DOSSIER “COS’E’ LA STORIA”?


DOSSIER “COS’E’ LA STORIA”?

CHE COS’E’ LA STORIA?

Molte volte si è cercato di rispondere a questa domanda ed in modi più o meno seri, più o meno sarcastici. Nel mio libro “Gli italiani sanno benissimo che…”, Toccafondi Editore, Borgo San Lorenzo, 2006, ho riportato alcune frasi che si rifanno alla storia e al passato: “Chi non conosce il proprio passato è condannato a ripeterlo”; “Non siamo, forse, responsabili del passato, ma siamo responsabili dell’atteggiamento che assumiamo nei confronti del nostro passato”; “Laddove si cancella la storia, si cancella l’umanità”, ancora “Scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato”. Ognuno la vede secondo il proprio modo di sentire, secondo la sua formazione o secondo la propria ideologia. Oscar Wilde, con il suo humor inglese diceva che “La storia è l’arte di raccontare le cose che non sono mai avvenute”. Sappiamo che Wilde era un personaggio eccentrico e possiamo perdonarlo senza bisogno di scandalizzarsi, perché, in un certo senso, la storia è proprio questa.

 

Storia è l’arte di raccontare le vicende umane della vita, dalle più banali alle più catastrofiche, con sincerità, con obbiettività, attenendosi il più possibile alla verità dei fatti, trascendendo dalle proprie idee politiche, religiose, di pensiero, in genere, vagliando con particolare cura la documentazione, che può essere scritta, orale o basata sullo studio degli oggetti, dei reperti, ecc. In linea generale possiamo dire che la storia mondiale è un grande mosaico, composto da tessere autentiche, tessere non autentiche e tessere mancanti, cioè zone completamente bianche, da riempire.

 

Riguardo a quest’ultima ipotesi viene naturale porsi una domanda: “Come si fa ad occultare la storia?”. Occultare sta a significare l’esistenza di un dato, di un oggetto, di un fatto che di fatto non esiste più poiché nascosto in maniera più o meno consapevole, più o meno deliberatamente, dall’uomo in genere. Faccio un esempio. In una chiesa medievale (qualsiasi), degli affreschi vengono ricoperti da una mano di calce, poiché non più di moda, oppure perché più o meno danneggiati. Questi affreschi vengono ritrovati, ammettiamo, dopo sette secoli, sotto questa coltre di bianco, dandoci modo di poter esaminare un fatto, un evento, un pezzo di storia di quella chiesa che era stato perduto. Ecco che in base a questi ritrovamenti lo storico potrà aggiungere nuove tessere nelle zone mancanti del grande mosaico storico.

 

Ci sono altri modi per occultare la storia in maniera parziale o totale, in maniera ingenua o in maniera captiosa. Faccio un paio di esempi. La “damnatio memoriae” era un modo, molto intelligente, nella sua spegiudicatezza, con la quale si condannava una persona o un popolo vinto. Sappiamo di Seneca, filosofo nativo della Spagna, che aveva occupato importanti cariche politiche, a fianco dell’imperatore Nerone, il quale fu condannato a morte (udite la finezza dei Romani”) con il suicidio per svevamento. Cioè a Seneca, gli fu imposto di tagliarsi le vene, per morire dissanguato in una vasca da bagno. Dopo la morte, avvenuta con sofferenze indicibili, al filosofo fu applicata la “damnatio memoriae”, vale a dire la cancellazione e l’annullamento di qualsiasi memoria, onorificenza. Insomma come se egli non fosse mai nato, l’equivalente di cancellare da un quaderno una o più pagine, con una gomma molto abrasiva. Il risultato sarà quello che rimarrà sarà solo il ricordo del fatto ma non esisterà più alcun documento.

 

In tempi molto più vicini a noi tale procedimento spregiudicato è stato applicato ad artisti, uomini politici, ecc. ecc. Facciamo il caso dello scrittore toscano, pratese di nascita, Curzio Malaparte, il quale rispetto alla politica non ebbe un atteggiamento lineare, inteso come lo intendiamo oggi (Rimanere della propria idea, come ha detto più volte il famoso comico Benigni è molto difficile: “Io resto della stessa idea, ma sono gli altri che si muovono in continuazione”). Malaparte aveva aderito al partito fascista, poi i suoi scritti, più volte non risultarono conformi all’ideologia di Mussolini, che lo condannò per un periodo al confino (1). Malaparte cambiò opinione, segretamente, del fascismo e di Mussolini e, alla fine della guerra mondiale, Malaparte si schierò con i comunisti. Ma a qunto pare non soddisfò neppure questi ultimi, poiché nei suoi libri aveva parlato di cose “scottanti”, riguardanti appunto l’atteggiamento tenuto dai partigiani nei confronti dei fascisti. Anche il manifesto ateismo di Malaparte nei confronti della Chiesa Cattolica, non fu sufficiente e il direttivo dell’allora Partito Comunista lo espulse e lo condannò alla “damnatio memoriae”, proprio come avevano fatto i Romani con i personaggi “scomodi”. Quando poi Malaparte si fece battezzare “improvvisamente” e “clandestinamente” alla viglia del suo cinquantanovesimo compleanno, l’8 giugno 1957, e le cose si complicarono ancora. (2)

 

Abbiamo detto che la storia è come un grande mosaico composto da tante tessere (in parte vere in parte false) e da tante zone bianche, come affreschi o tavole dipinte, dalle quali sono cadute delle zone di colore. Lo storico invece può essere paragonato a uno Sherlock Holmes, un detective, munito di lente di ingrandimento e di berretto a due visiere, che con certosina pazienza cerca di ricomporre le tessere, una ad una, fino a ricostruire una parte del mosaico mancante. Può capitare ad uno storico poco serio, oppure poco preparato, di mettere una tessera al posto di un’altra o, addirittura, e qui c’è il dolo, di cercare di ricomporre il mosaico con tessere false, cioè create ad arte. Abbiamo in questo caso i “falsi” storici più o meno eclatanti, ma tutti molto dannosi. Se, ad esempio, noi mettiamo al posto delle tessere mancanti del mosaico, delle tessere create ad arte, noi compiamo un “falso storico”, poiché le tessere mancanti le abbiamo fatte costruire noi, non sono quelle originali. Sarebbe un po’ l’esempio della “interpretazione” della storia.

 

Un fatto storico lo possiamo “interpretare” in vari modi: per mezzo di documenti, per tradizione orale e anche per “deduzione”. A seconda del metodo che io userò avrò una interpretazione autentica, meno autentica, o, addirittura falsa. Prendiamo quest’ultimo caso l’interpretazione per “deduzione”. Se io ad esempio ho una serie incompleta di numeri da 1 a 10 disposti in ordine cresente 1-2-3-( ? )-5-6-7-8-9-10, e con un numero mancante fra il 3 e il 5. Per “deduzione” io dedurrò (scusate il gioco di parole), secondo le mie conoscenze matematiche certe che il numero mancante, sicuramente è il quattro, poiché in una sequenza logica dei numeri dopo il tre viene il quattro e poi il cinque e via discorrendo. In questo caso la storia “dedotta” è attendibile. Esiste poi la deduzione attraverso le fonti orali. Sappiamo benissimo che la storia scritta seguendo le fonti orali, potrà avere un certo valore, come pure spiacevoli sorprese. “L’ha detto Tizio”, “l’ha detto Caio”, oppure l’ha detto la radio, l’ha detto la televisione, insomma tutte cose che lasciano un po’ a desiderare.Andando indietro nel tempo, nel Medioevo, Giotto, secondo la tradizione popolare, secondo la storiellina del “popolino”, era un pastore che pascolava le greggi, il quale dopo alcuni anni andrà a progettare il Campanile di Giotto e ad affrescare la Cappella degli Scrovegni. Ma ce lo vedete voi un pastore, che lascia le pecore e si mette a progettare, con calcoli difficilissimi un’opera come il campanile di Giotto di Firenze? Oppure ce lo vedete un pescivendolo, un arrotino, uno stradino, un fioraio che si mettono accanto al Cupolone e in quattro e quattr’otto disegnano un lavoro di alta ingegneria e di architettura? Ce lo vedete voi un pastore, che compie uno dei massimi capolavori di pittura, ma anche di cultura storica e di conoscenza biblica, come in Santa Croce, nella la Cappella degli Scrovegni di Padova? In questo caso la storia del “popolino” ci fa compiere un passo sbagliato. Giotto, secondo autori illustri, non era affatto un popolano, ma discendeva da una famiglia di antica nobiltà ed aveva studiato in una delle università storiche di quel tempo, forse alla Sorbona di Parigi, o presso l’Università di Bologna. Eppure ancora oggi la gente crede a queste panzane! Va da sé il fatto che Giotto sia o meno originario di Vicchio di Mugello, la cosa è possibile.

 

La storia è più autentica quanto più autentiche sono le fonti. Generalmente sono i popoli vittoriosi che scrivono la storia, se la scrivono. E’ il caso dei popoli italici prima della colonizzazione Romana. Gli Etruschi, ad esempio, erano un popolo completamente scomparso, anche la loro memoria. Gli Etruschi erano grandi, anche nel profetizzare le cose. Essi sapevano che la loro storia sarebbe finita, per questo avevano provveduto ad inserire nelle loro tombe, oggetti di ogni genere, scritti, libri, opere d’arte. Grazie Etruschi! Grazie alla vostra intelligenza, noi oggi possiamo recuperare la nostra storia, le nostre origini. Grazie Etruschi, per tutte le iscrizioni che ci avete lasciato, nonostante tutte le perdite subite. Ma i libri sapienziali, tanto famosi di questa civiltà, possibile siano spariti nel nulla? Ci sarà qualche biblioteca da qualche parte, mi viene in mente la Biblioteca del Vaticano, quella di Alessandria in Egitto, o altre che possano conservare “in segreto” gli scritti degli Etruschi! Senz’altro ci deve essere. Gli Etruschi condannati alla “damnatio memoriae” dai Romani, ora quest’ultimi si dannano perché viene a galla la storia, quella vera, le repressioni che essi hanno fatto, i patti di politica ambigua, perpretati ai danni di questi popoli intelligenti, ma un po’ ingenui!

 

La storia dunque può essere omessa. In questo caso un fatto storico non verrà mai scritto, riportato alla luce, messo a conoscenza di poche o molte persone. I “segreti” di Stato è uno dei casi in cui la storia viene omessa per un periodo determinato, oppure destinata all’oblìo. Noi tutti sappiamo quanti scheletri esistono negli armadi di quello Stato e di questo e di quel Partito politico, ecc! Questi fatti saranno destinati alla conoscenza pubblica dopo uno, due secoli, oppure nessuno mai lo saprà? Se esso non viene alla luce significherà che questo che il fatto storico non è mai avvenuto? E’ legittimo in questo caso cercare di arrivare alla storia per altre vie? Prendiamo un fatto molto attuale la guerra in Iraq. In questo Paese, come in altri “teatri” di guerra, i giornalisti, i reporters, gli unici testimoni di fatti atroci per uomini donne e bambini di quei luoghi, sono stati rifiutati, oppure messi da una parte e costantemente sorvegliati. Chi racconterà i fatti avvenuti in quei luoghi, le sofferenze delle popolazioni, le violenze sui bambini? Non certo gli Stati occupanti, neppure i giornalisti e gli storici, semmai la popolazione sopravvissuta. E anche in questo caso la storia sarà parziale, non verificabile, o verificabile attraverso pochi documenti, filmati girati in segreto, insieme a testimonianze, ecc.

 

La storia, purtroppo può essere falsata. Esistono due modi per falsare la storia: in maniera parziale e in maniera totale. La storia è falsata in maniera parziale quando si dicono delle mezze verità, quando si scrive dando allo scritto, agli articoli, un certo “taglio” (di sinistra, di centro, di destra, delle lobby interessate, ecc.) Tutti i giornali, anche quelli cosiddetti “indipendenti” hanno un certo “taglio”. Che significa avere un determinato “taglio”? Significa analizzare la storia o descrivere i fatti, tenendo conto che chi scrive ha delle “riserve mentali” verso un determinato argomento, ha una certa simpatia per questo o quel partito, per questa o quella nazione, insomma chi scrive non è obbiettivo al 100%. Ma quel’è l’uomo obbiettivo al 100%’ Non esiste. Anche in questo caso dobbiamo ricercare la verità per “deduzione” ad esempio leggendo i libri di due autori diversi che trattano lo stesso argomento, di due giornalisti che scrivono su giornali che hanno “tagli” diversi l’uno dall’altro. In ogni caso il risultato non può essere che relativo, pressappochista, insomma non certo. Possiamo definire questa storia “ufficiale”, come quella che viene insegnata nelle scuole italiane di ogni ordine e grado.

 

Ma come può essere falsificata la storia?. Esistono infiniti esempi. Nella storia moderna c’è il modo di dire “L’ha detto la televisione”, per intendere che certe persone credono a tutto ciò che sentono dire ai Telegiornali e altre trasmissioni, molto discutibili. Nella storia antica quanti esempi certi e meno certi si potrebbero classificare come falsi. Fra quelli che si possono raccontare, senza incorrere in spiacevoli conseguenze (lasciamo ad esempio il triste periodo della nostra storia recente), la pietosa storia di Bianca Cappello e Francesco I, ufficialmente (per la storia) morti di malaria, effettivamente avvelenati; la storia del medico che curò Lorenzo dei Medici, ufficialmente suicidatosi in un pozzo a una ventina di chilometri da Firenze, effettivamente spinto nel pozzo di Villa di Careggi dall’entourage del Magnifico. Ma l’esempio potrebbe continuare. All’infinito.

 

Dopo quanto mi sembra superfluo chiederci se la storia sia o meno una scienza. Per alcuni lo potrebbe anche essere, dipende dalla valutazione che essi fanno dei fatti e dei documenti storici. Io sinceramente sono molto scettico e mi fermo qui. Lascio ad altri che ne hanno la voglia di commentare, valutare, su quello che è oggi uno dei temi più seri da affrontare, lasciando da parte i “sé…”, i “ma…”, i “se poi…). Se la storia, purtroppo, non può essere una scienza, intesa nel senso esatto, riproducibile prove di ogni genere, essa è però una cosa seria…molto seria. Non dimentichiamolo.

Paolo Campidori

Fiesole, 7 luglio 2010

© Paolo Campidori

 

Note:

  • (1) “Gli si diceva “sei un eroe, sei un eroe” e lui ci credeva e gridava. “Anche voi siete eroi, siete tutti eroi” e lui credeva che noi gli si credesse, e si pavoneggiava al balcone, si metteva le mani ai fianchi, faceva la bocca a culo di gallina, tirava in dentro la pancia, si molleggiava sui ginocchi, il Grande Imbecille!” (Curzio Malaparte – MUSS. – IL GRANDE IMBECILLE – Luni Editrice, Segrate (Mi), 1999, pag. 99)
  • (2) “uno dei più gravi torti di Mussolini, uno dei torti davvero imperdonabili di cui storicamente egli si è reso colpevole, e di cui dovrà rendere conto, un giorno o l’altro, alla coscienza civile degli italiani, è quello di essersi servito dello Stato per imporre al Pese una idolatria, che si è già rivelata di maggior pregiudizio all’avvenire del popolo italiano che la peggiore delle dittature. Vi è una grandissima differenza fra dittatura e autoidolatria” (Curzio Malaparte – Muss. Op. sopra citata p. 56)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...