DOSSIER PITTORI MUGELLANI


DOSSIER PITTORI MUGELLANI

MARCO PASQUINI: UN PITTORE DICOMANESE “AMICO” DI SILVESTRO LEGA E DI MODIGLIANA

 

Dopo tante porte sbattute in faccia, oppure porte aperte a fatica, dopo il provarsi e riprovarsi, o meglio proporsi e riproporsi, spesse volte con esiti deludenti, come spesso succede a artisti bravi e un po’ sfortunati, arriva il giorno della rivincita. L’amico pittore Marco Pasquini non è esente da questa “metamorfosi”, come è affermato nel suo catalogo, anzi, penso che l’abbia sperimentata sulla propria pelle. Marco Pasquini è un mugellano “doc”, anzi un dicomanese “doc”, infatti, come riportato in seconda pagina del suo bellissimo catalogo, nasce a Dicomano (Mugello), nel 1963. Ma si sa Dicomano (e il suo territorio) rappresenta una striscia di terra, che ha i piedi nel Mugello e la testa per aria, sulle pendici dei monti che vanno nella Romagna: Modigliana, Portico di Romagna, Rocca San Casciano, ecc. Sono posti bellissimi, incantevoli, situati in terra di Romagna, un po’ in area di confine, dove parlano (o parlavano) un bel dialetto romagnolo, e dove l’accento si fa sentire stretto, stretto, sono zone che, con i loro paesaggi stupendi, si prestano per essere immortalate su una tela. Questi territori sono ricchi di acque, di ruscelli, di fauna, anche selvatica, e non è raro nelle notti sentire l’ululare dei lupi e lo stridio degli uccelli rapaci. E’ ineluttabile, per un artista della sensibilità del Marco Pasquini, partire “sparato” dal suo paese natale: Dicomano, per andare a “fondersi”, a “misurarsi”, a provare gioie ed emozioni, davanti a questi immensi scenari della natura, e conseguentemente e inevitabilmente, a “spalmare” e far “vibrare” i propri colori fino all’appagamento dei propri sensi. Non ci vuole molto per scoprire l’artista Marco Pasquini. Basta sfogliare il suo catalogo, recentissimo, e “viaggiare” con lui dentro il suo mondo. Quello di Pasquini è un mondo affascinante e, badiamo bene, Marco non è un solitario, anzi, basta vedere come “accarezza” il colore soffice, come “spalma” le sue emozioni con toni pacati a delicati, per esempio, di fronte al ponte più celebre nel mondo: il Ponte Vecchio di Rocca nel dipinto “Rocca San Casciano sotto la neve”, o come ritrae la bella e “civettuola” Laguna veneziana, dove in primo piano fa scorrere lentamente una sonnacchiosa gondola. I paesaggi mugellani e montani sono da lui “visti” con l’occhio attento di chi conosce bene questa terra, anzi da chi ama questi luoghi, e non può essere diversamente. Le sue pitture, originalissime, talvolta non sono esenti da “richiami” artistici di pittori macchiaioli, e l’esempio mi sembra calzante nel “signorinesco” “Voltone della Tribuna a Modigliana”. Ma questo non è un male, anzi, per un artista “in divenire” o in crescita, è una cosa positiva, poiché tutti i grandi maestri del passato, si sono ispirati a loro volta a grandissimi maestri, talvolta superandoli. Ma l’originalità di Marco Pasquini è indiscutibile: amorevole e piena d’affetto è la scena a lui familiare, un ricordo d’infanzia: forse la mamma, forse una zia o una nonna mugellana, che cuce o ricama tenendo il Bimbo sulle ginocchia, e una luce di ispirazione “caravaggesca” illumina il viso della Donna e il Bambino di ciò che Marco ha voluto idealmente simboleggiare: la Madonna. I colori di Pasquini talvolta sono colori “di fuoco” (e qui emerge un tratto del suo temperamento, in apparenza, calmo e sereno) dove predominano il rosso, l’arancione e il giallo. Questi colori infuocati, spesse volte, sono come delle vere e proprie cortine messe in primo piano e che lasciano intravedere paesaggi appena accennati, paesaggi che potremmo definire incantati o paesaggi fantasma. Ma dove Pasquini dà il meglio di sé sono quelle “nevicate”, quelle lande solitarie, dove l’occhio spazia, si perde nel vuoto e ti fa sentire piccolo, piccolo. Bellissima è la nevicata a Montefeltro, dove l’uomo, solo e fragile, si “confronta” con il cammino impervio e pericoloso che ancora gli resta da percorrere nella vita e che è qui rappresentato da sentieri che valicano aspre e inospitali giogaie. Ancora bellissimo è l’”Incontro”, in un paesaggio quasi rarefatto dalla neve dove un cavaliere si ferma a guardare un capriolo infreddolito e affamato. E’ una scena idilliaca, delicata, dove uomo e animale si “incontrano”, si “confrontano” e si “riconciliano” in uno scenario quasi tragico, della natura. Pasquini è grande nella sua interiorità, anche quando rappresenta “Il guado”. E’ un opera questa sulla quale ci sarebbe da parlare e da riflettere per tanto tempo. Prima di tutto il movimento del cavallo e cavaliere “risaltano” in uno scenario statico, di solitudine; poi il guado, l’acqua, la luce radente, tutte componenti queste che hanno una loro simbologia che si tramanda dall’arcano mondo dei nostri avi, generazione dopo generazione, ai nostri giorni. Non a caso, questa scena mi “ricorda” molto da vicino i nostri antenati Etruschi. Concludo, riprendendo le righe iniziali, nelle quali dicevo che un artista, prima di riuscire, spesso è vittima di incomprensioni, di valutazioni fatte un po’ con leggerezza; ed è del tutto scontato che non si riesca a “decifrare” un artista del livello di Marco se non si riesce a “leggere” il suo profondo “io” interiore. Modigliana, il famoso paese della Romagna, una volta in terra toscana, patria d’origine dei Conti Guidi, paese natale del grandissimo pittore macchiaiolo Silvestro Lega, ha visto e giudicato bene le qualità del Pasquini. E’ proprio di questi giorni la notizia che il dipinto di Marco “L’elemosina”, un bellissimo olio su carton-legno, 40×50, andrà ad arricchire la già famosa collezione di quel museo dedicato a Silvestro Lega, e sarà esposto proprio nella sala a lui dedicata. Un grande merito per un nostro concittadino mugellano, anzi dicomanese, al quale vogliamo augurare una carriera splendida sotto ogni punto di vista.

 

Paolo Campidori

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