IL PONTE ETRUSCO (?) DEL GIRONE (FIESOLE-FIRENZE) – DOSSIER PARTE I


IL PONTE ETRUSCO (?) DEL GIRONE (FIESOLE-FIRENZE) – DOSSIER PARTE I

 

GIRONE (FIESOLE): “IL PONTE DEGLI ETRUSCHI”

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Un pilone fatto di sassi e calcestruzzo del ponte Etrusco-romano sull’Arno al Girone, visto dalla riva di Candeli 

Fino a poco tempo fa, c’era una credenza radicata, ed in parte esiste tuttora, secondo la quale la nostra Italia deriva da Roma, e questa è una menzogna storica grossolana, messa in atto dal regime fascista per auto-propagandarsi. Uno dei tanti falsi slogans di regime a cui ricorreva il fascismo per “vendere fumo” ad uso e consumo dei faciloni e della povera gente che finiva per crederci.Questo perché si voleva far credere che Roma (“caput mundi”) derivasse da nobili origini romane e greche anziché Etrusche, Liguri, Galliche, etc. Una vera e propria violenza fatta dagli ‘storici’ sulla Storia (quella vera). Dobbiamo ammetterlo che una parte di verità c’è, e cioè che i popoli pre-romanici che abitavano la Toscana, il Lazio, L’Emilia Romagna, etc., nonché l’Italia peninsulare tutta, furono colonizzati dai Romani , dopo un lungo processo di guerre, colonizzazioni, etc. durate vari secoli.

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Un ponticello medievale, stretto, adatto al passaggio di persone e animali da soma in una borgata presso l’Arno a Canddeli. Un documento eccezionale, che andrebbe rivalutato e restaurato

Roma vincitrice impose, ovviamente, oltre alla
propria lingua, alle proprie leggi e alla propria cultura, anche la creazione di ‘basi’ a “macchia di leopardo” (un po’ come fecero gli Americani, vincitori della II guerra mandiate), cioè delle colonie,entità politico-militari, che avevano lo scopo di effettuare un dominio effettivo su tali territori, di garantirne il possesso ai militari dell’Impero che si erano distinti nelle varie guerre, di riscuoterne le tasse, di imporre una certa cultura tutta basata sulla ‘romanicità’, di garantirne le leggi dell’imperatore romano, di distruggere ogni cosa e ogni parvenza che ricordasse la cultura originaria. Ma i romani non si accontentarono solo di questo, essi vollero imporre anche pesantissime gabelle sui colonizzati, o sui ‘municipalizzati’, pena gravi sanzioni penali, ivi comprese la schiavitù e la pena di morte. Questo è il quadro dell’Italia, in un certo periodo della storia che possiamo collocare dal III sec. a.C. al IV sec. d.C. Questo ‘cappelletto era necessario per inquadrare nel tempo l’argomento del quale si vuole parlare, vale a dire del ‘famoso’ ponte del Girone che lo storico Villani, definisce come “Ponte degli Etruschi”.

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Un particolare del pilone con i caratteristici massi squadrati ‘romani’ “a vista”, mentre l’interno riempito a massi e calcestruzzo (*)

Intanto guardiamo la definizione di ‘ponte’ che ci fornisce il vocabolario: “”Costruzione in muratura o ferro o legname posta sopra un fiume o sim. per passare da una all’altra parte (Zingarelli – Vocabolario della lingua italiana, 1958). Detto questo, non dobbiamo pensare che i ponti siano tutti grandi, ci sono anche dei ponti piccolissimi, e, poi, a seconda dell’epoca in cui furono costruiti (cioè etruschi, romani, alto-medievali, medievali etc.), essi possono essere ad una o più arcate ( o luci), a schiena di mulo, etc., poi ci sono ponti speciali come ponti in legni, ponti su chiatte, e così via. Forse quello dello storico Giovanni Villani è l’unico documento storico che ci parla del “Ponte degli Etruschi” del Girone che abbiamo? Forse, ma storici ‘moderni’ ed anche contemporanei hanno confermato questa tesi, anche in relazione con gli studi sulla strada medievale: la ‘Francigena’, anche se con sfumature diverse. Io, come storico,ma è una scelta mia professionale, senza togliere niente a nessuno, preferisco sempre le fonti antiche e alcune moderne, alcune delle quali sono molto affidabili. Certo il tempo passa e con se vanno anche i ricordi. Più tempo è passato da un avvenimento, spesso, ci sono meno probabilità della ‘fedeltà’ di una fonte storica scritta od anche tramandata oralmente.

FINE PARTE

INIZIO TESTO II PARTE

«…. l’antico ponte de’ Fiesolani, il quale era da Girone a Candegghi [oggi Girone e Candeli, frazioni fiorentine] : e quella era l’antica e diritta strada e cammino da Roma a Fiesole »
(G. Villani Nuova Cronica Lib.II Cap. XX)

 

Note:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I tre disegni  rappresentano ciascuno, cominciano dal primo a sinistra:

a) La posizione esatta in cui si trovava il ponte detto “degli Etruschi” descritto dal Villani, ed è quello tratteggiato; esso collegava le due sponde dell’Arno: il Girone e Candeli (Antica Abbazia Benedettina), che si trovava sul percorso che da Roma portava a Fiesole;

b) Una mia ipotesi ricostruttiva del ponte, e cioè, esso doveva avere due ampi archi a “tutto tondo” (arco romano) che poggiavano su piloni di calcestrutto rivestiti con pietre squadrate (opus quadratum,  più due archetti laterali. La strada che vi passava sopra doveva essere abbastanza larga per il passaggio dei carri (quindi non era solo pedonale);

c) Con questo disegno si vorrebbe dimostrare quali siano state le cause di distruzione del ponte e le ‘forze’ che agiscono frangendosi con violenza sulla curva che il fiume fa, proprio nei pressi dove è ubicato il fiume. Credo che proprio qui stia lo sbaglio di valutazione. I costruttori Romani pensavano che la curva del fiume avrebbe dato una ‘spinta’ indiretta alle correnti, frenandole nel loro impeto. Inceve le piene del fiume hanno agito colpendo con violenza il pilastro A, facendolo cedere, un poco alla volta, fino a farlo crollare del tutto.

 

Note

SULLE RIVE DELL’ARNO

(*) Sulle rive dell’Arno, circa nel 200 a.C., per necessità dei Fiesolani ai quali occorreva un punto di appoggio sul fiume per facilitare il loro commercio, sorse Firenze. Il Davidsohn (Storia di Firenze), narra che la prima notizia certa su quella città si ha nell’82 a.C., anno in cui Silla la distrusse Nel secolo scorso durante gli scavi fatti per il suo ampliamento, vennero alla luce i resti delle mura di questa antica città Etrusca, che all’incirca era situata fra Via degli Artisti, Piazza Donatello, Porta alla Croce, dove scorreva allora un ramo dell’Arno lungo l’Africo e Borgo Pinti, L’Arno in quei tempi entrava nella pianura fiorentina su tre rami: uno scorreva dove è oggi il Pian di Ripoli. un secondo quasi nell’odierno letto ed il terzo che si……

(**)

L’ANTICO TRACCIATO DA ROMA A FIESOLE

L’antico tracciato da Roma a Fiesole si sarebbe dunque servito di un ponte a monte di Firenze, già crollato quando il Villani scriveva.I resti del ponte del Girone affiorano ancora oggi (Fig.2-5) ed è probabile che il Villani li abbia notati quando nel 1320 il Comune di Firenze deliberò di ricostruire e rettificare la strada che da Porta ala Croce conduceva a Rovezzano e al Ponte a Sieve (vedi intra pag. 147). Che esso non fosse all’epoca pòiù in funzione lo suggerisceanche il fatto che nel 1312 l’Imperatore Enrico VII, provenendo da Incisa, “Passò, il fiume Arno allo ‘ncontro (sic) o v’entra la Mensola e attendessi a la Badia di Santo Salvik forse con M cavalieri”…

 

(*) In questi tempi di siccità (magra) del fiume Arno, il pilone del ponte Etrusco-Romano e visibile molto bene. Essa scomparirà alla vista durante le piene d’Arno, molto frequenti

Paolo Campidori, Copyright

Attenzione: Il testo è da rileggere e correggere

paolocampidori@yahoo.it

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