DOSSIER FERRAGLIA


DOSSIER FERRAGLIA

QUESTA CHIESA NON S’HA DA FARE…..

Mi piace raccontare la storia di Gaspare Alpi, un buon prete vissuto nella metà dell’Ottocento, nel nostro Mugello, esattamente a Ferraglia nella parrocchia di San Niccolò. Il buon parroco non viveva con tutti gli agi, anzi viveva con tutti i disagi possibili immaginabili. Figuratevi aveva la venerabile età di 81 anni, acciaccato, minato dalla grave malattia dell’asma, e non per questo si poteva sottrarre ai suoi impegni parrocchiali. Infatti, essendo la parrocchia di San Niccolò a Ferraglia composta anche dal popolo di Fontebuona, il buon prete doveva sobbarcarsi l’onere, tutti i giorni, con il carico dei suoi 81 anni, di celebrare messa anche nella cappellina di San Carlo per le circa 160 anime che abitavano in quel tempo a Fontebuona. La cosa non poteva reggere, tantopiù che la sua chiesa aveva subito pochi anni addietro un terremoto che aveva sconquassato mezzo Mugello e la sua chiesa e la canonica non erano rimaste indenni. E poi la canonica, con gli ammattonati sconnessi, le finestrine dalle quali un uomo che indossava un cappello non si sarebbe potuto affacciare, e i tetti sempre gocciolanti dopo il più piccolo acquazzone. Nelle colline di Ferraglia abitavano invece circa una sessantina d’anime per lo più agricoltori e manovali. Il povero prete doveva fare il pendolare tutti i giorni. Quante volte, superando il ponticello a schiena d’asino, che traversava la Carza il nostro buon Gaspero Alpi avrà sognato un’altra sistemazione, più comoda, più consona alla sua salute, magari in piano, senza dover affrontare salite come quella che portava a Ferraglia. Ma ecco che l’occasione gli si era presentata, un’occasione d’oro, forse irripetibile per le sue possibilità. Ed ecco di che cosa si trattava: lo Stato Granducale aveva da poco dimesso la posta di Fontebuona (oggi siamo in tema: lo stato dismette gli uffici postali) vale a dire che le diligenze statali non avrebbero più fatto sosta nello storico posto di sosta di Fontebuona, e che di conseguenza lo Stato avrebbe pensato ad alienare, allivellare o locare gli stabili preposti a questo servizio. Come la notizia era pervenuta, Don Gaspero Alpi, con carta penna e calamaio, si affretta a fare domanda al Soprintendente delle RR. Possessioni, chiedendo che gli vengano concesse l’abitazione del postiere per trasformarla in canonica e le scuderie per trasformarle in una ampia e comoda chiesa per sé e per i propri popolani. La sua domanda viene presa in debita considerazione e viene dato l’ordine all’Ing. Orlandini di redigere una stima dei possessi governativi relativi alla Posta di Fontebuona e dei possessi della Curia rappresentati dalla Chiesa di San Niccolò a Ferraglia, dalla Canonica della stessa e da un piccolo podere annesso. Fatti i dovuti calcoli, e calcolando pro e contro, attività e passività, ecc. ecc. il capace e meticoloso Ing. Orlandini stima questa operazione non conveniente né al Governo Toscano né allo stesso Don Gaspero Alpi, e liquida la cosa optando per dare in locazione i locali ai postieri. Il nostro buon Don Gaspero Alpi dovrà accontentarsi di alcuni lavori di restauro alla Cappellina di San Carlo e alla canonica di Ferraglia. Così il nostro buon sacerdote non potrà più lamentarsi, ora che ha una canonica più decente, anche se a lui rimarrà l’onere di fare il pendoale da Fontebuona a Ferraglia e viceversa. Così, dopo di lui i sacerdoti si sono succeduti nella curia della parrocchia di San Niccolò, con gli stessi disagi che abbiamo narrato adesso. L’ultimo parroco di Ferraglia è stato Don Guido Campidori, mio zio. Mi ricordo, quando ero piccolo, che la strada per arrivare alla chiesa era malagevole, e un carro di buoi passava con molta difficoltà. Inoltre, mancava la corrente elettrica, quando in paese invece esisteva in tutte le case e mancavano anche i servizi essenziali, quando invece in certe parrocchie ricche del Mugello si viveva nell’agiatezza e perfino nel lusso. E’ stato merito di questi sacerdoti che con abnegazione e talvolta con eroismo si sono sobbarcati questi oneri di mandare avanti parrocchie così povere e disagiate. Ora, la chiesa di San Niccolò a Ferraglia non ha più un sacerdote, l’ultimo, ripeto, è stato mio zio Don Guido Campidori. Ma sarà veramente l’ultimo?

Paolo Campidori

Articolo sul Galletto del 24 novembre – 1 dicembre 2001

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