Maghinardo. Ma in realtà chi era questo controverso personaggio? Fu senza dubbio

uno dei più famosi cavalieri che dominarono il nostro Appennino nel sec XIII. Egli fu tuttavia

un condottiero forte e spregiudicato, definito da Dante Alighieri ‘leoncello’ e ‘demonio’.

Le città di Lamone e di Santerno

conduce il lioncel dal nido bianco,

che muta parte da la state al verno

e cioè le città bagnate dal Lamone e dal Santerno, cioè Faenza e Imola, sono dominate da Maghinardo Pagano, il cui stemma era un leone in campo (nido) bianco, pronto a farsi ghibellino o guelfo a seconda delle stagioni (Divina Commedia, Inferno bolgia VIII, ottavo cerchio, versi 46-48). Ma Dante ancora continua:

Ben faran i Pagan, da che ‘l demonio

lor sen girà; ma non però che puro

già mai rimanga d’essi testimonio

e cioè: bene faranno i Pagani, Signori di Faenza, a non ‘rifigliare’ dopo che sarà morto l’ultimo

dei loro, un demonio: Maghinardo Pagani da Susinana. Essi tuttavia non riusciranno a far sì che

mai abbiano più buona fama. Con questa sentenza lapidaria Dante congeda il nostro famoso

condottiero e signore potente della Valle del Lamone.

Ma se Maghinardo è stato spregiudicato in vita non lo è di meno al momento della morte. Egli

muore il 27 agosto del 1302 nel castello di Benclaro, nella Valle del Lamone, e nel suo testamento

fa scrivere: “Per prima cosa in verità scelgo come mia sepoltura e voglio che il mio corpo sia sepolto presso la chiesa e monastero di S. Maria di Rio Cesare secondo l’usanza e vestito dell’abito

dell’ordine di Vallombrosa e non diversamente, il chè comando sia fatto scrupolosamente dai

miei fidecommissari e osservato dettagliatamente dalle mie eredi designate”. Una disposizione

così chiara ed autorevole non poteva dare adito a ripensamenti. E’ chiaro che Maghinardo Pagano

è stato sepolto in abiti vallombrosani nella chiesa della Badia Vallombrosana di Susinana. Meno

chiaro è invece il luogo esatto nel quale è stato sepolto.Secondo l’usanza medievale, tutti gli

abati venivano sepolti sotto il pavimento, dentro la chiesa. E’ quindi probabile che un tale

personaggio abbia ricevuto lo stesso onore riservato agli Abati del monastero. Per questo

‘servizio’ l’Abate e i monaci di Susinana non avranno da lamentarsi. Il testamento continua:

“..lascio al predetto Monastero e chiesa di Santa Maria di Rio Cesare per la salvezza della

mia anima e la remissione dei miei peccati, la metà del molino della Rocca di Susinana…

inoltre lascio quattrocento fiorni d’oro ecc. ecc.” Il Willobaldo, storico vallombrosano,

accenna al grave disagio economico in cui versava il convento prima del testamento di

Maghinardo e la successiva rifioritura che è durata almeno 100 anni!

Tornando alla sepoltura di Maghinardo bisogna subito dire che scavi condotti in maniera

seria e scientifica non sono mai avvenuti. Una leggenda popolare vuole che la tomba si

trovi in fondo alla chiesa nel punto esatto in cui un raggio di sole, in un determinato giorno

dell’anno, riesce a penetrare per pochi istanti attraverso una specie di finestrina.Un’altro indizio,

molto interessante, è dato da una pietra posta in alto sulla facciata fatta a forma di chiave. Questo

particolare inedito potrebbe essere la ‘chiave’ di lettura della ubicazione della tomba di Maghinardo. Ma leggende su questo personaggio e sulla sua tomba si infittiscono. Pare che

egli sia stato sepolto con un forziere stracolmo di oro e gioelli, insieme alla sua spada d’oro.

Altre leggende, narrate dai contadini della zona, vorrebbero che il fantasma di Maghinardo,

vestito con una corazza d’oro si aggirasse per le campagne intorno alla Badia di Susinana.

Il castello di Maghinardo a Susinana si trovava a due Km dall’attuale Badia a 395 mt

sul livello del mare, sulla riva destra del Senio, e i ruderi dellol stesso sono visibili nei

pressi di una casa colonica detta “Le Ari”.

La Badia di Susinana sorta dapprima come Abbazia cluniacense, avanti il Mille, divenne

in seguito cenobio vallombrosano verso l’inizio del sec. XI. Oggi nella stessa troviamo due

monaci, uno dei quali P. Angelo Costa, mi ha fornito preziose informazioni con squisita

cortesia e che ringrazio. Proprio in questi giorni, a Palazzuolo, che in altri periodi è una

tranquilla borgata montana, si anima, per un palio medievale che vede come trofeo una

campana molto antica, probabilmente della stessa Abbazia di Susinana, che fu tolta dai

fiorentini e che adesso si troverebbe a Figline Valdarno.

Un invito allora a tutti a recarsi a Palazzuolo a partecipare alle Feste Medievali, fra

balli, canti, giochi, personaggi in costume medievale e …..chissà che qualcuno noti la

presenza di un condottiero a cavallo, vestito di corazza d’oro e spada d’oro, venuto

a curiosare fra la gente, un …..certo Maghinardo Pagano da Sasinana!

Paolo Campidori

Girone, 20 luglio 2001

Padre Angelo Costa

Badia di S. Maria di Rio Cesare

in Susinana

50035 Palazzuolo sul Senio

(Firenze)

Girone, lunedì 27 agosto 2001

Gentile Padre Angelo,

al rientro dalle vacanze ho trovato la sua gentile e gradita lettera. La

ringrazio per le parole di incoraggiamento e di stima nei miei confronti. Lei è troppo buono!

Sono spiacente di averla citata nel mio articolo. Non avevo nessuna intenzione di farle interrompere

il suo “digiuno” a base di umiltà e neppure di violare la sua privacy, argomento del quale si parla molto in questi ultimi tempi.

Ho pensato di spedirle alcuni articoli che trattano la storia del Mugello e dell’Alto Mugello,

sperando che lei conosca queste località.

La ringrazio di nuovo per la sua cortesia e in attesa di poterla salutare di persona, le rinnovo

la mia stima, e la saluto molto cordialmente.

 

(Paolo Campidori)

 

 

Via dell’Arno 30/a

Girone – Fiesole 50061

(Firenze)

 

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