DOSSIER MICHELANGELO BUONARROTI


DOSSIER MICHELANGELO BUONARROTI

 

FIRENZE: DI CHI E’ IL DAVID DI MICHELANGELO? 

La celebre lopera potrebbe essere “barattata” in cambio di qualche ‘favore’ politico? 

 

Infuria in questi giorni la polemica del David di Michelangelo. La celebre statua dell’altrettanto celebre scultore Michelangelo Buonarroti è di proprietà dello Stato Italiano o del Comune di Firenze? Ma questa è una polemica che non ha senso. Il David, essendo una delle opere più belle esistenti al mondo è patrimonio comune, di tutti: fiorentini, toscani, italiani, europei, americani, indiani, cinesi, russi, ecc. Il problema, secondo me, è un altro. Dove deve stare il David? La risposta è lapalissiana: a Firenze. Più difficile invece dire se esso deve stare in un museo fiorentino statale, oppure in un museo fiorentino comunale. Trattandosi di un’opera che appartiene a tutto il mondo mi verrebbe da dire che lo Stato Italiano dovrebbe avere la competenza e quindi la proprietà dell’opera. Però, visto che il David fu commissionato dai Medici a Michelangelo, per la città di Firenze mi verrebbe anche da dire che la città fiorentina dovrebbe avere competenza sulla celebre scultura. Senza dubbio c’è un conflitto di interessi, che però è lecito. 

Io ho passato buona parte della mia vita presso la Soprintendenza ai Beni Artistici di Via della Ninna a Firenze,  prestando la mia lopera di collaborazione, come segretario,  con il Prof. Luciano Berti, con il Prof.  Umberto Baldini e infine con il Prof. Antonio Paolucci. Sinceramente, il contatto con queste persone “chiave” delle Belle Arti mi ha insegnato molte cose. Poi ho anche fatto una esperienza presso la Soprintendenza di Bologna (più di due anni) con la Soprintendente  Prof.ssa Maria Vittoria Brugnoli Pace, romana, che prese il posto del Prof. Emiliani che ereditò la carica ricoperta dal Prof. Gnudi (Il Prof. Emiliani aveva però la Reggenza).  E anche questa è stata per me una esperienza notevole. 

A Bologna, prima che arrivasse la Dr.ssa Brugnoli, la Regione Emilia aveva istituito l’Istituto dei Beni Culturali, al quale facevano parte la Soprintendenza Beni Artistici, La Soprintendenza ai Monumenti e la Soprintendenza Archeologica. Presiedeva l’Istituto Regionale  il Prof. Emiliani, (che poi divenne Soprintendente dei Beni Artistici). L’Istituto  Regionale aveva, in parole povere, “accorpato” le tre Soprintendenze sotto la sua compegtenza, togliendo di fatto alle stesse ogni autonomia. Poi  l’Istituto regionale venne “esautorato” ed Emiliani, cambiando opinione,  accettando cioè la centralità dello Stato sulle opere d’arte,  fu nominato Soprintendente ai Beni Artistici di Bologna. Sia io  (segretario) che la Dr.ssa Brugnoli fummo rispediti alle sedi di origine: Firenze e Roma. La “longa mano” romana era riuscita a neutralizzare il tentativo  dell’Istituto Beni Culturali di avocare a sè le competenze in materia di Beni Artistici, ecc.  e a ristabilire la “pax” Romana. 

Prima di Bologna,   feci  però l’esperienza a Firenze presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti con la Dr. Alessandra Pinto, romana, femminista di sinistra, amica di gente influentissima. Fu soprattutto durante questa gestione  della Pinto, che pitture importantissime presero il “volo” ed andarono ad arricchire la GAM di Roma, il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati, ecc. ecc. Lo “Staffato”, l’opera più importante della Galleria d’Arte Moderna  Firenze , opera del “macchiaiolo” Giovanni Fattori, prese la via della capitale, insieme ad altre opere d’arte. In cambio di cosa? 

 Mi sembra che nessuna delle Amministrazioni  locali di allora si sia opposta. Tutti d’accordo. 

Le Belle Arti sono state da sempre un “bocconcino” prelibato e ambìto da certi ambienti culturali e pseudo-culturali della sinistra. E la Dr.ssa Pinto era di sinistra, anzi era di estrema sinistra. Perché fu inviata da Roma alla GAM di Firenze?  (Sempre la stessa “longa-mano”?). E perché poi la stessa Pinto è diventata  Direttrice della Galleria d’Arte Moderna di Roma? 

Perché tutti questi quadri, che appartengono a Firenze (e molti si trovano anche nel Palazzo del Quirinale, sede del Presidente della Repubblica) non tornano nella sedi fiorentine? Perché il Sindaco di Firenze non fa questo tipo di battaglia? Sarebbe più credibile. Non vorrei che anche il David di Michelangelo fosse “barattato” (con il Governo di  Roma) in cambio di qualche favore, da parte di  coloro che affermano  di difendere  strenuamente  le opere d’arte (Comuni, Province e Regione, ecc.). 

Questa emorragia delle opere d’arte che vagano, vagano e non ritornano a Firenze, sarebbe ora che finisse una volta per sempre. Mi rivolgo  ai governanti di sinistra, di centro e di destra: amate di più Firenze, con i fatti, però!!! 

Paolo Campidori 

Fiesole, 15 agosto 2010 

Copyright: Paolo Campidori 

www.culturamugellana.wordpress.com 

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