DOSSIER LORENZO IL MAGNIFICO IN MUGELLO


DOSSIER LOREENZO IL MAGNIFICO IN MUGELLO

LORENZO DEI MEDICI IN MUGELLO

 

La famiglia è originaria del Mugello, una regione agricola dai coloriti

paesaggi e caratterizzata da una fertile campagna, protetta dal vento

del nord dalle cime degli Apennini. Fra i numerosi villaggi citiamo San

Piero a Sieve, Trebbio, Cafaggiolo luoghi anticamente degli Ubaldini

poi dati in feudo ai Medici. Una leggenda sui primi Medici narra che

un loro primo antenato faceva il carbonaio e questi ebbe un figlio che

diventò medico. Un’altra narra che in Mugello, al tempo di Carlo Magno, imperversava un gigante chiamato Mugello. Questi fu affrontato e ucciso da un coraggioso cavaliere di nome Averardo dei Medici che prima di morire scagliò sul suo avversario la mazza ferrata

da cui pendevano le palle di ferro imprimendo sullo scudo di Averardo le famose palle che compongono lo stemma dei Medici.

Questa è la leggenda. Nella realtà, bisogna risalire al 1201 per trovare

Medici di nome Chiarissimo figlio di un certo Giambuono, membro

del Consiglio del Comune. Sempre nell’ambito della buona borghesia

troviamo, nel 1251, un altro Medici, Giovanni che partecipa alla guerra contro i Longobardi. Nel 1291 un Ardingo dei Medici diventa

priore.

Con Giovanni di Bicci, figlio di Averardo (morto di peste nel 1363) i

Medici iniziano quella ascesa economica e politica che li porterà a essere una delle famiglie più ricche e influenti di Firenze. Gioavanni

è iscritto all’arte dei cambiavalute nel 1378 e si occupa anche di esportazioni dal porto di Pisa. Dapprima salariato della compagnia

aperta da Vieri a Roma, suo cugino, diventa socio in affari grazie anche al notevole apporto di 1500 fiorini quale dote per aver preso

in matrimonio Piccarda Bueri. Nel 1397 trasferisce la compagnia da

Roma a Firenze e questa inizitiva costituisce l’atto di nascita della

grande banca Medici. Con i profitti acquista immobili a Firenze e

fattorie e poderi in Mugello. In breve tempo, nel ‘catasto’ del 1427,

egli diviene il terzo cittadino per ricchezza, inferiore solo a Palla di

Nofri Strozzi e ai Panciatichi.

Dobbiamo arrivare a Cosimo dei Medici per avere le prime notizie

di Lorenzo e Giuliano. Questi si trovano nella villa di Cafaggiolo, mandati dal loro padre Piero per evitare di vedere l’agonia del nonno.

In questo periodo i ragazzi fuggono frequentemente da Firenze le

loro mete preferite sono Cafaggiolo e il Trebbio. In questi grandi pos-sedimenti di famiglia Lorenzo e Giuliano imparano a conoscere la natura, amano dedicarsi alle vendemmie, alle lunghe corse con i

cavalli, a frequentare le ‘brigate’ di poeti e buontemponi. Le scuse

per fuggire dalla città sono sempre le stesse: il caldo, le epidemie.

Nel castello di Cafaggiolo ogni ogni occasione è buona per fare bal-

doria e per fare sfoggio di eccentricità ed eleganza. Fra i compagni

di bagordi non mancano efebi seduttori, ma grazie alla accuratissima

educazione i giovani riescono a sfuggire alle gioie volgari.

Nei loro ritiri campestri i giovani, e Lorenzo in particolare, trovano

anche facili amori. Gli amici lasciano intendere che le MUSE che i

giovani incontrano sono creature prosperose. Il Pulci fornisce anche

il nome di una certa BENEDETTA che Lorenzo avrebbe sviato dalla

retta via. Dopo aver detto che Benedetta abitava a Barberino il pulci

precisa anche che il paese è popolato da ninfe attraenti.

In quell’epoca Lorenzo frequenta assiduamente la campagna mugellana. Rimane attratto dalla semplicità degli abitanti e decide

di raccontare la loro vita quotidiana. Rappresenta una semplice

storia d’amore campagnolo in dialetto locale: la NENCIA DA

BARBERINO. Un pastore Vallera si è recato in tutti i mercati della

Toscana ma non ha mai trovato una fanciulla così bella. Fra le altre

qualità ella possiede un viso tanto dolce e candido quanto un grasso

rognone. I denti sono più splendenti di quelli di un cavallo. Danza

come un capretto e volteggia come una ruota da mulino. Cerca di

sedurla:

             ‘Vientene su per questi valiconi

               ch’i’ cacci le mie bestie nelle tua

               e parmene uno, eppur saremo dua’

Ma la ragazza è civettuola e vuole dei regali. Il pastore le promette

una collanina di corallo. L’allusione con gli amori di Lorenzo è evidente. In questo piccolo poema Lorenzo oltre a rivelare le sue qualità di poeta, dimostra una capacità di comprendere i suoi simili

e di amarli.

Ma Lorenzo non ama solo le prosperose mugellane, ama anche i piaceri della caccia. Tutta una folla di maestri di caccia, valletti e

una muta famosa di cani formava l’equipaggio quando cacciava

in Mugello. Fra i venticinque cani preferiti il più amato era il vecchio

Buontempo.

La giovinezza di Lorenzo si concludeva con un canto alla vita:

                     ‘Quant’è bella giovinezza,

                       che si fugge tuttavia!

                       Chi vuol esser lieto, sia:

                       di doman non c’è certezza’.

 

 

 

 

                                                                         Paolo Campidori

                                                               Girone, 10 maggio 2001

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