DOSSIER ARCHEO CLUB ITALIANO


DOSSIER ARCHEOCLUB ITALIANO

 

 

 

Archeoclub d’Italia

movimento di opinione pubblica

al servizio dei beni culturali e ambientali

 

Roma, 14 gennaio 2010

 

 

Cari presidenti,

eccomi a voi dopo un periodo natalizio burrascoso. Ho aspettato che il Comitato direttivo, riunitosi a Venezia il 9 gennaio scorso, desse piena fiducia al mio operato per fare il punto su ciò che è accaduto nel mese di dicembre quando, improvvisamente, le nostre caselle di posta elettronica sono state invase da una serie di lettere infanganti, maldicenti e fuorvianti, scritte da un manipolo di soci che ha dipinto l’attuale dirigenza di Archeoclub d’Italia come una sorta di “associazione a delinquere”.

Questa tragica catena di sant’Antonio ha turbato non poco l’intero sistema associativo che sta vivendo una transizione particolarmente delicata e che, proprio per questo, ha bisogno di unità, compattezza, condivisione di obiettivi e larghezza di vedute.

Tutto è iniziato con la lettera di un socio il quale ha accusato la Segreteria nazionale di aver spedito in ritardo il giornale associativo (25 giorni invece di 30). Su questo punto il vostro presidente può affermare di non avere responsabilità di sorta, eccetto quella di aver misurato i tempi in modo stringente tra approvazione dello statuto da parte del Consiglio nazionale (24 ottobre) e l’indizione dell’Assemblea straordinaria dei soci (5 dicembre). Ma tutto questo era stato calcolato, il giornale associativo, già chiuso e in attesa solo della data dell’assemblea, è stato spedito nei tempi stabiliti, come si evince dal libretto postale legittimo a disposizione in segreteria di chiunque voglia prendervi visione.

La stessa comunicazione dell’assemblea, oltre che lo statuto stesso, erano stati comunque inseriti sin dalla fine di ottobre sul sito nazionale che garantisce in tempo reale la diffusione delle informazioni a chi ormai – e si tratta della stragrande parte dei soci – utilizza internet per comunicare e collegarsi con il mondo Archeoclub.

La cosa più importante che, forse per le troppe polemiche, è sfuggita, è che l’assemblea dei soci, primo vero momento democratico dopo anni di oblio, ha approvato all’unanimità e con grande partecipazione di soci le modifiche statutarie, percependone l’importanza e, soprattutto, la necessità.

Come spiegato in assemblea questa “carta” associativa, già abbozzata nelle linee generali dalla precedente dirigenza, era in attesa di essere completata e approvata per essere in regola con le istanze delle varie Istituzioni con le quali l’Associazione interloquisce. Ora disponiamo di uno strumento più moderno che ci dà la possibilità di contribuire tra l’altro, come già ampiamente spiegato sul sito e sul giornale, attraverso nuovi progetti alla ricostruzione dell’associazione che, specie a livello territoriale, è stata per anni abbandonata. L’anno scorso, con nove incontri sul territorio dedicati alla “riorganizzazione” amministrativa delle sedi locali, si è dato avvio a una regolarizzazione del sistema associativo con la messa a punto di atti costitutivi, statuti territoriali e codici fiscali di cui la maggior parte delle sedi non disponeva, pur se richiesti dalla legge. Quest’anno, altrettanti corsi saranno organizzati sul territorio sul tema a noi caro della divulgazione e della fruizione di un bene culturale. E ci auguriamo che si possa dare una mano a qualche sito archeologico della provincia dell’Aquila ferito dal terremoto. Si tratta di operazioni utili a riqualificare la preparazione, la conoscenza ma, soprattutto, l’unità del sistema Archeoclub d’Italia.

Ciascuna sede, lo ribadisco, in base alla sua tradizione, alle sue aspettative, alla sensibilità, ma anche alla laboriosità dei suoi soci, può scegliere se adottare lo Statuto aps come il nazionale, o lo statuto Onlus oppure quello di organizzazione di volontariato. L’importante è che tutte abbiano un atto costitutivo e uno statuto debitamente registrato all’Agenzia delle entrate, che attestino della loro autonomia gestionale e contabile così come dice la norma in materia.

Lo statuto predispone, inoltre, un nuovo concetto, quello di affiliazione, su cui il Consiglio nazionale ha a lungo riflettuto e il cui scopo non è quello di intascare più soldi, ma di costruire quel senso di appartenenza tangibile, di cui da anni si avverte la necessità, tra centro e sistema territoriale. I gadget, i diplomi, le locandine e il materiale pubblicitario consegnati all’atto dell’affiliazione sono semplici oggetti rituali (ma che mancano ormai da un decennio) che servono a “toccare” l’appartenenza e a provare a ricostruirla. La segreteria nazionale con i relativi servizi ai soci, criticati da decenni, si rimette in gioco per raggiungere uno standard di efficienza maggiore affinché il cosiddetto rapporto qualità-prezzo della tessera valga, come si dice, la candela; così come la presidenza dovrà impegnarsi su tematiche più vicine ai soci e su un nuovo modo di comunicare, all’interno e all’esterno, affinché le sedi e i soci possano sentirsi gratificati e veramente parte di un tutto.

Su questi concetti e su queste azioni intraprese, che hanno lo scopo di regolarizzare l’associazione una volta per tutte e metterla nelle condizioni di agire con più forza e autorevolezza nella sua azione di tutela a sostegno del patrimonio culturale, si è detto e si è scritto, in pochi giorni, tutto e il contrario di tutto attraverso frasi del tipo “state svendendo anni di storia” (e in che modo?) oppure “gli ultimi arrivati dell’associazione” (quando sia nel comitato direttivo sia nel Consiglio nazionale abbiamo “calibri” da 35 anni di esperienza). Ma perché chi scrive o chi parla non si informa meglio sul corso delle cose?

Del resto la gara a chi l’ha sparata più grossa è iniziata da alcuni soci assenti dal dibattito associativo, che non collaborano alle attività nazionali, non partecipano intellettualmente a nessun convegno, non intervengono a nessun incontro sul territorio, sono quindi dei perfetti estranei che nulla aggiungono al nostro essere associazione se non per dividere, creare scompiglio, incertezza. Mi chiedo perché siano ancora iscritti, forse perché gli fa comodo, forse perché aspettano la nuova tornata elettorale, o forse solo in nome dei “bei tempi andati”. Ma ciascuno è uomo del proprio tempo e ha il dovere di escogitare armi e strumenti migliori per governare e dirigere i necessari cambiamenti. E Dio sa di quanto rinnovamento ha bisogno la nostra associazione! A cominciare dallo stile, dai modi e dall’educazione di alcuni che ritengono di essere gli esclusivi proprietari di Archeoclub d’Italia, gli unici depositari della verità assoluta cui va imputato molto dell’attuale debolezza associativa causata da anni di oligarchia, da terribili scissioni e preda di un’irrefrenabile emorragia associativa (fotografata nel luglio scorso con il dossier sullo stato di salute del nostro movimento).

A costoro diciamo che nessuno è depositario di niente, oggi spetta a questa classe dirigente trovare il modo di curare i numerosi guasti del passato e predisporre le azioni ritenute migliori per la continuità, senza presunzione, ma con spalle dritte e con convinzione. Domani toccherà a qualche altro e dopodomani a qualche altro ancora, il ricambio è importante perché garantisce aria e idee nuove e perché dimostra che l’associazione è di tutti, di tutti quelli che ogni giorno la costruiscono pezzetto per pezzetto con il loro lavoro, la loro passione, il loro sacrificio.

Da sempre la strada del rinnovamento è stata costellata di cadaveri. La lotta tra il vecchio e il nuovo (là dove il vecchio non è poi così vecchio e il nuovo non è poi così nuovo) è atavica. La mia

inaspettata vittoria elettorale di due anni fa ha creato un contraccolpo alla precedente dirigenza che, sin dall’insediamento del nuovo Consiglio nazionale, ha cominciato a bombardare tutti con violente lettere provocatorie e così è stato per due anni circa. La nuova nomina del segretario generale, fortemente voluto dalle sedi del Nord e da molti consiglieri nazionali e di cui si avvertiva molto la necessità, ha ulteriormente contribuito a creare invidie. Il segretario, nel ruolo che gli compete, ha cominciato a ordinare le carte e a stabilire nuovi incarichi con grande capacità e professionalità visto che viene dal mondo dell’associazionismo. E ciò, evidentemente, ha dato fastidio.

Tutte queste cose, certo, potrebbero rientrare nella prassi della più ampia e generale politica associativa e io nel momento in cui ho accettato l’incarico le avevo messe in cantiere. Ciò che non è giusto è che un gruppetto di persone destabilizzi il lavoro di migliaia di soci, disprezzandone i ruoli e l’operato, solo per fini personali o elettorali. Quindi è diventato impellente, a tutela e salvaguardia di Archeoclub d’Italia, promuovere tutte le azioni legali contro i singoli o i gruppi che con il loro agire continuano ad arrecare danno all’immagine dell’associazione.

Ma come si può, in questo periodo di crisi economica e morale del nostro Paese, sprecare tanta energia, tranquillità, risorse spirituali e materiali per questioni individuali che non interessano a nessuno e che hanno il solo scopo di sfasciare, mandare a casa l’attuale dirigenza (così come è già stato fatto anni addietro) e poi ricominciare a litigare? La cosa che più mi rammarica di tutta questa vicenda, e che incasso come sconfitta a denti stretti, è che mi sono fidata di alcuni che poi non si sono rivelati per quelli che pensavo fossero e che si sono fatti trascinare dalle polemiche. Un classico.

Dunque, per questi motivi il Comitato direttivo ha dovuto prendere duri provvedimenti ricorrendo ai Probiviri e chiudendo così una fase di “morbidezza” che dal 2008 avevo deciso di tenere per non danneggiare l’associazione.

Tutte queste cose non fanno bene all’associazione, ma il nostro corso deve andare avanti, i programmi e le iniziative, sia a livello nazionale sia a livello territoriale, sono tanti. Abbiamo ancora davanti un tratto da compiere e se ci aiutiamo reciprocamente scambiandoci energia, fantasia e passione possiamo farcela. Perché non è importante il posto che occupiamo, ma la direzione in cui stiamo andando.

 

La Presidente Nazionale

dott.ssa Clelia Arduini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

inaspettata vittoria elettorale di due anni fa ha creato un contraccolpo alla precedente dirigenza che, sin dall’insediamento del nuovo Consiglio nazionale, ha cominciato a bombardare tutti con violente lettere provocatorie e così è stato per due anni circa. La nuova nomina del segretario generale, fortemente voluto dalle sedi del Nord e da molti consiglieri nazionali e di cui si avvertiva molto la necessità, ha ulteriormente contribuito a creare invidie. Il segretario, nel ruolo che gli compete, ha cominciato a ordinare le carte e a stabilire nuovi incarichi con grande capacità e professionalità visto che viene dal mondo dell’associazionismo. E ciò, evidentemente, ha dato fastidio.

Tutte queste cose, certo, potrebbero rientrare nella prassi della più ampia e generale politica associativa e io nel momento in cui ho accettato l’incarico le avevo messe in cantiere. Ciò che non è giusto è che un gruppetto di persone destabilizzi il lavoro di migliaia di soci, disprezzandone i ruoli e l’operato, solo per fini personali o elettorali. Quindi è diventato impellente, a tutela e salvaguardia di Archeoclub d’Italia, promuovere tutte le azioni legali contro i singoli o i gruppi che con il loro agire continuano ad arrecare danno all’immagine dell’associazione.

Ma come si può, in questo periodo di crisi economica e morale del nostro Paese, sprecare tanta energia, tranquillità, risorse spirituali e materiali per questioni individuali che non interessano a nessuno e che hanno il solo scopo di sfasciare, mandare a casa l’attuale dirigenza (così come è già stato fatto anni addietro) e poi ricominciare a litigare? La cosa che più mi rammarica di tutta questa vicenda, e che incasso come sconfitta a denti stretti, è che mi sono fidata di alcuni che poi non si sono rivelati per quelli che pensavo fossero e che si sono fatti trascinare dalle polemiche. Un classico.

Dunque, per questi motivi il Comitato direttivo ha dovuto prendere duri provvedimenti ricorrendo ai Probiviri e chiudendo così una fase di “morbidezza” che dal 2008 avevo deciso di tenere per non danneggiare l’associazione.

Tutte queste cose non fanno bene all’associazione, ma il nostro corso deve andare avanti, i programmi e le iniziative, sia a livello nazionale sia a livello territoriale, sono tanti. Abbiamo ancora davanti un tratto da compiere e se ci aiutiamo reciprocamente scambiandoci energia, fantasia e passione possiamo farcela. Perché non è importante il posto che occupiamo, ma la direzione in cui stiamo andando.

 

La Presidente Nazionale

dott.ssa Clelia Arduini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

inaspettata vittoria elettorale di due anni fa ha creato un contraccolpo alla precedente dirigenza che, sin dall’insediamento del nuovo Consiglio nazionale, ha cominciato a bombardare tutti con violente lettere provocatorie e così è stato per due anni circa. La nuova nomina del segretario generale, fortemente voluto dalle sedi del Nord e da molti consiglieri nazionali e di cui si avvertiva molto la necessità, ha ulteriormente contribuito a creare invidie. Il segretario, nel ruolo che gli compete, ha cominciato a ordinare le carte e a stabilire nuovi incarichi con grande capacità e professionalità visto che viene dal mondo dell’associazionismo. E ciò, evidentemente, ha dato fastidio.

Tutte queste cose, certo, potrebbero rientrare nella prassi della più ampia e generale politica associativa e io nel momento in cui ho accettato l’incarico le avevo messe in cantiere. Ciò che non è giusto è che un gruppetto di persone destabilizzi il lavoro di migliaia di soci, disprezzandone i ruoli e l’operato, solo per fini personali o elettorali. Quindi è diventato impellente, a tutela e salvaguardia di Archeoclub d’Italia, promuovere tutte le azioni legali contro i singoli o i gruppi che con il loro agire continuano ad arrecare danno all’immagine dell’associazione.

Ma come si può, in questo periodo di crisi economica e morale del nostro Paese, sprecare tanta energia, tranquillità, risorse spirituali e materiali per questioni individuali che non interessano a nessuno e che hanno il solo scopo di sfasciare, mandare a casa l’attuale dirigenza (così come è già stato fatto anni addietro) e poi ricominciare a litigare? La cosa che più mi rammarica di tutta questa vicenda, e che incasso come sconfitta a denti stretti, è che mi sono fidata di alcuni che poi non si sono rivelati per quelli che pensavo fossero e che si sono fatti trascinare dalle polemiche. Un classico.

Dunque, per questi motivi il Comitato direttivo ha dovuto prendere duri provvedimenti ricorrendo ai Probiviri e chiudendo così una fase di “morbidezza” che dal 2008 avevo deciso di tenere per non danneggiare l’associazione.

Tutte queste cose non fanno bene all’associazione, ma il nostro corso deve andare avanti, i programmi e le iniziative, sia a livello nazionale sia a livello territoriale, sono tanti. Abbiamo ancora davanti un tratto da compiere e se ci aiutiamo reciprocamente scambiandoci energia, fantasia e passione possiamo farcela. Perché non è importante il posto che occupiamo, ma la direzione in cui stiamo andando.

 

La Presidente Nazionale

dott.ssa Clelia Arduini

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