UN GRANDE ARTISTA A CASTAGNO: PIETRO ANNIGONI , OVVERO, IL “CANONICUS MAXIMUS”


UN GRANDE ARTISTA A CASTAGNO: PIETRO ANNIGONI , OVVERO, IL “CANONICUS MAXIMUS”Crocifisso di Castagno

Ciack, si gira! Cosa va in scena? Il più grande “spettacolo”, con i personaggi più importanti del mondo, ma cosa dico? Dell’Universo. Un impianto scenico notevole. Chi sono i personaggi?Troppo importanti anche per poterli solo nominare: solo tre, ma i loro nomi ti fanno balzare dalla poltrona dalla quale tu pensavi fi godere un comodo spettacolo. Tutto è pronto: luci dorate e colorate puntate sui personaggi, il pubblico rumoreggia, impaziente, la cortina sta per sollevarsi su questo “spettacolo” che ha per protagonisti “povera gente”, vissuta più di duemila anni fa, a Betlem, a Nazaret a Gerusalemme. Allora voi mi direte: “grandi personaggi se si tratta solo di povera gente?” La grandezza sta proprio qui: si è grandi, per il Protagonista, se si è piccoli: si è importanti se si è umili, si è ricchi se siamo poveri. Ma, per favore, silenzio|! La cortina sta per aprirsi su questo “spettacolo” grandissimo, di importanza planetaria, il più drammatico, il più cruento, il più terribile “spettacolo” al quale l’umanità abbia assistito. Le luci ormai si spengono nella sala, tutto si fa buoio, tutto diventa tenebra. A proposito chi è il regista di questa “pièce” drammatica? E’ un certo “Canonicus Maximus”, così si firma, così gli amici lo definiscono. Ma, silenzio, il grande sipario si solleva, piano piano, e come d’incanto sei immerso in una scenografia incredibile. Non stai lì impalato, una forza irresistibile ti fa balzare dalla sedia, ti avvicini, entri nella scena, anche tu diventi personaggio, diventi attore e spettatore. Ah, dimenticavo, siamo dentro la scena della Crocifissione, di un grande, grande maestro della pittura. Ai lati, due figure: la Madonna e San Giovanni. Il Cristo, l’”attore” principale è inchiodato a una croce, fatta da due travi di castagno, legate all’incrocio con una corda di canapa.

antella tronco di castagno TRONCIO@1

La figura del Cristo è possente, poderosa e pur nella sua drammaticità, esprime la potenza di Dio. Questo Dio ha i polsi trafitti da due chiodi, che lacerano la carne e la fanno sanguinare. La testa, una bellissima figura di giovane, che ci ricorda molto da vicino Michelangelo, ma anche Leonardo da Vinci. Qui sta la forza innovativa e allo stesso tempo tradizionalista dell’arte del grande maestro: quella di aver saputo mirabilmente fondere il meglio degli artisti rinascimentali. Quella del Cristo, non è la figura esile che vediamo in tanti crocifissi trecenteschi o settecenteschi (tanto per fare un esempio quello del Tacca, nel Convento di Montesenario, che è pur sempre bellissimo). Qui ci troviamo di fronte a una figura mascolina, piena di forza e di virilità, con le cosce e con i polpacci poderosi e con le braccia muscolose, impegnate nell’atto tragico e tremendo di sollevarsi per non soffocare. Questa figura bellissima, che esprime potenza, ci ricorda il Cristo nel Giudizio Universale, nella parete della Cappella Sistina, oppure le sculture dei “prigioni” presso la Galleria dell’Accedemia di Firenze. In effetti c’è tutta la forza di Michelangelo in quest’opera. Queste gambe muscolose, assimilabili, in tutto e per tutto, ai tronchi di castagno della croce e appena coperte da un grezzo e misero cencio, versano sangue dalle numerose ferite, così come dalle braccia e dal torso calano vistosi rivoli di sangue.

1982 - Castagno d'Andrea - Crocifissione di Annigoni part
Pietro Annigoni – Crocifisso di Castagno d’Andrea part.

E’ un Cristo sofferente, agonizzante, ma terribilmente sensibile, vivo, che volta la bellissima testa chiomate verso la Madre, che sta a lato, quasi voglia implorarla di fare qualcosa per Lui. Questa, vestita secondo l’uso antico, di una lunghissima gonna grezza e avvolta da un manto pesante, lascia trasparire, il suo viso, bellissimo, ma maculato, cadaverico, che rivela un dolore incontenibile, e volta la testa dall’altra parte, quasi riluttante per il grande dolore. All’altro lato, San Giovanni, il più giovane degli Apostoli, che guarda perplesso in avanti, occhi sbarrati, inebetito dal dolore e quasi incredulo della morte infamante che ha dovuto subire il suo Maestro. Più tardi, Giovanni dirà che: “vidi tutte queste cose, di persona e credetti”. E’ il momento di rivelare il “regista” di questa impareggiabile scenografia. E’ Pietro Annigoni che ha dipinto, dopo un lungo travaglio mistico, questa Crocifissione, con una carica e una immediatezza quasi esplosiva e con una rara genialità di un artista nato. Così è l’arte, come i fiori, dice una vecchia canzone napoletana: “ogni tanto nasce un fiore”. E questo “fiore”, per usare un’espressione botanica, ha impollinato altri “fiori”, creando una schiera di allievi, grandi artisti anch’essi, come Silvestro Pistolesi, Luciano Guarnirei, Antonio Ciccone, ecc. E’ lui il, “Canonicus Maximus”, che si firma con le iniziali: “CM”. E’ sempre lui che alla base della croce pone le iniziali: AMGP, un rebus? No, semplicemente, Ave Maria Gratia Plena. E’ ancora lui che disegna strane testine o bizzarre figure di uomini con fiasco in mano, nei punti più reconditi degli affreschi. Questa di San Martino di Castagno, è una chiesa fortunata, “digiamolo pure”, come umoristicamente dice un politico, che usa un italiano non proprio corretto al cento per cento. Per concludere, questo affresco di Annigoni, eseguito nel 1958 (le due figure ai lati furono fatte invece una ventina d’anni più tardi, dallo stesso Annigoni) è un’opera di una bellezza unica, un capolavoro, forse “il capolavoro”, anche se l’amico Soprintendente Prof. Paolucci mi insegna che non esiste nell’arte un “capolavoro assoluto”, ma opera d’arte notevolissima, anche se parliamo di Michelangelo o Leonardo da Vinci. Annigoni è conosciuto principalmente per essere il ritrattista delle Regine e di tante altre teste coronate. Io stesso, per la verità, vidi per la prima volta una sua opera, un ritratto giovanile della Regina durante un soggiorno a Londra. Ma il “Canonicus” in realtà di questi ritratti ne ha fatti pochissimi, e, addirittura, una volta, si è perfino rifiutato di ritrarre la Regina, perché questa non voleva posare le ore necessarie per eseguire il ritratto. Ha fatto invece moltissimi opere, tra le quali moltissimi bei ritratti e anche paesaggi, alcuni dei quali sono esposti a Borgo San Lorenzo, nel museo di Villa Pecori Girali. Annigoni, con gli affreschi di Castagno. Volle onorare il grande artista rinascimentale Andrea del castagno che nacque in questo luogo. In effetti tutto l’affresco allude al castagno: i tronchi della croce sono in castagno, le gambe del Cristo crocifisso che hanno la potenza e il colore dei giovani castagni. E’ un grande affresco questo. Un grazie dunque al “canonicus maximus”, alias Pietro Annigoni.
Paolo Campidori, Copyright

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...