DOSSIER CHIESA DI FRENA (FIRENZUOLA)


DOSSIER CHIESA DI FRENA (FIRENZUOLA)

L’antica Pieve di Frena nell’Alto Mugello

Questa di Frena è una zona bellissima dove il passato riposa indisturbato da secoli. Dal Medioevo

a oggi poche sono le cose che sono cambiate a cominciare dalle stradine strette e polverose che

si inerpicano sulle montagne; dalla vegetazione ancora dominata dal castagno, dal nocciolo,

dalla quercia; dalle casette degli agricoltori con i tetti dagli spioventi molto aguzzi e formati

non da tegole e embrici, ma da lastre di pietra serena. E’ un mondo questo ancora incontaminato,

che se non avesse conosciuto le ferite distruttive dell’ultima guerra, che da queste parti è stata

particolarmente violenta, noi avremmo avuto ancora oggi uno spaccato di vita medievale. Testi-

moniano ancora di questo periodo gli antichi mulini che si trovano presso i fiumi del fondovalle,

i tabernacoli che si trovano un pò ovunque: sulle strade, presso i fontanili, ma anche sopra

i portali delle case, dalle più povere alle più ricche, le cosiddette case padronali. Le architet-

ture poi ti rimandano a uno stile che di Toscano ha ben poco. Basta guardare il piccolo abitato

di Virli, che si trova qui nei pressi, e vedi un mondo che lo ritrovi magari nelle tele del Bruegel,

nelle incisioni del Duerer, e ti sembra strano di ritrovarlo qui nell’Alto Mugello. Ma questa è

anche una terra di grandi contrasti: a un paesaggio così antico e incontaminato si contrappone

un’altra realtà che è in netto contrasto con la prima. Parlo delle cave di pietra serena, che

lentamente erodono i profili delle montagne, parlo dei grandi lavori di scavo e dei grandi

cantieri per la costruzione della ferrovia Firenze-Bologna in galleria, che hanno modificato

profondamente l’ambiente, che in taluni casi gli hanno fatto perfino violenza arrecando ferite

difficilmente rimarginabili. Questo territorio andava tutelato, magari si doveva creare un

parco naturale che salvaguardasse il paesaggio, la fauna, la flora, i fiumi e la storia millenaria.

Ma “revenons a nos moutons”, come dicono i francesi, cioè torniamo all’argomento Frena.

L’origine del nome è controverso. Studiosi quali il Tagliaferri e altri lo fanno risalire ai

Freniti, popolo ligure, che si era insediato in questi luoghi prima degli Etruschi. Altri, quali

il Pieri, il Francovich e altri lo fanno derivare dagli Etruschi che qui anch’essi avevano

i lolro imporatnti insediamenti. Basti pensare alle antiche strade di comunicazione, che

passando da questi luoghi collegavano Fiesole e Arezzo a Marzabotto (l’antica Misa etrusca)

e Felsina, l’odierna Bologna. Ma collegamenti esistevano anche verso la Romagna, fino

a raggiungere i porti di Spina sull’Adriatico.

Torniamo a Frena. Questa Pieve ha conosciuto un periodo di splendore massimo nel periodo

che va dal sec. X alla metà del secolo XIII. Questa doveva essere una Pieve importantissima

a giudicare dalla sua giurisdizione che arrivava alla Casetta di Tiara e confinava, attraverso

i monti, con San Michele a Ronta. Vicino alla Pieve c’erano due importantissimi castelli

degli Ubaldini, uno sul Monte Frenario a qualche centinaio di metri dalla Pieve, l’altro

sul dirimpettaio colle chiamato Poggialto. Ma vediamo perchè questa zona era così importante

nell’alto Medioevo. La zona era interessata dal passaggio di strade importantissime e la

Pieve era situata su una di queste. Due strade di crinale o di mezza collina seguivano il

percorso del Santerno verso la Romagna in direzione W-E, un’altra che lambiva quasi la

Pieve attraversava il territorio S-N per portarsi a Piancaldoli. Per fare un’esempio con la

realtà di oggi si può dire che queste importantissime arterie si potrebbero paragonare alle

nostre trafficatissime autostrade, con la differenza che allora si viaggiava con asini, muli

e cavalli. La Pieve aveva due chiese suffraganee, cioè due chiese ad essa dipendenti e

queste erano San Niccolò a Poggialto e San Pietro a Lusciano che si trovava nel territorio

dell’Abbazia di Moscheta. Lo storico Calzolai afferma in Chiesa Fiorentina che la Pieve

aveva come suffraganea anche S. Pietro a Santerno, che era ubicata sulla sponda opposta

del Santerno. Questo sinceramente mi sembra poco verosimile, penso che sia stata fatta un

poco di confusione fra San Pietro a Santerno e San Pietro a Lusciano. La chiesa invece

di San Niccolò a Poggialto, ha continuato a esistere fino alla meta del sec XVII. Abbiamo

testimomianza di ciò, in un architrave sull’ingresso dell’attuale canonica, proveninente

dalla distrutta chiesa di Poggialto, datato 1621. Nei pressi della Pieve esisteva pure un

ospedale per i pelligrini, come ci dice il Tagliaferri, nel luogo ove oggi c’è un antico

palazzo detto il Palazzaccio, e si chiamava San Salvatore a Frena. La studiosa Franchini,

della quale ho potuto esaminare una sua ricerca per una tesi di laurea, ricerca depositata

presso la Pieve di Cornacchiaia, afferma che i viandanti potevano fermarsi nell’ospedale

fino a tre giorni (anche se non malati) e, partendo, il monaco ospedaliero doveva insegnare

loro la via poichè molti a quei tempi si smarrivano.

Ma tanta importanza, tanto splendore raggiunto dalla Pieve comincia ad affievolirsi come

un astro che lentamente cessa di brillare. Tanto è vero che nella Decima Pontificia del 1276

non si parla più di Pieve e la chiesa è semplicemente dichiarata: “Ecclesia sancte Marie de

Frena”. E’ probabile che a seguito della maggiore importanza assunta dalla strada della

Ca’ Bruciata (anticamente detta dello Spedaletto), che congiungeva le Pievi di Cornacchiaia

con quella di Sant’Agata in Mugello, parte della popolazione che viveva arroccata sui monti,

si sia spostata nella zona di maggiori traffici e mercature che era allora rappresentata da

Cornacchiaia. Il Borgo di Cornacchiaia era diventato importantissimo; oltre a luogo di

mercato, esistevano alberghi e alloggi per i pellegrini, botteghe di fabbri ferrai, spadai e

si calcola che la popolazione del Borgo aveva raggiunto circa 1000 abitanti, cifra notevole

per quel periodo. Ecco quindi che l’ex Pieve di Frena, pur mantenendo il Fonte Battesimale,

diventa suffrraganea di un’altra Pieve che è quella di Cornacchiaia.

Ma è giunta ormai l’ora del ritorno. Mi congedo con un velo di tristezza da questi posti che

hanno conosciuto tanta storia e do un’ultima occhiata allo stupendo panorama di Firenzuola.

Un’altro giorno è andato! Ma è stato un giorno pieno e mi ha arricchito dentro, per la campa-

gna, la natura, la storia, l’arte, l’umanità di questa gente. La macchina ormai procede silenziosa

fra i castagni e i noccioli. Non ci sono più gli Ubaldini, ricompare alla vista il mondo di oggi,

le strade asfaltate, i lavori per la ferrovia, e i camion che si sono fermati per una protesta dei

cittadini a salvaguardia delle falde acquifere del loro territorio. E’ un’altra guerra questa,

una guerra più pacifica fatta dalla popolazione contro un colosso che vuole deturpare e

inquinare il loro ambiente, ma è una guerra giusta. Siamo nel XXI secolo, un secolo che

dovrà essere molto importante per il progresso, la ricerca scientifica, ma anche un secolo

che dovrà vedere impegnata le popolazione in una lunga e dura lotta per la salvaguardia

dell’ambiente.

Paolo Campidori

Girone 2 luglio 2001

Pubblicato sul Galletto 14 luglio – 21 luglio 2001

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