DOSSIER “ALL’OMBRA DEL CAMPANILE” – MONGHIDORO UN BEL PAESE SULL’APPENNINO


DOSSIER “ALL’OMBRA DEL CAMPANILE” – MONGHIDORO UN BEL PAESE SULL’APPENNINO

ALL’OMBRA DEL CAMPANILE DI MONGHIDORO UN BEL PAESE SULL’APPENNINO EMILIANO

Ho qui davanti ai miei occhi un bel libretto di Marino Lorenzini, Sindaco di Monghidoro, e, proprio in seconda pagina di copertina, leggo una bellissima dedica che Marino ha voluto fare a me e alla mia famiglia. “A Paolo affinché le campane per lui e per la sua famiglia sonino sempre a festa” (Da “maledetto toscano”, e per metà etrusco quale io sono ho sùbito controllato quale tipo di suono Marino mi augurava. Mi sono detto: “Non sarà mica quel suono…” Per scaramanzia mi sono subito toccato, certi attributi maschili, che non dico dove si trovano; ma subito dopo ho visto che mi augurava un suono “sempre a festa” e mi sono tranquillizzato, però…. non si sa mai, valli a capire questi emiliani….!)

Il libro inizia proprio così: “Din Dan Den Donnnnn” con la riproduzione verbale, onomatopeica del suono delle campane. Ho detto ‘suono’, ma avrei potuto lire “linguaggio” delle campane, perché le campane “parlano” e si esprimono bene, con un linguaggio universale e, per di più in musica. Sì – direte voi – si fa presto ad affermare che con le campane si possono fare anche i concerti (cosa che fanno i nostri amici monghidoresi), o che per suonare le stesse bisogna essere almeno “orecchianti” di musica, se ciò è veritiero però non basta. Bisogna tener conto anche di ciò che c’è dietro una suonata di campane o di un concerto delle stesse. Vi posso assicurare, avendo letto con attenzione questo bel libretto, che “dietro le quinte” di un concerto campanario c’è tanta passione, tanta storia, tanto amore per il proprio paese e per i compaesani, oltre ad esserci tante storie di umanità e di colore.

Quella dei “campanari” di Monghidoro era ed è una vera e propria squadra di veterani e di giovani apprendisti e Marino li elenca un po’ tutti, alcuni passati “alla storia” per la loro bravura, come Carlett (Carletto), Chicon (Francesco) ed altri. Ma il concerto, come suggerisce anche il nome, è un insieme di suonatori bravi, affiatati che riescono a fare con le campane una “musica” straordinaria, che deve essere udita non solo in paese, ma anche nelle valli sottostanti.

In una fotografia “piena di significati”, così l’ha definita nella didascalia il Lorenzini, si vedono accucciati in una cella campanaria, suppongo in un giorno freddo e ventoso d’inverno, Francesco Monti, Marino Lorenzini (che si riscalda le mani ad una stufetta ….), Valerio Tattini, Gabriele Macchiavelli e Fabrizio Salomoni, quest’ultimo seduto coraggiosamente proprio sotto una grossa campana vi vari quintali.

Le campane sono un po’ come la fisarmonica nel loro suono esprimono tutti gli stati d’animo: allegria, dolore, serietà, pentimento, sfida; esse, nella storia sono servite anche per annunciare eventi tragici come i forti temporali, incendi, inondazioni e, purtroppo perfino le guerre. Quasi sempre però le stesse sono foriere di pace, di invito all’aggregazione, di solennità, di gioia interiore, e noi siamo i fortunati “spettatori”. Ad ogni evento, felice o triste, corrispondeva (anche adesso) un determinato suono: “Pri mort us suneva i toc” (per i morti si suonava il tocco), una frase in dialetto dell’Appennino Emiliano, dove appunto si trova Monghidoro, frase messa da Marino sulla bocca di due esperti campanari: Francesco Monti e Guido Mezzini. Per Cresime, Comunioni, Matrimoni “un doppi dòp la Messa us feva semper” (un doppio dopo la Messa si faceva sempre). A mezzogiorno, i lavoratori, deponevano gli attrezzi del lavoro al solo sentire i botti della campana grossa “ (a) sintir suner ei mezdé”.

Ogni sonata, aveva la propria tecnica, e la propria storia. Storie di uomini, di pericoli scampati, ma anche di storie allegre. Un certo “campanaro” Marlin di Stiolo, in tempi passati, usava sostenere i suoi pantaloni con una cordicella. Sarà stato un tiro più impegnativo del solito, ma la cordicella dei pantaloni si ruppe e Merlin, per non farsene accorgere dagli altri campanari strinse forte le gambe ma i pantaloni caddero e, “a un altro battaglio della campana si aggiunse in mezzo alle gambe e giù a penzoloni, neanche in guerra c’erano certi cannoni” che detto in dialetto monghidorese suona così:

“ma un’eter batic a quell ed la campena/u si zunté/in mez al gamb e zò a sbindlun, gnenc in guera ieren zert canun!!”

Questa poesia dialettale si conclude così: “Di rintocc unnin feva, ma un gren spetachel ei deva” (Non faceva i rintocchi, ma dava un gran spettacolo).

Il libretto prosegue con storie allegre, piacevoli, colorite, uscite con maestrìa dalla penna del sindaco monghidorese, che oltre a far parte dei concertisti campanari, suona in maniera davvero sublime la sua fisarmonica rossa.

Questa è una delle tante storie che fanno parte del bagaglio storico e culturale di uno dei paesi più belli dell’Appennino Emiliano, che si trova proprio al confine della nostra Toscana ed è, tra l’altro, anche il paese d’origine di Gianni Morandi. Invito tutte le persone a visitare questo paese, che conosco fin dalla gioventù, che tra l’altro vanta ricchezze artisto-storiche di notevole valore, oltre a quelle paesaggistiche, davvero straordinarie. Se Monghidoro è bello in inverno con la neve, lo è tanto più in estate, periodo in cui il luogo è frequentato da tantissimi villeggianti. Anche la cucina è ottima, cucina emiliana a base di tagliatelle e tortellini, che ancora vengono fatti manualmente, rispettando le antiche ricette delle “nonne”. Monghidoro ha due importanti musei ed una bellissima raccolta di arte contemporanea. La biblioteca comunale è ricavata in un bell’ambiente ed è straordinariamente funzionale. Su una delle colline che fanno corona al paese, in un antico passo stradale di epoca storica molto antica è stato costruito un rifugio, molto caratteristico. La zona è ricca di valli, di laghetti, di prati erbosi dove pascolano tante greggi.

Concludo dicendo che il bel libretto di Marino Lorenzini è arricchito con la descrizione delle antiche e gloriose chiese del territorio monghidorese, fra queste San Bartolomeo di Valgatara, San’Andrea Valle di Savena, Santa Maria di Garagnano, San procolo di Fradusto, San prospero di Campeggio, Sant’Alessandro di vergiana, San Donnino in Stiolo, San Donato in Lognola.

 

Paolo Campidori

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