ITALIA: UN PATRIMONIO IMMENSO CHE NON SAPPIAMO NE’ APPREZZARE NE’ GESTIRE


ITALIA: UN PATRIMONIO IMMENSO CHE NON SAPPIAMO APPREZZARE NE GESTIRE

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Mi è parso giusto tirar fuori dalla polvere dei cassetti questo articolo che scrissi alcuni anni fa, ma che è di una attalità sconcertante. Ebbene noi misuriamo, o usiamo il metro della ricchezza, di una Nazione qualsiasi, tenendo conto delle sue risorse naturali, minerali, etc. etc. Noi abbiamo il concetto (non del tutto sbagliato, ma neppure del tutto giusto) che una nazione è ricca quando possiede: oro, argento, platino, rame zinco, petrolio, diamanti, tecnologia, etc. etc. Noi in Italia, siamo stati ‘baciati dalla fortuna’ possedendo un patrimonio storico-artistico e culturale che non ha uguali in tutto iul mondo. Basta, si fa per dire,  dare un calcio in terra che esce fuori un reperto etrusco, greco, romano, etc.. I nostri Musei, Gallerie, Chiese, Palazzi sono stracolmi di questo “ben di Dio”. Per non parlare delle Dimore storiche e artistiche (Ville), senza contare la bellezza del patrimonio paesaggistico, straordinario: più di 2000 km di belleissime coste, mari da sogno, insenature, isole, isolette, e poi monti, montagne, insomma un patrimonio che farebbe girare la testa a chiunque. Nonostante tutta questa abbondanza, noi andiamo  a controllare l’erba del vicino che ci appare sempre più verde della nostra. In parole povere siamo ciechi davanti a tanta nostra bellezza. Senza stare a puntare il dito sulle cose che non vanno in questo settore, visto che ci sono persone che lo sanno fare molto meglio di me, tipo Vittorio Sgarbi, riproporrò un  mio articolo che pubblicai qualche anno fa, e, sono sicuro che rimarrete stupiti!

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Il dolmen, perido Neolitico,  da me ritrovato nella zona Polcanto-Montesenario (Firenze), attende ancora un riconoscimento, o una qualsiasi forma di ‘tutela’ da parte delle Autorità competenti.

VITTORIO SGARBI – “IL TESORO D’ITALIA”

Una recensione di Paolo Campidori al  libro di Vittorio Sgarbi
Sono note a tutti le battaglie che il critico d’arte Prof. Vittorio Sgarbi ha fatto in difesa dell’ambiente paesaggistico, delle architetture selvagge, dei musei, delle pinacoteche, delle opere d’arte, etc. Ugualmente note sono le critiche che gli sono state rivolte, in passato e nel presente , da gente (pseudo-intellettuali), che non sanno neppure in quale periodo sia vissuto il grande artista fiorentino. Sgarbi è una di quelle persone che, al di là delle intemperanze dialettiche umoristiche, veri duelli verbali, nel proprio lavoro ci mette tanta passione, e questo per un semplice motivo: perché crede in quello che fa. Uno come lui (questo è un mio parere personale) era sprecato negli ambienti delle Soprintendenze, dove vengono ‘allevati’ funzionari, che non hanno il ‘pallino’ dell’arte, bensì quello dello ‘statalismo’. Essi hanno quindi un’idea ‘gerarchica’ di vecchio stampo, infarciti di leggi, leggine, decreti, circolari, etc. Da questa loro mentalità ‘acquisita’ oppure ‘innaturata’ deriva anche il loro modo di pensare ‘statalizzato’, ‘gerarchizzato’ per cui, e sono pochi ad accorgersene (anche fra gli “addetti ai lavori”) che, anche per realizzare una cosa minima, è necessario fare un “iter burocratico”, che dalla sede si sposta alla Capitale, e da questa ritorna alla Sede locale (Soprintendenza), spesso senza aver deciso un bel niente. Io sono stato segretario delle Soprintendenze per una ventina d’anni e conosco benissimo i ‘meccanismi’ cigolanti e rugginosi che muovono tali organismi amministrativi. Pensate che fino a non molto tempo fa le leggi sul patrimonio artistico-storico e paesaggistico erano regolate dal Codice Rocco, emanato in epoca fascista. E poi ci meravigliamo se al Louvre, decidono di fare una cosa e dopo pochissimo tempo l’hanno già realizzata. Qui invece, anche per la realizzazione del progetto giapponese di Arata Isozaki (io non voglio entrare nel merito del progetto, anche perché non ne ho la competenza), progetto internazionale che vinse il concorso, bandito nel 1998, progetto che prevedeva una nuova uscita per la Galleria degli Uffizi (vedi progetto Isozaki-Maffei) e per la quale furono stanziati, allora, circa 60 milioni di Euro. Ma la mentalità “gerarchizzata statale”, con i famosi ‘rimandi’, ‘supervisioni’, rinvii al mittente, la pratica è stata del tutto abbandonata. Eppure di questo progetto se ne parlava già negli anni ’80, lo ricordo perché, lavoravo nella segreteria del Direttore della Galleria degli Uffizi, Prof. Luciano Berti, e, alcuni anni più tardi venne incaricato il grande architetto Giovanni Michelucci a presentare un proprio progetto. Michelucci, per chi non lo ricorda è il progettista della Chiesa sull’Autostrada del Sole a Firenze, ‘immaginò’ un prisma di vetro, che avrebbe condotto la gente all’esterno della Galleria.
Ho fatto un esempio, ma nel mio lungo periodo passato alla Soprintendenza alle Gallerie (Musei), che era in stretto rapporto anche con il Gabinetto Restauri, ho visto passare davanti ai miei occhi (è un modo di dire..) progetti anche ambiziosi, molto ambiziosi, ma devo dire anche molto originali, che però hanno fatto la stessa fine. Uno di questi era il distacco dalla Cupola de Duomo degli affreschi del Vasari, per diversi motivi: a) era necessario constatare lo stato di solidità. della struttura sottostante che presentava dei cretti notevoli, ritenuti un allarme concreto per la struttura; b) con il distacco dei “non bellissimi” affreschi del Vasari, si sarebbe ridato alla struttura  della cupola il disegno geometrico originale, e di conseguenza si sarebbe ridata quella spinta ‘visuale’ verso l’alto, cioè quella “fuga prospettica”, che il nostro ‘fecondissimo’ pittore aretino ci ha tolto, e, con i suoi “PASTICCIACCI PITTORICI” ha appesantito la ‘sveltissima’ cupola del grande architetto rinascimentale Filippo Brunelleschi, cupola che non ha di uguali in tutto il mondo. Per gli “affreschi staccati” sarebbe stata creata appositamente una cupola scavata nella terra, dove gli affreschi avrebbero trovato alloggio. I visitatori quindi avrebbero potuto vedere gli affreschi dall’alto verso il basso,  camminando su una piattaforma costruita ai lati.
Naturalmente anche questo progetto, ebbe il “pollice verso”, e noi adesso, quando alziamo la testa verso la lanterna della cupola ci dobbiamo ‘sorbire’ quello strazio di affreschi del Vasari, che rovinano completamente il progetto originale della Cupola.
Va bene. Ritornando a Sgarbi, credo che egli fosse Sotto-segretario nel Ministero Beni Culturali, allora affidato al Prof. Antonio Paolucci, attuale direttore dei Musei Vaticani, per cui, sono certo che Sgarbi conosce molto bene e da vicino la vicenda del progetto Isozaki. Paolucci, mi accennò, in una intervista che gli feci, a questo progetto che cadde nel vuoto per l’inerzia degli “addetti ai lavori”, che facevano ‘rimbalzare’ le pratiche da Firenze a Roma e viceversa.
Ecco perché ho voluto citare il libro di Vittorio Sgarbi che lui ha intitolato (forse un po’ ironicamente, questo lo dico io): “IL TESORO D’ITALIA”, poiché mi sembra di ravvisare sia nel titolo (già citato) che nel sottotitolo “La lunga avventura dell’arte”, una parte sottintesa, e cioè: “Il tesoro d’Italia”…..custodito male dagli Italiani, i quali dovrebbero essere più consapevoli della fortuna che è capitata loro fra le mani, ma che non sanno gestire. A conferma di questo, ho voluto citare, a mo’ di esempio, un brano del libro di Sgarbi e cioè “Maestro di Badia a Isola – Oltre Siena”. Mi è piaciuto questo brano perché, la stessa cosa che racconta Sgarbi è capitata anche a me. In Mugello, esattamente a Gagliano di Mugello, nella Pieve. Secondo la descrizione della Guida del Mugello del Niccolai doveva esserci una tavola, attribuita al Ghirlandaio (?) che io non trovai (in chiesa). Chiesi all’allora Pievano (un pretone all’antica) di poterlo vedere. Questo mi portò nella sua camera e mi fece vedere la ‘tavola’, una Annunciazione, che stava a capo-letto, appoggiata al muro. Mi spiegò che certi ‘signori’ del ‘territorio’ (non italiani) erano interessati ad ‘acquistarla’. Ma il pievano arrabbiato aggiunse: “Finché sarò vivo io, questa starà qui, (e, sospirando….) la nostra bella Madonnina non la diamo a nessuno”. La stessa cosa era capitata a Sgarbi, il quale volendo vedere la bellissima Madonna di Badia a Isola (Siena), dovette entrare nella camera da letto del pievano ed aspettare che egli la tirasse fuori da sotto il letto! (Episodio a pag. 155-6).
Così vanno le cose in Italia e, purtroppo, le cose non vanno meglio per il nostro patrimonio storico-artistico
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