UNA SCOPERTA DAVVERO GRANDE. A MONTESENARIO HO RITROVATO UN BELLISSIMO MEGALITO (DOLMEN) CHE HO BATTEZZATO CON I NOME: “LA CASA DELLA PRINCIPESSA”


UNA SCOPERTA DAVVERO GRANDE. A MONTESENARIO HO RITROVATO UN BELLISSIMO MEGALITO (DOLMEN) CHE HO BATTEZZATO CON I NOME: “LA CASA DELLA PRINCIPESSA”

Che tutta la montagna dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo  fino comprendere      i nostri monti in prossimità di Firenze fossero ‘antropizzati’ (popolati) da popolazioni ‘indigene’già a partire (da oltre) il XII secolo a.C. è cosa risaputa, e, molte sono le ‘risultanze’ trovate fino ad oggi che ce lo confermano.

In particolar modo verso il II Millennio a.C. si ha, non dico la matematica sicurezza, ma almeno la  consapevolezza acquisita       di popolazioni appenniniche definite genereicamente ‘primitive’ che vivevano allo stato primordiale nelle grotte, più o meno artificiali dell’Appennino, costituendo così la popolazione Appenninica, definita genericamente ‘primordiale’, se non addirittura additate con nomi specifici che si rifanno ad altre civiltà.

Tale è il caso dei Ligures Magelli che, secondo Strabone o Dionigi di Alicarnasso abitarono i monti sulla destra dell’Arno. Alla cultura Ligure (o Celtica), sembra che si soprappose, successivamente, la cultura Etrusca, durante tutto l’arco di tempo del I Millennio a.C. Ho l’impressione, ma non la cerrtezza assoluta, che queste genti (autoctone), appartenessero a culture fluviali, che usavano i fiumi per lavorare i loro utensili, esercitare la caccia e la pesca, ma che, tuttavia, abitassero in alto sui monti, dove probabilmente esercitavano attività quali l’allevamento, la pastorizia, etc.

Ritragto di ragazza con treccia- &1

Una civiltà quindi dal doppio aspetto abitativo: uno fluviale (temporale), ed uno più stabile sui monti vicini. Queste culture fluviali e allo stesso tempo montane seguivano, nel loro peregrinare la direzione Nord-Sud. Le stesse, risalivano i fiumi del Santerno, della Diaterna, del Senio, dell’Idice,del Savena,  etc. , come abbiamo detto, per cacciare la selvaggina o effettuare la pesca lungo i fiumi, dove si servivano di baracche provvisorie (legna e frasche), mentre la loro vita vera e propria, la vita di comunità, gli aggregamenti religiosi, le feste, etc. si svolgevano in montagna, dove essi sfruttavano le caverne naturali che sono  numerosissime, almeno sulle pendici del Monte Senario, del Giovi, etc.

Le grotte montane, servivano loro sia come rifugio contro il freddo e le intemperie, sia come difesa dalle bestie feroci, via per fare vita comunitaria con i nuclei familiari e con le tribù affini.  Tracce di vita primordiale sono state rilevate, tempo fa, in alcuni villaggi della Valle dell’Inferno, che si trova presso l’attuale Badia di Moscheta, in particolar modo nelle località di Osteto, dove ancore si possono notare alcuni resti, inglobati con le nuove  abitazioni, i resti di abitazioni troglodite. Altre realtà dello stesso genere l’ho io ritrovate presso Villore.

Tali abituri si trovano anche sui declivi del Monte Senario, che più volte ho avuto l’opportunità di segnalare. Ma anche in altre occasioni ho avuto l’opportunità di segnalare la presenza in loco di popolazioni villanoviane-etrusche in tutta quella zona, dove tra l’atltro ho ritrovato una piccola epigrafe etrusca.

Questa volta credo, però, che possiamo parlare di una ricerca veramente interessante, forse che supera tutte le altre come importanza. Quella che io ho ritrovato nei pressi di Monte Senario non è solo una grotta anticamente abitata da pastori o allevatori, vuoi che si chiamino Liguri, Villanoviani o Etruschi. Molto di più. Si tratta di una abitazione dal carattere megalitico molto simile ai Dolmen ritrovati in Germania, nella Sardegna, in Calabria, etc..

Casa troglodita interno

Queso importantissimo Megalite che io stesso ho ritrovato, e , che  ho l’onore di presentare, per la prima volta,  al pubblico degli studiosi italiani e stranieri è costituito (descrizione molto sommaria) da un vano, alle cui pareti sono delle grosse lastre di pietre erette verticalmente, il tetto compostoda più pietre , che formano una specie di semisfera,  di dimensioni davvero eccezionali, il quale  è supportato , oltre che dalle partite liriche, anche  da una colonna litica (dolmen) di straordinaria bellezza.

Casa troglodita soffitto

 La bellezza del luogo, mi indurrebbe a pensare che non si tratti di una abitazione ma di un tempio o di altro edificio a carattere religioso (*). Questo antichissimo megalite (Dolmen) è di una bellezza rara, e allo stesso tempo fa rimanere stupiti, allibiti.

Io ho voluto chiamare questo ‘edificio’ antichissimo con il nome di:  “La Casa della Principessa”, poiché, accanto, su una pietra,  ho trovato il ritratto di una bella ragazza con una vistosa treccia di capelli. Le parole non possono descrivere quello che emotivamente ho provato di fronte a questa costrauzione megalitica di questo genere, perciò inserisco le fotografie, affinché possiate din persona vedere questa stupenda realtà.

Paolo Campidori, Copyright

15 luglio 2017

Dossier Cultura http://www.culturamugellana.com

 

 

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