DOSSIER ALBERTO MAGNELLI PITTORE FRANCESE DI ORIGINI FIORENTINE


DOSSIER ALBERTO MAGNELLI PITTORE FRANCESE DI ORIGINI FIORENTINE

 

MIEI RICORDI LEGATI AD UNA MOSTRA DI MAGNELLI ALLA GALLERIA D’ARTE MODERNA DI PALAZZO PITTI

Alcuni ricordi di gioventù mi legano indissolubilmente alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, dove fui inviato nella Segreteria del Museo, il più importante del mondo per le collezioni dei Macchiaioli, allora sotto la direzione della Dr.ssa Alessandra Pinto, una romana, che però aveva trovato a Firenze la sua seconda patria. La Dr.ssa Pinto era un personaggio particolare, molto meticolosa nello scrivere, di idee socialisteggianti, ed era molto amica del Prof. Luciano Berti, allora Soprintendente Reggente della Soprintendenza, allora detta, “alle Gallerie” (ovviamente si trattava delle gallerie statali che raccoglievano le maggiori opere d’arte, non le gallerie autostradali). Ricordo che la Direttrice, poi diventata Direttrice della GAM di Roma, nell’avvicinarsi alla vernice delle mostre, dimagriva, diventava pallida, pallida. Un giorno – mi disse – avrò la pressione a 30. Smetteva di mangiare o mangiava pochissimo e si dedicava tutta allo studio. Quando arrivava in ufficio alla Galleria d’Arte Moderna, dopo essere passata dalla Soprintendenza di Via della Ninna, mi consegnava una sfilata di telefonate da fare, e stava sempre al telefono, ininterrottamente. Ricordo che arrivavamo tre giorni prima della vernice, in questo caso della Mostra di Alberto Magnelli, che ancora, di concreto non era stato fatto niente, solo le bozze del Catalogo. Poi gli ultimi due giorni, il lavoro diventava frenetico, si lavorava il pomeriggio e, nella vigilia, anche di notte. Due o tre giorni prima arrivavano i quadri dalle Gallerie statati straniere, e c’era un via vai di corrieri, di spedizionieri, di imballatori, tappezzieri, fiorai, ispettori, direttori, sembrava di dover assistere ad una delle sfilate di moda, che pure c’erano a Palazzo Pitti nella Sala Bianca. Il pomeriggio precedente la vernice tutto diventava frenetico e anche la Direttice, magrolina, magrolina dava i primi segni di nervosismo. “No, no, non così codesto quadro va spostato più in alto, deve avere più luce” oppure “non mi piace questa o quella tappezzeria”, insomma era un ritmo indiavolato. Quando i quadri, poi cominciavano ad essere sistemati nella posizione giusta con quel puntiglio che era cartateristico di Sandra Pinto, tutti cominciavano a rilassarsi un po’. Finalmente, dopo una notte passata in bianco tutto era in ordine, tutto era come l’aveva immaginato la Direttice. Poi in mattinata arrivava dalla Tipografia il sospirato catalogo “tirato a nuovo” che sapeva di stampa fresca e Alessandra lo guardava, tutta orgogliosa, ma attenta a che non ci fosse neppur il minimo errore.

La mostra che fu inaugurata da noi a Pitti si chiamava “Magnelli nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di palazzo Pitti”. Ormai, nessuno chiamava più questo artista fiorentino, naturalizzato francese, Magnelli, ma tanto ci eravamo calati nella parte che ognuno di noi lo chiamava Magnellì ( con la i accentata alla Francese). Tutti erano in ansia, in apprensione poiché doveva arrivare Susi Magnelli, la vedova del pittore che era di origine francese. Quando arrivarono tutte le personalità (ne partecipava molte a queste Mostre) arrivò anche Susi Magnelli, una signora di una certe età, sorridente, gentile, per niente arrogante. Io fui molto contendo di ricevere da lei una copia del catalogo con una sua dedica.

Magnelli era uomo di mondo, veniva da una famiglia borghese fiorentina e in pittura era autodidatta. Nacque a Firenze nel 1888, proprio nel centro storico, nella casa del nonno, vicino al Battistero. Ogni estate si recava in vacanza negli Appennini Toscani; suppongo che si tratti della Futa o della Raticosa, non lo so ma farò delle ricerche in merito. Verso il 1910 dipinge i primi due dipinti importanti della sua carriera “Neve” e “Ritratto di mia madre”. Nel 1911-12 frequenta il gruppo dei Futuristi. Diventa amico di Papini, Soffici, Prezzolini, Boccioni, Marinetti, Carrà, ecc. tutti artisti che si riconoscono nella Rivista ‘La Voce’, che presto diventerà ‘L’Acerba’. Nel 1914 con Palazzeschi compie un viaggio a Parigi. Qui Magnelli frequenta artisti come Picasso, Léger, Max Jacob. Di Picasso diventa amico. Incontra anche De Chirico, Gris Archipenko. Magnelli viene attratto dalle opere di Picasso ed acquista una sua opera e una scultura di Archipenko. Fu Apollinaire a convincerlo di rimanere a Parigi e a trovare casa in questa grande città d’arte. Ancora Magnelli, non ha trovato la propria identità artistica. Con il periodo bellico 1918, dipinge ‘Esplosioni liriche’ con chiaro riferimento al periodo. Viaggia in Germania, Svizzera, Austria, dove esegue tantissimi disegni di paesaggi. Torna a Firenze nel 1921 per fare una mostra alla Galleria Materassi in Via Cavour. Partecipa poi a varie mostre a Londra. Dell’anno 1927 è il dipinto ‘Il piano di Rosìa’, una dei dipinti più belli dell’artista fioretino-francese. Nel 1930 un’altra mostra a Firenze, alla Galleria Bellenghi, con i idpinti ‘La ragazza della montagna, Il Veliero, ecc. Verso il 1931 si conclude il suo periodo figurativo. Ma è solo nel 1931 che si stabilisce definitivamente a Parigi. Nel 1934 conosce a Parigi la donna che sarà più tardi sua moglie, Susi Gerson. Nel 1935, dopo un altro breve periodo figurativo, comincia a sviluppare la propria arte ‘astratta’ basata sulla costruzione dello spazio plastico, che si organizza in maniera rigorosa e si materializza grazie alle corrispondenze di segno e colore. Ormai la sua vita artistica si fa frenetica, partecipa a molte mostre in Francia e fuori della Francia, perfino in Giappone, Brasile, Inghilterra. Nel 1958 riceve il premio Guggenheim per l’Italia ed espone per un anno al Museo G. Museum di New York. E’ poi la volta poi della Biennale di Venezia, Essen in Germania, Zurigo. Ormai Magnelli è nell’olimpo dei grandi artisti mondiali. Nel 1968 Magnelli festeggia i suoi 80 anni. Torna con alcune sue mostre in Italia a Milano, alla Galleria San Fedele nel 1969, Roma nel 1970. Muore la sera del 20 aprile 1971, all’età di 82 anni e sepolto nel cimitero di Meudon (Francia). Secondo i suoi desideri quindici sue opere vengono da lui lasciate alla sua amata città natale Firenze, opere che verranno destinate alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, dove si possono ammirare e apprezzare.

Paolo Campidori

Fiesole, 21 luglio 2010

© Paolo Campidori

 

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